Jessica Love, “Julián è una sirena”, traduzione italiana di Antonella Vincenzi, Franco Cosimo Panini, novembre 2018 (foto: Frizzifrizzi)

Julián è una sirena

«Julián è una sirena».
Julián non è una bambina, è un bambino.
L’ho detto e non è accaduto nulla. È rimasto tutto come prima.
Julián è lo stesso Julián di sempre, solo che vuole essere una sirena. E se vuole esserlo, lo sarà.

Julián è una sirena è anche il titolo del primo albo — pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore — di Jessica Love, illustratrice e attrice statunitense. Vincitrice, ho saputo in queste ore, della Bologna Children Book Fair 2019 per la miglior opera prima.

Jessica Love, “Julián è una sirena”, traduzione italiana di Antonella Vincenzi, Franco Cosimo Panini, novembre 2018
(foto: Frizzifrizzi)

Cosa c’è di strano nell’amare le sirene? Sono bellissime, hanno lunghe code le cui squame caleidoscopiche riflettono la luce. Chiome fluenti. Sanno nuotare sott’acqua senza dover trattenere il respiro. Anche io vorrei essere una sirena.
Sarebbe bello se questo venisse accettato senza sbalordimenti, interrogazioni, obiezioni, censure, ma qualcuno avrebbe da ridire. Quelli che vedono “gender” ovunque, ne sono ossessionati, temono di esserne influenzati persino. Come se si trattasse di un raffreddore.

Qui la si prende a ridere, ma la questione è seria.
Eppure il mondo dei bambini segue regole tutte sue. A volte assolutamente misteriose, a volte assolutamente sorprendenti. Chi è più diretto e spesso filosoficamente tranchant di un bambino? Lo si guarda con tanto d’occhi e si fa marcia indietro.
«Questo è giusto, questo è sbagliato». Si deve essere disposti, da adulti, a confrontarsi, a trovare un terreno comune, a cogliere un orizzonte condiviso su cui proiettare dubbi, domande, incertezze e anche desideri, lasciando spazio a quelli di entrambe le parti, soppesandoli con eguali contrappesi. Che non ci siano squilibri, ma la volontà di giungere al benessere e ad un pieno sviluppo di chi in questo confronto, spesso, ci perde per fisiologica fragilità.

Jessica Love, “Julián è una sirena”, traduzione italiana di Antonella Vincenzi, Franco Cosimo Panini, novembre 2018
(foto: Frizzifrizzi)

Julián è una sirena è la storia di una desiderio e della sua realizzazione, grazie ad una nonna, coraggiosa e saggia, tanto da comprendere che non si può andare contro la necessità di essere se stessi o di provare a capire chi siamo.
In realtà non sappiamo molto di Julián e non sappiamo di come si senta realmente. Questa storia non lo dice, lo lascia intuire.
Sappiamo solamente che Julián vuole essere una sirena, come quelle che ha incontrato sulla metropolitana, dirette verso la parata di Coney Island.
Magari vuole esserlo anche solo per un pomeriggio, per semplice curiosità. Magari vorrà esserlo per tutta la vita e andrà benissimo lo stesso.

Cogliamo Julián immerso nella lettura. Per un secondo alza gli occhi dalle pagine. Si sente attratto dalla bellezza sfolgorante di un gruppo di donne dai vestiti opalini e sfavillanti. E in quell’attimo si ritrova proiettato dal suo desiderio su un fondale marino, anch’egli munito di coda (rosa), e tratteggiato in maniera splendida dai coloratissimi acquerelli di Jessica Love: un’esplosione di figure natanti più o meno sinuose.

Jessica Love, “Julián è una sirena”, traduzione italiana di Antonella Vincenzi, Franco Cosimo Panini, novembre 2018
(foto: Frizzifrizzi)

È la nonna a riportarlo alla realtà e alla loro fermata.
Giungono a casa ed è un attimo. Julián approfitta del fatto che la nonna stia facendo la doccia e comincia la sua vestizione. Arraffa una pianta, stacca una tenda, mima i gesti delle sue sirene.
La nonna finisce di prepararsi, lancia uno sguardo al nipotino e, serafica, completa il suo costume con una collana di grosse perle colorate. È il suo nipotino. Sempre lui. Sempre lo stesso. Che sia una sirena o un astronauta.

«E ora alla parata!». Nonna e nipote, mano nella mano, uno dell’altra. Fieri, uno dell’altra, verso un pomeriggio di danze e divertimenti.
Sembra proprio che la Love, in chiusura di albo, voglia suggerirci: «Ma deve costare per forza così tanta fatica essere felici?»

Jessica Love, “Julián è una sirena”, traduzione italiana di Antonella Vincenzi, Franco Cosimo Panini, novembre 2018
(foto: Frizzifrizzi)
Jessica Love, “Julián è una sirena”, traduzione italiana di Antonella Vincenzi, Franco Cosimo Panini, novembre 2018
(foto: Frizzifrizzi)
Jessica Love, “Julián è una sirena”, traduzione italiana di Antonella Vincenzi, Franco Cosimo Panini, novembre 2018
(foto: Frizzifrizzi)
Jessica Love, “Julián è una sirena”, traduzione italiana di Antonella Vincenzi, Franco Cosimo Panini, novembre 2018
(foto: Frizzifrizzi)
Jessica Love, “Julián è una sirena”, traduzione italiana di Antonella Vincenzi, Franco Cosimo Panini, novembre 2018
(foto: Frizzifrizzi)
Jessica Love, “Julián è una sirena”, traduzione italiana di Antonella Vincenzi, Franco Cosimo Panini, novembre 2018
(foto: Frizzifrizzi)
Jessica Love, “Julián è una sirena”, traduzione italiana di Antonella Vincenzi, Franco Cosimo Panini, novembre 2018
(foto: Frizzifrizzi)
Jessica Love, “Julián è una sirena”, traduzione italiana di Antonella Vincenzi, Franco Cosimo Panini, novembre 2018
(foto: Frizzifrizzi)
Altre storie
Tamo: intervista a Daniela Iride Murgia