William Heath Robinson è stato un illustratore e fumettista britannico iperproduttivo. Nato a Londra nel 1872 in una famiglia di artisti — anche suo padre era un illustratore, e così pure i suoi fratelli — e morto nel ’44, durante la Seconda Guerra Mondiale, è poco conosciuto in Italia quanto celebre nel suo paese natale, tanto che nel periodo della Grande Guerra ebbe un onore che pochissimi uomini possono vantare, quello di vedere il suo nome trasformato in un’espressione di uso comune: ancora oggi, infatti, si parla di Heath Robinson quando si vuole indicare un macchinario astruso e complicato costruito per funzioni che invece sono assolutamente banali.

Inventare e disegnare assurde macchine per usi quasi inutili fu infatti il suo marchio di fabbrica, insieme a un segno che — come ben spiega Ilaria Tontardini di Hamelin in un lungo pezzo dedicato proprio a Robinson e pubblicato su Fumettologica — «si appoggia in maniera del tutto personale agli stilemi dell’Art Nouveau adattandosi e reinventandosi a seconda delle narrazioni che si trova a interpretare».

“Heath Robinson’s commercial art – a compendium of his adwertising works”, a cura di Geoffrey Beare, Lund Humphries edizioni, settembre 2017
(fonte: twitter.com/LHArtBooks)

Nonostante volesse inizialmente fare il paesaggista, Robinson lavorò tantissimo sia per l’editoria — illustrando Poe, Cervantes, Shakespeare, Rabelais, Christian Andersen — che per la pubblicità, disegnando su commissione per grandi marchi ma anche per piccolissime realtà commerciali, tanto che questo lato della sua sterminata produzione è poco conosciuto ed è stato riscoperto solo ora grazie a una mostra, Heath Robinson’s World of Advertising, che ha inaugurato lo scorso 2 dicembre presso l’Heath Robinson Museum, aperto poco più di un anno fa nel nord-ovest di Londra.

Ad accompagnare l’esposizione è uscito uno splendido libro, Heath Robinson’s commercial art, pubblicato dallo storico editore britannico Lund Humphries e curato da Geoffrey Beare.

Frutto di molti anni di ricerca, il libro raccoglie nelle oltre 250 pagine molte illustrazioni finora mai viste, comprese molte delle tipiche, straordinarie macchine, che ricordano quelle di un altro grandissimo artista, Rube Goldberg, americano e quasi coetaneo di Robinson. Anche se, come scrive Beare, c’è una grande differenza tra i due autori: «Goldberg era un ingegnere che disegnava fumetti mentre Heath Robinson era un artista che disegnava congegni».

“Heath Robinson’s commercial art – a compendium of his adwertising works”, a cura di Geoffrey Beare, Lund Humphries edizioni, settembre 2017
(fonte: twitter.com/LHArtBooks)

“Heath Robinson’s commercial art – a compendium of his adwertising works”, a cura di Geoffrey Beare, Lund Humphries edizioni, settembre 2017
(fonte: twitter.com/LHArtBooks)

“Heath Robinson’s commercial art – a compendium of his adwertising works”, a cura di Geoffrey Beare, Lund Humphries edizioni, settembre 2017
(fonte: twitter.com/LHArtBooks)

“Heath Robinson’s commercial art – a compendium of his adwertising works”, a cura di Geoffrey Beare, Lund Humphries edizioni, settembre 2017
(fonte: twitter.com/LHArtBooks)

“Heath Robinson’s commercial art – a compendium of his adwertising works”, a cura di Geoffrey Beare, Lund Humphries edizioni, settembre 2017
(fonte: twitter.com/LHArtBooks)

“Heath Robinson’s commercial art – a compendium of his adwertising works”, a cura di Geoffrey Beare, Lund Humphries edizioni, settembre 2017
(fonte: twitter.com/LHArtBooks)

“Heath Robinson’s commercial art – a compendium of his adwertising works”, a cura di Geoffrey Beare, Lund Humphries edizioni, settembre 2017
(fonte: twitter.com/LHArtBooks)

William Heath Robinson, “Hovis, the bread of health”, 1927
(fonte: heathrobinsonmuseum.org)

William Heath Robinson, “Squaring the Johnnie Walker bottles”, 1927
(fonte: heathrobinsonmuseum.org)