Tra i fotogrammi di un documentario di prossima uscita dedicato alle macchine per scrivere — California Typewriter, ne ho parlato qui — ce n’è uno che mi è rimasto particolarmente impresso e che ho messo come “immagine di copertina” del mio profilo Facebook.
L’immagine ritrae due uomini intenti a utilizzare due vecchie macchine per scrivere, una Underwood e una Olympia. Sul retro della Underwood, una scritta a pennarello nero: «This machine kills fascists».

© Éric Nado
La scena mi ha fatto sorridere e, soprattutto, mi ha fatto immaginare scrittori e giornalisti a testa bassa sulle loro Remington o le loro Lettera 32, chiusi nei loro studi e nelle loro redazioni, a mitragliare l’ignoranza, la disinformazione, la paura e l’ottusità, l’humus perfetto per la nascita e lo sviluppo di ogni forma di fascismo.
Evoluzione tecnologica del classico proverbio «ne uccide più la penna che la spada», la macchina per scrivere — per ritmo e sound — assomiglia effettivamente a una mitragliatrice.
«Mio padre aveva una Remington nera portatile. Colpiva i tasti con tanto ardore da staccare le lettere. Si sedeva davanti a quell’affare e fumava sigarette e beveva caffè e faceva i suoni più brutali, per niente simili a quelli di una macchina per scrivere, più come una mitragliatrice», scrisse Benjamin Cheever di suo padre, il grande scrittore americano John Cheever.

© Éric Nado
A dare concretezza alla metafora è lo scultore canadese Éric Nado, specializzato nell’utilizzare pezzi di recupero per creare robot e figure antropomorfe.
Nel 2012 Nado ha cominciato a lavorare anche con le macchine per scrivere, utilizzandone le componenti per costruire fucili mitragliatori (ovviamente non funzionanti: il messaggio, dichiarato esplicitamente dall’artista, è proprio che la parola è più potente di ogni arma).
In questi anni ha continuato a portare avanti il progetto e, seppure le macchine per scrivere da cui parte a volte sono le stesse, quelli che ne escono fuori sono esemplari sempre differenti, tutti pezzi unici.
In realtà Nado non è l’unico ad avere avuto l’idea. Qualche anno dopo di lui, anche l’artista americano Ravi Zupa ha realizzato qualcosa di simile.

© Éric Nado

© Éric Nado

© Éric Nado

© Éric Nado

© Éric Nado

© Éric Nado

© Éric Nado

