I “quasi haiku” che escono andando a tango

Ci sono quei titoli, quei versi, quelle strofe delle canzoni, che — per la scelta delle parole, per il ritmo — sono facilmente interpretabili in modi altri rispetto all’intenzione dell’autore. Tu che leggi o ascolti, inizialmente non riesci a mettere bene a fuoco il concetto e ti fai il tuo viaggio, disegni mentalmente la tua interpretazione. E questo non è per forza un male, anzi. Quando poi scopri il senso corretto, quello sbagliato — oltre a farti sorridere e magari pure arrossire — in qualche modo va ad arricchire la tua esperienza di fruitore. Diventa quel qualcosa in più, tuo e solo tuo.

È un privilegio, questo, che hanno i bambini. In possesso di un vocabolario più ridotto e avendo ascoltato assai meno frasi fatte ed espressioni di uso comune, capita che capiscano tutt’altro.
Faccio un esempio: da piccolo, durante una vacanza studio orribile in cui mi mandarono i miei, si cantava una canzone di cui non ricordo né testo né musica a parte una strofa: «il capitano disse». Solo che per come la cantavano tutti, io la sentivo tutta attaccata e con gli accenti sballati, «ilcàpitànodìsse». E per me diventava «il capitan Odisse», tanto che mi chiedevo ogni volta chi diavolo fosse quell’Odisse, con la catena di pensieri che mi portava regolarmente assai lontano dalla storia originale. Soltanto uno degli ultimi giorni, quando finalmente ebbi il coraggio di chiederlo a mio cugino, che era lì con me — «ma chi è questo Odisse?» —, scoprii la verità. Diventai rosso come un peperone, ma ora una delle poche cose che mi ricordo di quella vacanza è proprio il capitan Odisse.

Matteo Di Ciommo, Arianna Vairo, “Andando a Tango – Quasi Haiku”, autoprodotto, marzo 2019 (foto: Frizzifrizzi)

Altro esempio, che suggerisce la mia dolce metà, qui accanto. La sigla del cartone Stilly e lo specchio magico. «Stilly e lo specchio magico / fragile e mitologico» cantavano, «Stilly e lo specchio magico / fragile e mentologico», capiva lei, sforzandosi di dare un senso a quell’affascinante aggettivo al sapore di menta.

Col libro Andando a Tango, di Matteo Di Ciommo e Arianna Vairo, mi è capitato qualcosa del genere. Quando Arianna me lo ha spedito l’ho appoggiato sulla scrivania e lasciato lì per un po’, prima di darci un’occhiata. Ogni volta che passavo, quel titolo mi attirava ma non riuscivo a metterlo bene a fuoco. Pian piano, chissà come, in testa è andata stratificandosi la convinzione che quel Tango fosse un luogo, una città di fantasia, e che il libro parlasse proprio di questo, di un viaggio. Non avevo minimamente preso in considerazione il tango-ballo. L’ho scoperto — e anche stavolta sono arrossito, ma senza testimoni a guardarmi — solo dopo essere arrivato alla fine, quando Matteo, che di mestiere fa il designer, nella sua biografia scrive «Ballo il tango con Arianna ogni mercoledì sera alla Barona». Eppure sarebbe bastato arrivare alla quarta di copertina, dove Arianna, illustratrice più volte apparsa qui su Frizzifrizzi, l’ha proprio disegnato un passo di tango.

Matteo Di Ciommo, Arianna Vairo, “Andando a Tango – Quasi Haiku”, autoprodotto, marzo 2019 (foto: Frizzifrizzi)

L’aver completamente perso la bussola ancor prima di entrare nell’opera, però, mi ha permesso di leggerla e guardarla più a fondo di quanto forse avrei fatto se avessi capito tutto fin dall’inizio, e cioè che Andando a Tango è un ballo a due: un ballo tra Matteo e Arianna, che danzano insieme ogni mercoledì e si amano pure, sia il mercoledì che tutti gli altri giorni; un ballo tra i testi scritti da lui e le illustrazioni realizzate da lei; e infine, nel tempo che riempie il tragitto che l’atto di andare offre a chi va, il ballare a cavallo dei pensieri attorno alle grandi e le piccole cose della vita.

Mentre cercavo invano il Tango-luogo che avevo immaginato io, ho avuto modo di apprezzare l’incredibile capacità di entrambi — l’uno con le parole, l’altra col segno — di sintetizzare la complessità attraverso la massima semplicità. Lungi dall’essere semplice rappresentazione del testo, le illustrazioni offrono un’ulteriore prospettiva, e il confine tra una pagina e l’altra sembra aprirsi nell’infinita profondità del tempo e dello spazio, dentro alla quale il tango-ballo e l’immaginario Tango-luogo possono convivere tranquillamente, e il lettore può vagare quanto, quando e dove vuole prima di andare al quasi-haiku successivo, imparando, lungo il cammino, ad apprezzare le piccole cose.

Matteo Di Ciommo, Arianna Vairo, “Andando a Tango – Quasi Haiku”, autoprodotto, marzo 2019 (foto: Frizzifrizzi)

«Un raffinato allenamento sensoriale ed immaginativo, in cui è richiesto un impegno attivo e dedito alla comprensione del contenuto del suo aspetto più intimo e vissuto», scrive Matteo nell’introduzione parlando dei componimenti haiku. Ed è esattamente così: gli haiku, mentre li leggi, scopri anche come farli, e quindi a guardare le cose in un altro modo. E Andando a Tango è un’ottima guida, per imparare a guardare e, grazie all’abilità di Arianna, pure a rappresentare.

Autoprodotto dai due autori e stampato in pochissime copie, il libro è in cerca di editore. Mi auguro che lo trovi, perché da lettore raramente mi sono sentito così bene una volta arrivato alla fine del libro, che ora mi tiene compagnia sul comodino, pronto a essere aperto ogni sera, per un piccolo, ideale ballo (o viaggio a Tango) prima di dormire.

Matteo Di Ciommo, Arianna Vairo, “Andando a Tango – Quasi Haiku”, autoprodotto, marzo 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Matteo Di Ciommo, Arianna Vairo, “Andando a Tango – Quasi Haiku”, autoprodotto, marzo 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Matteo Di Ciommo, Arianna Vairo, “Andando a Tango – Quasi Haiku”, autoprodotto, marzo 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Matteo Di Ciommo, Arianna Vairo, “Andando a Tango – Quasi Haiku”, autoprodotto, marzo 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Matteo Di Ciommo, Arianna Vairo, “Andando a Tango – Quasi Haiku”, autoprodotto, marzo 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Matteo Di Ciommo, Arianna Vairo, “Andando a Tango – Quasi Haiku”, autoprodotto, marzo 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Matteo Di Ciommo, Arianna Vairo, “Andando a Tango – Quasi Haiku”, autoprodotto, marzo 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Matteo Di Ciommo, Arianna Vairo, “Andando a Tango – Quasi Haiku”, autoprodotto, marzo 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Matteo Di Ciommo, Arianna Vairo, “Andando a Tango – Quasi Haiku”, autoprodotto, marzo 2019 (foto: Frizzifrizzi)
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