Dominique Nabokov, “Berlin Living Rooms”, Apartamento, novembre 2017

I salotti di Berlino di Dominique Nabokov

Nel 1995 l’allora direttore del New Yorker Tina Brown commissionò alla fotografa francese Dominique Nabokov un servizio sui salotti degli scrittori newyorkesi. Nabokov all’epoca era un’artista già conosciuta: quarta moglie del compositore russo Nicolas Nabokov, a sua volta cugino del più celebre tra i Nabokov, Vladimir, l’autore di Lolita, Pnin e La difesa di Lužin, aveva cominciato a lavorare a fine anni ’70 come assistente del grande fotografo di moda Patrick Demarchelier (sì, quello citato in Il diavolo veste Prada) per poi mettersi in proprio e farsi un nome come ritrattista e reportagista per alcuni tra i più importanti magazine europei ed americani.

L’idea iniziale del servizio per il New Yorker consisteva nel fotografare i salotti “disabitati”, senza cioè far apparire i padroni di casa ma mostrandone le tracce e puntando dunque sul concetto di salotto come stanza-specchio della personalità di un autore. Nabokov, però, che aveva un gran numero di amici artisti a New York, pensò di allargare il suo campo d’azione, coinvolgendo anche pittori, scultori, musicisti, giornalisti, architetti, stilisti, modelle.

Dominique Nabokov, “Berlin Living Rooms”, Apartamento, novembre 2017

Il progetto diventò pure un libro, New York Living Rooms, ucito nel 1998, nel quale si potevano ammirare i soggiorni di Allen Ginsberg e Louise Bourgeois, Oscar de la Renta e Diane von Fürstenberg, il principe Romanoff e Nan Goldin, Elle McPherson e Richard Meier, Joan Didion e Sidney Lumet.

New York Living Rooms si trasformò in una sorta di libro di culto, non solo per i grandi nomi coinvolti e perché permetteva di sbirciare in un pezzetto delle loro vite private, ma anche e soprattutto perché le foto erano “nude e crude”: non erano i soliti interni un po’ fasulli tipici delle riviste di design e architettura, quelli in cui, al momento di fotografare una stanza, prima del fotografo arrivano stylist e designer e tecnici delle luci e stuoli di assistenti per spostare cose, togliere quelle che non servono e piazzarne di nuove che prima non c’erano.

Dominique Nabokov, “Berlin Living Rooms”, Apartamento, novembre 2017

Al contrario, le foto di Nabokov era spesso un po’ scure, la luce era quella naturale che entrava dalle finestre oppure quella offerta dalle lampade che erano già sul posto. Alcuni salotti erano un po’ disordinati, alcuni terribilmente disordinati e sporchi, ma il fascino era proprio questo: la realtà.

A quel libro, qualche anno più tardi, ne seguì un altro, Paris Living Room: altra città, altri grandi nomi, altri salotti, ma stesso spirito. Uno spirito che, con un salto di qualche altro anno, ritroviamo in una delle più importanti riviste indipendenti dell’ultima decade, Apartamento. Tra l’altro non ricordo bene se scoprii New York Living Room grazie ad Apartamento o viceversa, o se lessi di entrambi in un articolo in cui venivano accostati. Fatto sta che acquistai il libro, e ora mi fa piacere scoprire che Berlin Living Rooms, terzo e ultimo volume della trilogia “salottiera” di Dominique Nabokov, stavolta ambientato nei soggiorni berlinesi, è stato pubblicato proprio da Apartamento, e raccoglie le foto scattate dall’artista tra il 2014 e il 2017.

Dominique Nabokov, “Berlin Living Rooms”, Apartamento, novembre 2017
Dominique Nabokov, “Berlin Living Rooms”, Apartamento, novembre 2017
Dominique Nabokov, “Berlin Living Rooms”, Apartamento, novembre 2017
Dominique Nabokov, “Berlin Living Rooms”, Apartamento, novembre 2017
Dominique Nabokov, “Berlin Living Rooms”, Apartamento, novembre 2017
Dominique Nabokov, “Berlin Living Rooms”, Apartamento, novembre 2017
Dominique Nabokov, “Berlin Living Rooms”, Apartamento, novembre 2017
Dominique Nabokov, “Berlin Living Rooms”, Apartamento, novembre 2017
Dominique Nabokov, “Berlin Living Rooms”, Apartamento, novembre 2017
Dominique Nabokov, “Berlin Living Rooms”, Apartamento, novembre 2017
Dominique Nabokov, “Berlin Living Rooms”, Apartamento, novembre 2017
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