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Un video mostra la tecnica di stampa della collotipia, oggi quasi scomparsa

A metà ‘800 il fotografo, chimico e ingegnere francese Alphonse Louis Poitevin inventò un nuovo metodo di stampa che permetteva di ottenere risultati straordinari, perlomeno su piccole tirature. Quel metodo si chiamava — e si chiama ancora, anche se oggi è quasi totalmente scomparso — collotipia.
Simile alla fotolitografia, è in grado di riprodurre un’opera con una fedeltà impressionante e sgranatura quasi assente, tanto che veniva utilizzata perlopiù per le stampe d’arte.

Oggi si contano sulle dita di una mano le aziende che offrono ancora questo tipo di stampa, due di essere sono di base a Kyoto e una delle due è la protagonista di un video girato tre anni fa ma che ho scoperto soltanto ora.
L’autore, il documentarista tedesco Fritz Schumann, è andato nell’atelier Benrido, che produce collotipie per artisti, gallerie e musei di tutto il mondo, intervistando e mostrando all’opera Osamu Yamamoto, il “master printer” della società giapponese.

«Ci vuole molto tempo a imparare le tecniche», spiega Yamamoto, che racconta come a partire dagli anni ’70 la collotipia ha iniziato a essere progressivamente messa da parte a favore di nuove tecnologie, più rapide e meno costose. «Ogni volta che sento la notizia [della chiusura di un’azienda specializzata in collotipia] divento triste», rivela lo stampatore, che è preoccupato che un giorno possa non esserci più nessuno interessato a questo tipo di lavoro.

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