Abraham Gottlob Werner, Patrick Syme, “Werner's nomenclature of colours”, 1814 (fonte: archive.org)

Tesori d’archivio: la nomenclatura dei colori nell’800

Il 27 dicembre del 1831 un giovane naturalista salpò dal porto di Plymouth, in Inghilterra, a bordo di un brigantino da guerra riconvertito qualche anno prima in una nave da esplorazione. Quel brigantino era l’HMS Beagle, il giovane naturalista “un certo” Charles Darwin e il viaggio, beh, il viaggio cambiò per sempre la nostra visione del mondo.

Darwin, all’epoca appena ventiduenne, non doveva neppure esserci su quella nave. Ma il capitano, Robert FitzRoy, che era già stato a bordo del Beagle come aiutante e aveva visto il comandante cadere in depressione durante il viaggio, per la sua spedizione volle qualcuno per fargli compagnia: un naturalista, magari, visto che avrebbero esplorato terre lontane e meravigliose, ma che fosse innanzitutto un gentleman. Fu fatto il nome del reverendo Leonard Jenyns, un entomologo, che però declinò l’offerta pochi mesi prima della partenza. Il grande botanico John Stevens Henslow raccomandò quindi al capitano il suo pupillo, Darwin, che passò più di cinque anni navigando per l’emisfero australe, osservando, catalogando, appuntando tutto sul suo diario, che qualche anno più tardi, nel 1839, diventò Viaggio di un naturalista intorno al mondo, libro che lo fece conoscere al mondo.

Abraham Gottlob Werner, Patrick Syme, “Werner’s nomenclature of colours”, 1814
(fonte: archive.org)

Nelle mirabili esposizioni delle osservazioni di flora e fauna incontrate durante l’esplorazione, quel che salta all’occhio, oltre alle ottime qualità letterarie di Darwin, sono le vivide descrizioni dei colori. Caratteristica che non fu solo di Darwin. Capita spesso, infatti, di trovare nei trattati scientifici ottocenteschi, inusuali nomenclature delle tinte di piante, animali e minerali: grigio francese, bianco latte-scremato, blu scozzese, blu Berlino, viola campanula, viola imperiale, verde montagna, verde anatra, giallo del re, rosso sangue arterioso.

Da dove vengono quei nomi? Da un libro in particolare, intitolato Werner’s nomenclature of colours, che Darwin portò con sé sul Beagle.
Pubblicato nel 1814, si basava sulle osservazioni del mineralogista tedesco Abraham Gottlob Werner, che creò una schema cromatico molto preciso per descrivere ogni più sottile tonalità di pietra o gemma. Quello schema venne poi sviluppato dal pittore scozzese Patrick Syme, specializzato in disegni e dipinti floreali. Syme usò la classificazione di Werner per rappresentare i colori, 110 in totale, accompagnando ciascuno di essi con una ricca descrizione e degli esempi di dove trovarlo in natura nei tre regni animale, vegetale e minerale.

Abraham Gottlob Werner, Patrick Syme, “Werner’s nomenclature of colours”, 1814
(fonte: archive.org)

La guida di Werner e Syme, antesignana delle moderne classificazioni cromatiche, si può sfogliare a scaricare gratuitamente online, ma ne è appeno stato stampato un facsimile da Smithsonian Books, la casa editrice dello Smithsonian Museum. Il libro, fedele all’originale, si può acquistare anche su Amazon.

Abraham Gottlob Werner, Patrick Syme, “Werner’s nomenclature of colours”, 1814
(fonte: archive.org)
Abraham Gottlob Werner, Patrick Syme, “Werner’s nomenclature of colours”, 1814
(fonte: archive.org)
Abraham Gottlob Werner, Patrick Syme, “Werner’s nomenclature of colours”, 1814
(fonte: archive.org)
Abraham Gottlob Werner, Patrick Syme, “Werner’s nomenclature of colours”, 1814
(fonte: archive.org)
Abraham Gottlob Werner, Patrick Syme, “Werner’s nomenclature of colours”, 1814
(fonte: archive.org)
Abraham Gottlob Werner, Patrick Syme, “Werner’s nomenclature of colours”, 1814
(fonte: archive.org)
Abraham Gottlob Werner, Patrick Syme, “Werner’s nomenclature of colours”, 1814
(fonte: archive.org)
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