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La serie “Botanical” di Samuel Zeller sta per diventare un libro

Sembra un quadro.
È un’espressione che tutti abbiamo sentito o detto mille volte davanti a una fotografia impeccabile dal punto di vista formale. Chi la pronuncia, di solito, è mosso dalle migliori intenzioni. Quale complimento migliore potrebbe esserci, dopotutto, che paragonare una foto — ottenuta sì semplicemente premendo un bottone, ma frutto di un occhio allenato, di conoscenze tecniche, della capacità di catturare il famoso “momento decisivo” — a un’opera che in teoria richiede molto più tempo e perizia?

In realtà quello che sembra un apprezzamento potrebbe non esserlo. Il punto sta proprio qua. Ed è un punto che si ripete da quasi 200 anni, da quando un incazzatissimo Baudelaire, nel 1859, si scagliò contro l’idea di considerare la fotografia una forma d’arte e scrisse: «La fotografia dovrebbe tornare al suo vero compito, quello di ancella delle scienze e delle arti, piena di umiltà. Che la fotografia arricchisca l’album del viaggiatore e restituisca ai suoi occhi la precisione che può far difetto alla sua memoria, che adorni la biblioteca naturalista, ingrandisca gli animali microscopici, rafforzando con altre notizie le ipotesi dell’astronomo; che essa sia infine il segretario, il taccuino di chiunque abbia bisogno di materiale esatto, che salvi le rovine cadenti, i libri, le stampe ed i manoscritti che il tempo divora, tutto questo non dà luogo a discussione, ma merita bensì gratitudine e lode. Ma se alla fotografia si concede di sconfinare nella sfera dell’impalpabile e dell’immaginario, soltanto perché l’uomo vi infonde qualcosa della propria anima, allora siamo perduti!».

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Samuel Zeller, “Botanical”, Hoxton Mini Press, aprile 2018
(fonte: samuelzeller.ch)

Secondo Baudelaire l’interpretazione della realtà è esclusiva della vera arte. La fotografia, che è un mezzo meccanico, deve registrare e basta, senza pretendere di voler essere ciò che non è. Da qui l’idea di schiere di fotografi di provare a ottenere il “certificato” di artisticità cercando di imitare la pittura sia a livello puramente estetico, sia inserendo macchinosi processi durante la fase di produzione (pensando: «se mi complico la vita se introduco millemila artifici, allora sì che sarà arte»), con l’unico risultato di combattere una battaglia — persa in partenza — contro la pittura, andando a giocare nel suo stesso campo e ignorando bellamente quella che invece è la vera specificità della fotografia, essere appunto l’impronta di qualcosa che è davvero stata davanti all’obiettivo, con la possibilità quindi di giocare con questo meraviglioso dato di fatto: se è fotografata, esiste, o è esistita.

L’aspra lotta tra pittorialismo e anti-pittorialismo ha acceso il dibattito per buona parte del ‘900. Oggi, in un’epoca in cui nessuno si sognerebbe di negare alla fotografia lo status di arte, gli artisti che usano il mezzo fotografico, anziché temere di cadere nella “trappola” dell’imitazione formale della pittura, possono tranquillamente fare di essa l’oggetto della propria ricerca, come il fotografo svizzero Samuel Zeller, che un paio di anni fa ha ottenuto un grandissimo successo con la sua serie — consapevolemente pittorialista — Botanical.

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Samuel Zeller, “Botanical”, Hoxton Mini Press, aprile 2018
(fonte: samuelzeller.ch)

Studiando le illustrazioni botaniche e gli acquerelli degli esploratori e dei secoli scorsi, Zeller ha ricreato quello stesso “sapore” estetico attraverso scatti che hanno come oggetto piante e fiori coltivati in serra, immortalati dietro ai vetri satinati, smerigliati o bagnati di pioggia, ottenendo quindi un effetto acquerellato che però è tutt’altro che artificiale. È vero, il risultato è simile a un quadro, ma davanti all’obiettivo dell’artista c’erano semplicemente delle piante dietro a un vetro, e serviva l’occhio capace di cogliere questo piccolo corto circuito per farle diventare qualcosa di più.

Botanical, tra l’altro, sta per essere raccolta in un libro, che verrà pubblicato il prossimo aprile dalla piccola casa editrice indipendente britannica Hoxton Mini Press.
144 pagine, 100 fotografie a colori, il libro su può già prenotare online.

UPDATE: il libro è uscito e si può acquistare qui oppure su Amazon.

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Samuel Zeller, “Botanical”, Hoxton Mini Press, aprile 2018
(fonte: samuelzeller.ch)
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Samuel Zeller, “Botanical”, Hoxton Mini Press, aprile 2018
(fonte: samuelzeller.ch)
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Samuel Zeller, “Botanical”, Hoxton Mini Press, aprile 2018
(fonte: samuelzeller.ch)
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Samuel Zeller, “Botanical”
(fonte: samuelzeller.ch)
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Samuel Zeller, “Botanical”
(fonte: samuelzeller.ch)
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Samuel Zeller, “Botanical”
(fonte: samuelzeller.ch)
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Samuel Zeller, “Botanical”
(fonte: samuelzeller.ch)
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Samuel Zeller, “Botanical”
(fonte: samuelzeller.ch)
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Samuel Zeller, “Botanical”
(fonte: samuelzeller.ch)
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