Lavorando da mesi a un progetto che dovrebbe vedere la luce a breve (ma del quale per ora non posso divulgare nulla), sono entrato in contatto con gli oggetti appartenuti a un grandissimo artista del Novecento. Oggetti spesso ordinari — un rasoio, una lettera, un posacenere, dei colori, degli occhiali da vista — che però diventano straordinari, ben oltre il semplice effetto donato dalla patina del tempo che vi si posa sopra, nel momento in cui sai chi li ha usati, tenuti in mano, indossati, messi da parte.

C’è probabilmente di mezzo qualcosa di simile alla magia contagiosa di cui parlava l’antropologo James Frazer nel suo celebre e mastodontico saggio Il ramo d’oro, che «parte dal presupposto che cose una volta congiunte lo resteranno per sempre, anche se separate l’una dall’altra». È il fenomeno per cui in molte culture basta officiare un rito avendo a disposizione anche solo i capelli o i denti di qualcuno per fare in modo che esso abbia conseguenze sulla persona che li possedeva. E, in senso inverso, è ciò che ci spinge a conservare gli oggetti delle persone care che sono lontane o non ci sono più: un pezzetto di loro e lì, in un pettine sdentato, una bambola, un diario, un paio di occhiali.

Proprio gli occhiali dell’artista sono quelli sui quali, più di ogni altro suo oggetto, ho sentito la presenza dell’uomo che un tempo li portava. La loro aura, distintamente percepibile, estendeva il suo potere su tutti coloro che erano in quella stanza con me.
Sovrapponendovi lo strato della fotografia (a sua volta altro esempio di magia contagiosa: «la fotografia è contingenza pura e porta sempre con sé il suo referente» diceva Roland Barthes) il risultato forse si affievolisce un po’ ma senza spegnersi del tutto.

Objects from Keith Haring’s studio, New York, NY. Courtesy Keith Haring Foundation Archive. Photography: Nicholas Calcott

Lo dimostrano gli scatti realizzati dal fotografo americano Nicholas Calcott per la campagna di promozione di Frieze New York 2017, fiera d’arte contemporanea organizzata dalla rivista inglese Frieze che si terrà dal 5 al 7 maggio prossimi presso il Randall’s Island Park.

Creata in collaborazione con le fondazioni che custodiscono e promuovono le rispettive opere ed archivi, la campagna vede come protagonisti gli oggetti e gli strumenti appartenuti a Josef Albers, Alexander Calder, Helen Frankenthaler, Keith Haring, Donald Judd, Isamu Noguchi, Jackson Pollock e Robert Rauschenberg.

Artifacts from The Josef and Anni Albers Foundation, Bethany, CT. © 2016 The Josef and Anni Albers Foundation/Artists Rights Society (ARS), New York. Courtesy David Zwirner, New York/London. Photography: Nicholas Calcott

Items from the Calder Foundation archives. © 2017 Calder Foundation, New York / DACS London. Photography: Nicholas Calcott

Artifacts from Donald Judd’s home and studio, 101 Spring Street, New York, NY. Courtesy Judd Foundation. Photography: Nicholas Calcott

Helen Frankenthaler’s studio and archival materials. Helen Frankenthaler Foundation Archives, New York. © 2016 Helen Frankenthaler Foundation, Inc. Photography: Nicholas Calcott

Artifacts from Isamu Noguchi’s studio, Long Island City, NY. Courtesy The Isamu Noguchi Foundation and Garden Museum, New York. Photography: Nicholas Calcott

Artifacts from Jackson Pollock and Lee Krasner’s home and studio, East Hampton, NY. Courtesy Pollock-Krasner House and Study Center. Photography: Nicholas Calcott

Materials from Robert Rauschenberg’s home and studio. Courtesy Robert Rauschenberg Foundation, New York. Photography: Nicholas Calcott