Le capre e le pecore di Kevin Horan

Chi si è trovato accanto a una pecora o a una capra in carne e ossa conosce bene la sensazione di disagio e sottile inquietudine che ti afferra. Una sensazione assai differente da quella che puoi avere davanti a una pericolosa fiera dagli artigli assassini o dalle mandibole tritaossa. Più simile, invece, al senso di soprannaturale alterità che trasmette un serpente.

Sono gli occhi, quelle pupille orizzontali che semplicemente servono ad aumentare il campo visivo e a individuare meglio gli eventuali predatori, ma che sembrano scrutarti come se sapessero qualcosa che tu non sai, di te stesso, del mondo e di quello che c’è al di là di esso.

Kevin Horan, “Capre o Pecore”, 5 Continents Editions, ottobre 2018 (foto: Frizzifrizzi)

«Grande rettangolo indagatore» le chiama l’attrice e scrittrice americana Elena Passarello, autrice del testo introduttivo di un libro fotografico che alle pecore e alle capre è interamente dedicato. Si intitola, appunto, Capre o Pecore e raccoglie gli scatti della serie Chattel: A Portrait Study, alla quale il fotografo americano Kevin Horan ha cominciato a lavorare quando si è trasferito a Whidbey Island, un’isola poco lontano da Seattle, nello stato di Washington.

«Non ho mai prestato molta attenzione alle capre e alle pecore prima di trasferirmi a Whidbey Island e rendermi conto di chi fossero i miei vicini. Avevano tutte quelle voci diverse e ho pensato, cosa succederebbe se le prendessi sul serio, non come mandria o gregge, ma come individui?», scrive Horan sul suo sito, spiegando come si sia approcciato al progetto nello stesso, identico modo che avrebbe usato per il ritratto di un essere umano: cercando di capire il soggetto di fronte a lui e di catturare un momento ben preciso, momento che poi lo spettatore — da un immagine bidimensionale — trasforma in un personaggio.
«Ogni ritratto è una finzione», dice il fotografo.

Kevin Horan, “Capre o Pecore”, 5 Continents Editions, ottobre 2018 (foto: Frizzifrizzi)

Horan — che, com’è evidente dal suo portfolio, ha una grande sensibilità per i temi naturalistici — è riuscito talmente bene nell’impresa di tirare fuori le personalità delle sue lanose modelle da umanizzarle: ne percepisci la dolcezza o la timidezza, la forza di carattere e la capacità di “bucare l’obiettivo”; ne apprezzi i lineamenti da caratterista di film di genere; «questa dovrebbe scrivere un romanzo», ti sorprendi a pensare, guardando la profondità di uno sguardo. Ma sotto sotto, nonostante l’inaspettata empatia per questi ungulati che hanno accompagnato la storia dell’uomo fin dagli inizi (nell’introduzione Passarello racconta l’affascinante e strettissimo rapporto tra gli umani e i caprini nella storia e nella cultura, e viene da arrabbiarsi anche al solo pensiero di come i termini capra e pecora siano usati in tono dispregiativo) rimane quella sensazione disturbante di essere di fronte a una creatura soprannaturale.

112 pagine, 60 foto, Capre o Pecore è pubblicato da 5 Continents Editions e si può acquistare online.

Kevin Horan, “Capre o Pecore”, 5 Continents Editions, ottobre 2018 (foto: Frizzifrizzi)
Kevin Horan, “Capre o Pecore”, 5 Continents Editions, ottobre 2018 (foto: Frizzifrizzi)
Kevin Horan, “Capre o Pecore”, 5 Continents Editions, ottobre 2018 (foto: Frizzifrizzi)
Kevin Horan, “Capre o Pecore”, 5 Continents Editions, ottobre 2018 (foto: Frizzifrizzi)
Kevin Horan, “Capre o Pecore”, 5 Continents Editions, ottobre 2018 (foto: Frizzifrizzi)
Kevin Horan, “Capre o Pecore”, 5 Continents Editions, ottobre 2018 (foto: Frizzifrizzi)
Kevin Horan, “Capre o Pecore”, 5 Continents Editions, ottobre 2018 (foto: Frizzifrizzi)
Kevin Horan, “Capre o Pecore”, 5 Continents Editions, ottobre 2018 (foto: Frizzifrizzi)
co-fondatore e direttore

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