Di tanto in tanto ci sono libri che, usciti magari in tempi e in luoghi diversi, pur non “sapendo” l’uno dell’altro, si rivelano in qualche modo affini. Anzi, gemelli.
E mi piace pensare che This book is a planetarium e Papier Machine in qualche modo lo siano: da qualche parte, nell’iperuranio, una bella idea è stata fecondata dalla curiosità e dallo spirito d’iniziativa e si è separata in due entità diverse che hanno preso ciascuna la propria strada.

Di This book is a planetarium ho già parlato poco tempo fa: si tratta di un libro pop-up nel quale, utilizzando solo la carta, l’autrice, Kelli Anderson, riproduce meccanismi complessi, semplificandoli e trasformandoli in giochi.

(courtesy: Papier Machine)

Papier Machine, invece, non ha ancora trovato la strada della pubblicazione ma con il suo doppio condivide svariati fattori: è un libro “giocabile”, i giochi sono di carta, e il principio che c’è alla base è molto simile, e cioè esplorare sistemi complessi rendendoli accessibili attraverso un processo di riduzione all’osso di tutto ciò che non è necessario.

Opera di due giovani designer francesi — Marion Pinaffo e Raphaël Pluvinage, classe 1987 lei, 1986 lui, entrambi laureati presso la scuola di design parigina ENSCI – Les Ateliers — il libro è stato sviluppato grazie agli Audi Talent Awards (premio indetto dalla casa automobilistica) e nell’ambito di una residenza artistica in Nuova Zelanda.

Ispirati da due testi fondamentali per il design (e non solo) del Novecento — Design e comunicazione visiva di Bruno Munari e Autoprogettazione di Enzo Mari — così come dall’immaginario fantascientifico, Pinaffo e Pluvinage sono partiti dallo studio di quello che chiamano «il microcosmo racchiuso nei nostri apparecchi elettronici di uso quotidiano»: giroscopi, interruttori, sensori, invertitori, fotoresistori…

Utilizzando quasi esclusivamente carta e inchiostri elettroconduttori o termosensibili, i due designer hanno realizzato dei poster e un libriccino con 13 giochi/meccanismi da ritagliare, incollare, piegare, usare e, volendo, una volta capito il funzionamento, anche trasformare. Per rivelare, come spiegano Pinaffo e Pluvinage, i “ghosts in the shell”, cioè i componenti e i principi che regolano smartphone e simili.

Purtroppo il progetto, per ora, è ancora allo stato di prototipo. La speranza è che in futuro possa essere pubblicato da qualcuno o perlomeno diventare protagonista di qualche campagna di crowdfunding.

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)

(courtesy: Papier Machine)