Sono stato a Berlino diverse volte e in diverse “forme”, nel corso della mia vita. Da figlio, sbalordito dalla bellezza di una città-cantiere, pochi anni dopo la caduta del muro. Da fidanzato, poco più di dieci anni fa, quando una vacanza era innanzitutto un modo per rodare una coppia con ancora poca esperienza alle spalle. Infine — e questa è la mia attuale condizione — da compagno (i tedeschi hanno una parola bellissima per indicare chi vive in una relazione importante seppur non sposato: Lebensgefährte/Lebensgefährtin, cioè colui o colei che ha viaggiato con te tutta la vita), papà e “Simone di Frizzifrizzi”, girando per lavoro in un piccolo e meraviglioso tour di esplorazione in bicicletta.

Col senno di poi fu la seconda visita, quella da fidanzato, ad avere un ruolo fondamentale, capace di condizionare gli anni a venire.
Insieme a Ethel, “colei che sta viaggiando con me nella vita”, notammo come Berlino fosse una città assolutamente a misura di bambino. C’erano giovani coppie e pargoletti ovunque: nei musei, nelle gallerie, nei ristoranti, nei locali. Mai visti tanti in vita nostra. E il numero di spazi pensati per loro, soprattutto parchi, era impressionante.

Non esagero nel dire che Berlino ci ha “messi incinta”. È stato lì che, per entrambi, è entrata la proverbiale pulce nell’orecchio. L’avere figli, l’andare in giro coi figli, vedere mostre, sporcarsi dalla testa ai piedi in un giardino pubblico: furono immagini che entrarono di prepotenza nel nostro immaginario condiviso, che fino ad allora coinvolgeva solo me e lei.

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Pochissimi anni dopo quel viaggio nacque la nostra prima figlia. Ora ne abbiamo due, viviamo a Bologna, abbiamo la fortuna di abitare vicino a diversi parchi, in una città che a livello di servizi per i più piccoli è meglio di tante altre.
Eppure i parchi di Berlino ce li ricordiamo ancora, ed è evidente che il nostro è un sentimento condiviso perché Simone Pierini racconta la stessa meraviglia che abbiamo provato noi, e lo fa nell’introduzione al suo libro Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile), pubblicato dalla piccola casa editrice indipendente Raum Italic, con sede nella capitale tedesca ma fondata da italiani.

Direttore della fotografia, documentarista, Pierini si è trasferito a Berlino per qualche anno con la sua compagna/Lebensgefährtin Emanuela e i loro figli, e lì ha deciso di realizzare questa guida.

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Con le sue decine e decine di schede sugli Spielplatz (la parola tedesca che indica il parco giochi), suggerimenti su cosa portare (palle, palette, frutta secca, calosce, un libro), piccoli intermezzi con la storia di alcuni luoghi o le usanze dei berlinesi nel tempo libero, e tante, tantissime foto delle incredibili (per noi italiani) dotazioni dei parchi in quanto a strutture con le quali e sulle quali giocare, Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile) è un’opera bizzarra, un po’ inno all’esplorazione, un po’ dichiarazione d’amore a una città, un po’ manifesto di un’infanzia da vivere in modo intelligente, sicuro ma contemporaneamente selvaggio,

Ma non è tutto qua. Qualcuno sicuramente potrebbe porsi la domanda, «che se ne fa un genitore italiano di un libro del genere? E un single, poi?».
Ecco la risposta: “travestito” da guida agli Spielplatz, il libro è anche e soprattutto una guida a una Berlino diversa da quella dei soliti giri, e non soltanto di quelli turistici. Ed è, soprattutto, l’itinerario per un modello da seguire anche altrove.

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Come scrivevo poco sopra, Bologna, dove abito, è un bel posto in cui stare se hai bambini. Ma, pur parlando solo e soltanto dei parchi dedicati a loro, non è neanche lontanamente paragonabile alla capitale tedesca.

Lì, come spiega la giurista Hannah Klein alla fine del libro, ci sono delle regole ben precise. Lo stato ha l’obbligo non soltanto di fornire aree gioco in base al numero degli abitanti (con un metro quadro di superficie di gioco per ogni abitante!) ma anche di affidarne la progettazione a comitati composti da genitori, insegnanti ed esperti, pensando non solo all’estate ma con la prospettiva di avere diverse possibilità di gioco, per diverse età, e diverse condizioni climatiche, il tutto mantenendo alti standard di sicurezza e assicurando controlli alle strutture almeno una volta alla settimana.
Fantascienza! Di quella, però, a cui le nostre istituzioni dovrebbero ispirarsi.

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Simone Pierini, “Parchi gioco a Berlino (La guida impossibile)”, Raum Italic, 2017
(foto: Frizzifrizzi)