Genovese, classe 1970, di base a Milano dopo tanti anni passati in Francia a lavorare nella pubblicità, Lorenzo Petrantoni è un illustratore conosciuto in tutto il mondo, celebre per opere nelle quali, attraverso il collage, mette assieme immagini, glifi e decorazioni prese da libri dell’800 per creare qualcosa di nuovo.

In realtà lui non si riconosce come illustratore ma a forza di sentirsi chiamare così, un po’ ci crede: l’ha pure scritto nella sua ipercaotica bioillustrations. In pratica non è un non illustratore. Forse.
Fatto sta che, a un certo punto, si è messo a comprare vecchi libri, a fotocopiarne le immagini e ritagliarle e incollarle. Per tre anni l’ha fatto quasi di nascosto, senza dirlo a nessuno, la sera, per puro piacere. Poi ha pensato di cominciare a mostrare al pubblico le sue creazioni, e il successo è stato tale che ha abbandonato il suo lavoro in pubblicità e si è messo a creare illustrazioni (o non non illustrazioni) a tempo pieno, e da quelle anche installazioni e animazioni, ricevendo commissioni da tutte le più grandi testate, le case editrici e i marchi più celebri (New Yorker, New York Times, BBC, Rai, Wall Street Journal, Time, GQ, Esquire, Domus, Wired, New Scientist, Nike, Coca Cola, solo per citarne alcuni).

Illustrazione per il New York Times
(copyright e courtesy: Lorenzo Petrantoni)

Il prossimo 12 novembre Lorenzo sarà protagonista di una mostra, The Time Shifter, negli enormi e magnifici spazi di Tenoha, a Milano.
Proprio per questo ho deciso di intervistarlo.

Quando l’ho sentito era immerso nel lavoro d’allestimento.
«Sto qua ad attaccare i fili», mi ha detto ridendo. «È una bella fatica perché è uno spazio immenso. Sono 1000 metri quadri e non è una galleria ma una vecchia fabbrica di carte da parati che è stata ristrutturata. In questi giorni mi sveglio alle 4 del mattino chiedendomi “ma il filo di nylon è meglio 0,3 o 0,6?”».
Lorenzo parla per frasi brevi. Il punto alla fine di ogni frase lo percepisci chiaramente, lo vedi, anche dal telefono.

* * *

Il titolo della mostra è The Time Shifter, e il tempo è un concetto che esce spesso fuori dai tuoi lavori.

Il titolo me l’ha suggerito una mia amica. Mi piaceva trovare un testo che riconducesse al passato. Attingendo a materiale dell’800 e cercando di rendere contemporanee quelle immagini.

Lorenzo Petrantoni, “uncalendar 2016”

Tra l’altro, a proposito di tempo, fai pure un calendario.

Sì, l’Uncalendar. Ormai è diventato un appuntamento di fine anno. È un esercizio estetico. L’obiettivo dell’Uncalendar è di non essere comprensibile. In modo tale che se uno cerca una data deve faticare enormemente per trovarla. C’è, ma devi faticare.
E non è in vendita. Lo omaggio ai meritevoli.

Quando crei un’opera cerchi tirar fuori un significato, prediligendo l’uso di immagini simboliche, oppure ti lasci andare all’estetica e alla composizione?

Apparentemente sembrano immagini create dalla casualità. In realtà c’è un rigore grafico piuttosto maniacale. Le immagini che ci sono all’interno di un’opera hanno un’attinenza all’argomento. Nel caso delle commissioni — tipo riviste, pubblicità — cerco immagini che siano pertinenti. Che uno la colga oppure no, quest’attinenza, sta a chi guarda. Ma la ricerca c’è. Quello che mi auguro sempre è che lo spettatore non si limitasse al bello/brutto ma faticasse un po’ nel cercare le cose.

[Qua apro una parentesi, perché Lorenzo scherza spesso durante l’intervista. «Non farmi apparire come uno che dà risposte sensate» — si raccomanda più volte. Nei momenti in cui si accorge di stare assumendo un’aura più grave sembra rimuginarci nel momento stesso in cui parla, quasi rimasticando le sue stesse parole, come non volesse prendersi troppo sul serio, come non volesse togliere al lettore/spettatore il gusto di decifrare da solo]
A proposito di ricerca: quanto lavoro c’è dietro a un’opera?

Tutto il lavoro “nascosto” può essere molto lungo. Può voler dire andare in biblioteca, andare dai bouquinistes, andare nei mercatini, dagli antiquari. Questa parte è bellissima.

Illustrazione per la casa-museo di Johann Strauss, a Vienna
(copyright e courtesy: Lorenzo Petrantoni)

Non pensavo che andassi anche nelle biblioteche. Perché lì i libri antichi difficilmente te li fanno portare via.

È vero, però c’è ad esempio c’è la Biblioteca François-Mitterrand, a Parigi, la più importante biblioteca di Francia, che ha un settore di libri rari dove tu vai dentro, scegli il libro e loro dopo un mese te lo spediscono in pdf.

Quella della ricerca può anche essere una fase piuttosto costosa visto che i libri che interessano a te sono antichi.

Non sempre. In Francia puoi comprare dei volumi bellissimi senza spendere grosse cifre.
Però dipende dal tipo di libri. Se ad esempi cerchi quelli sulla tipografia, possono essere costosi. Quelli sulla scienza, invece, li trovi a prezzi più abbordabili. Forse perché ne stampavano di più, non saprei.
Poi ci sono le librerie specializzate. Ce n’è una che è soltanto dedicata al sesso e ha volumi francesi, giapponesi… In alcune non riesci a prendere niente perché c’è un tale caos che fai fatica a entrare.

(copyright e courtesy: Lorenzo Petrantoni)

Tipo?

Conosco una libreria dove non puoi prendere nessun libro perché sennò ti crolla tutta la catasta addosso. I proprietari sono sempre ubriachi, ma hanno materiale bellissimo.

Quindi vai in cerca di materiale specifico per un lavoro ma magari il caso ti porta a un libro e da quello poi nasce qualcosa.

Ricerca la faccio sempre. Non vado a comprare un libro in funzione della commissione. Ormai ho una serie di temi abbastanza vasta. Se devo fare qualcosa con delle macchine industriali dell’800, ho materiale. Se ho bisogno di cani dell’800, ce li ho.

Illustrazione per il Washington Post
(copyright e courtesy: Lorenzo Petrantoni)

Quanti ne hai, di libri?

Sai che non li ho mai contati? Potrebbero essere, boh, almeno 200. Mentre stiamo parlando ne ho uno qua sotto che è sulle gallerie pubbliche d’Europa. È un librone spettacolare.

Gli amici te li regalano?

In realtà no.

Allora facciamo un appello.

Regalate libri dell’800 a Lorenzo Petrantoni.

Illustrazione per Newsweek
(copyright e courtesy: Lorenzo Petrantoni)

Come lo organizzi il materiale?

So cosa c’è nei libri che ho. Li sfoglio, memorizzo le cose più belle, magari metto una nota su quelli più generici che trattano molti argomenti. Vocabolari, riviste… Prima della fotografia venivano tutte illustrate con le incisioni. Gravures, come le chiamano in Francia.
Mi sorprendo sempre nello scoprire come tanti bravissimi illustratori del passato non venissero mai citati e oggi non ci sono praticamente notizie su di loro.

Quando trovi un libro, poi cosa fai? Fotocopi subito le cose che ti interessano?

Sì, fotocopio le immagini e dopo le assemblo. Il lavoro viene fatto tutto a mano. Taglierina, colla, anche per rispettare l’origine dell’immagine. Alla fine scansiono. Ma sto poco al computer. Al computer ci sto per le mail. E può arrivare una commissione del New York Times per realizzare la copertina oppure ricevi una promozione per comprare le mutande. Quando senti il suono, tiiin, può essere un lavoro o un paio di mutande.

Illustrazione per Nature
(copyright e courtesy: Lorenzo Petrantoni)

È vero, come dici sempre nelle interviste, che non sai disegnare?

Sì, zero. Non sarei in grado di disegnare una pera. Non so perché sono andato a finire nella categoria degli illustratori. Per carità, non è che mi dia fastidio, però io assemblo immagini dell’800, non sono un illustratore.

Sei anche tra i 50 citati come esempio nel libro The Illustration Idea Book di Steven Heller e Gail Anderson.

È una buona cosa, giusto?

Beh, sì, credo di sì [rido, ndr].
Tornando alla realizzazione delle opere, la parte più piacevole qual è? La ricerca?

Beh no, tutte le fasi danno soddisfazione. Ma sai qual è la più divertente? Trovare vari modi di decontestualizzare un’immagine, di infilarla in un contesto diverso. Farla funzionare in un’animazione, in un foulard, in un murale.

(copyright e courtesy: Lorenzo Petrantoni)

Come mai questa passione per l’800? Perché non è solo per le immagini di quel periodo, giusto? È proprio per il secolo tutto intero.

Non lo so. Forse è una cosa inconscia. Da bambino ti portano spesso a Parigi. A Parigi ti fanno vedere molte cose ottocentesche, e quelle cose ottocentesche, che noia! Poi quando cominci a girare da solo inizi a riflettere.
Secondo me l’800 ha lasciato un’impronta molto bella in alcune città — architettura, arte, oggetti. Su questo ho pure fatto un libro con Moleskine.
Forse bisognerebbe chiedere a uno psicologo.

Illustrazione per Estrella Damm
(copyright e courtesy: Lorenzo Petrantoni)

Riavvolgiamo il nastro e torniamo alla mostra.

La mostra. Il posto è meraviglioso. Sto lavorando tanto. I fili.
Ci sono i lavori degli ultimi 10 anni. Tutti verticali. Perché non li ho fatti in orizzontale? Non lo so. Anche questo bisognerebbe chiederlo allo psicologo di prima.
Sono 200 stampe su carta giapponese, una carta che puoi arrotolare per parecchio tempio e poi metterla sul tavolo e sembra sia sempre stata in piano. È una carta bellissima e pure molto costosa. Sai, noi genovesi siamo sempre un po’ legati a questo aspetto.

(copyright e courtesy: Lorenzo Petrantoni)

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The Time Shifter sarà visitabile dal 12 novembre al 6 dicembre 2018, tutti i giorni, dalle 9,00 alle 21,00 presso Tanoha, in via Vigevano 18, a Milano.
L’inaugurazione è prevista per il 15 novembre a partire dalle 18,00

Illustrazione per Newsweek
(copyright e courtesy: Lorenzo Petrantoni)