Durante il secondo conflitto mondiale gli Alleati sganciarono su Colonia quasi 50.000 tonnellate di bombe, che ridussero in macerie gran parte degli edifici (il 60% dell’area urbana e addirittura il 95% del centro storico), tanto che Rudolf Schwarz, l’architetto che cominciò a progettare la ricostruzione della città tedesca immediatamente dopo la fine della guerra, la ribattezzò “il più grande mucchio di macerie del mondo”.

Visto che era necessario ricominciare praticamente da zero, tra ricostruzioni degli edifici storici e costruzioni ex-novo, Colonia diventò un fertile terreno di sperimentazione per architetti di tutto il mondo. Dagli anni ’50 a oggi vennero innalzati palazzi straordinari ma anche sbrigativi esempi di edilizia residenziale e commerciale (soprattutto nei primi anni del dopo-guerra, quando bisognava dare un tetto a centinaia di migliaia di persone e alle imprese che cominciavano a ripartire).
Ma la città è anche un inaspettato “museo” a cielo aperto di pattern: tra piastrelle e mosaici, Colonia non ha poi molto da invidiare alle città mediterranee, come dimostra un account Instagram, @carreau_de_cologne (cioè piastrelle di Colonia), che da poco più di due anni ne raccoglie i più begli esempi.

(fonte: instagram.com/carreau_de_cologne)

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