#quando: un progetto sui piaceri e dispiaceri volatili che ci riempiono le giornate

Come ho già avuto modo di raccontare in passato, l’anno scorso ebbi l’occasione di tenere alcune lezioni a dei ragazzi delle superiori. Il tema era quello della narrazione di sé sui social. C’era poco tempo ma riuscii a coinvolgerli in un piccola quanto semplice attività: un elenco di mi piace/non mi piace, buttato giù senza stare a pensarci troppo sull’app Note dei loro smartphone.
Tra le slide ne preparai una in cui davo l’esempio, scrivendo i miei mi piace e seguendo esattamente le stesse regole che avevo pensato per loro: 3 minuti, di getto, non badando troppo a grammatica e sintassi.

Mi piace l’odore di Ethel sul cuscino, la mattina, quando mi sveglio e lei si è già alzata. Mi piace l’alba, la sensazione di sentirsi puliti dopo una notte pesante. Mi piace andare in macchina con gli altri, sul sedile del passeggero. Mi piace stare in piedi, in autobus, e guardare la gente. Mi piace quella luce speciale delle giornate di sole, in inverno, dopo pranzo. […]

Per me fu un esercizio interessante: mettere il cervello cosciente in folle e lasciar fluire in modo quasi automatico ricordi e sensazioni vivide.
I ragazzi si divertirono a farlo, sui volti la sorpresa di chi scopre cosa può scaturire dalla propria mano e dalla propria testa quando si toglie il freno del proprio io interiore e non ci si preoccupa di dare agli altri — i prof., i compagni, i genitori — ciò che si aspettano.
Ne uscirono cose bellissime: immani sciocchezze, certo, e assurdità, ma anche dichiarazioni e pensieri con un alto peso specifico — sulla famiglia, sugli amici, su loro stessi — che diventavano un po’ più sostenibili e leggeri nel momento in cui venivano messi nero su bianco.
Alcuni ebbero anche il coraggio di leggerli a voce alta, e persino i più “casinari” si zittirono, rapiti. La realtà delle cose, quando la vedi o la ascolti, è un dono luminoso che spazza via tutto il rumore di fondo.

(courtesy: Federica Francia)

Il medesimo spirito — quello di eliminare l’inessenziale, le sovrastrutture sociali e culturali, lasciando scoperto il nucleo caldo che ci ribolle dentro — guida un progetto intitolato #quando, ideato da Federica Francia, studentessa dell’Università di Bologna, al terzo anno di design del prodotto.
Ispirata da due libri “gemelli” e opposti — Momenti di trascurabile felicità e Momenti di trascurabile infelicità di Francesco Piccolo, Federica invita chiunque voglia partecipare a raccontare le proprie piccole felicità e infelicità, a partire da una parola: quando.

«I nostri #quando sono quei piaceri o dispiaceri volatili che ci riempiono le giornate, sono i piccoli segreti con cui ogni tanto facciamo i conti, sono i lampi di gioia più intensi ed i momenti più irritanti; rendendoci speciali ci permettono di capire che il mondo, di persone speciali, forse ne è pieno. Sarebbe bello provare ad accettarsi attraverso ciò che ci mette al pari degli altri, imparando a ritrovare noi stessi in quelle piccole cose di cui forse un po’ ci vergogniamo anche», scrive Francia, che ha messo a disposizione una piattaforma creata ad hoc, trainoftoughts.com (gli anglosassoni il flusso di pensieri lo immaginano come un treno).

(courtesy: Federica Francia)
(courtesy: Federica Francia)

Tutti i commenti vengono inseriti in forma anonima, accompagnati solo da nome ed età (fattore importante, quest’ultimo, perché permette di capire meglio ma anche di sorprendersi).
Non c’è limite: né di battute né di quantità di “quando” che si possono inviare.
Quel “quando”, oltre a fissare in un tempo indefinito le azioni e le sensazioni (i messaggi, che appaiono sull’account Instagram @trai.nofthoughts, sembrano post-It, inchiodati al muro come memento per sé e per gli altri) fa pure da ideale collante tra i frammenti, creando una sorta di complesso mosaico o di atlante delle umane gioie e infelicità, delle epifanie e delle idiosincrasie, nelle quali riconoscersi oppure da osservare dall’esterno.

«Nei suoi libri Piccolo si pone come obiettivo quello di stilare una lista delle leggerezze che compongono la vita nei suoi aspetti positivi e negativi. Allo stesso modo, la raccolta di #quando si trasforma in un catalogo esteso a chiunque, un libro al quale ognuno può aggiungere un pezzo di sé», spiega Federica Francia, che sottolinea anche come — ora che il mondo sembra aver premuto per qualche settimana il tasto pausa — valga la pena «prendere consapevolezza di quanto sia importante anche tutto ciò che prima era invece trascurabile e finiva con il perdersi. Da qui la giustificazione del nome “esercizi di pensiero”: un vero e proprio allenamento che decidiamo di intraprendere in primo luogo per non perderci nella convinzione che non si tornerà mai alla vita di prima solo perché alcuni meccanismi cambieranno, in secondo luogo per ricordarci che ciò che ci rende quello che siamo lo possiamo ancora trovare nel nostro piccolo».

(courtesy: Federica Francia)
(courtesy: Federica Francia)
(courtesy: Federica Francia)
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