Passare ore davanti a cose belle e gratis? La nostra rubrica Tesori d'archivio è la soluzione.

La umana quotidianità di Shin Noguchi

Mentre camminiamo con passo deciso per la città, intenti a raggiungere un luogo specifico o puramente casuale, con le cuffie nelle orecchie, ci immaginiamo protagonisti di un’insolita sfilata con sottofondo la nostra musica preferita. Se non siamo intenti a scrollare incessantemente il telefono, teniamo il busto ben dritto, nascondiamo uno sguardo enigmatico dietro gli occhiali da sole anche quando fuori minaccia pioggia, siamo certi che ogni nostro indumento sia in perfetto ordine: facciamo finta di essere super umani che affrontano la quotidianità e che vorrebbero che il mondo li ammirasse per quanta eleganza e bellezza portano nelle sue giornate. Poi improvvisamente una macchina passa a grande velocità su una pozzanghera, abbiamo fatto il bagno di acqua sporca e poco dopo anche di vergogna, oppure qualcuno si mette nella nostra traiettoria e lo scontro diventa inevitabile. L’incantesimo si spezza, la perfezione diventa ufficialmente irraggiungibile. Torniamo ad essere semplicemente umani.

(courtesy: Shin Noguchi)

Il problema è che sottovalutiamo quei momenti, pensiamo che siano una macchia da togliere al più presto, uno sgarbo fatto per mancanza di educazione e così via, eppure è spesso in quegli attimi che sta la bellezza più sincera delle nostre vite. Per questo motivo è difficile non innamorarsi e ritrovarsi, con una certa tenerezza, negli scatti del fotografo giapponese Shin Noguchi.

Non gli serve cercare il momento perfetto o mettere in posa qualcuno, perché ogni attimo che lo circonda lo è — perfetto — nella sua semplicità ed essenza, ma soprattutto umanità: un uomo che sembra sparire goffamente tra i cespugli mentre fa il suo lavoro o magari si nasconde dal suo principale, un altro che appoggia la testa in un angolo per non lasciar vincere la stanchezza, un altro che tira via il bucato appena fatto in una lavanderia a gettoni, un altro che ha preferito rovinare l’oggetto che portava pur di star comodo e così via. Nessuno fa in tempo ad accorgersi di essere diventato un soggetto di una foto e permette così a Noguchi di mostrarci la quotidianità per quella che veramente è, ben lontana dai nuovi stereotipi suggeriti dalle nostre home di Facebook e Instagram.

Per capire come funziona, non c’è poi affatto bisogno di fermare il mondo, di dargli una spolverata o di trasformarlo nella sua versione migliore. Per raccontarlo va più che bene così com’è.

(courtesy: Shin Noguchi)
(courtesy: Shin Noguchi)
(courtesy: Shin Noguchi)
(courtesy: Shin Noguchi)
(courtesy: Shin Noguchi)
(courtesy: Shin Noguchi)
(courtesy: Shin Noguchi)
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(courtesy: Shin Noguchi)
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