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Kareem Rizk, paper collage (courtesy: Kareem Rizk)

Paper, Not Paper: i collage di Kareem Rizk

Papiers collés o combines, collage o décollage. Parole bellissime che subito ci fanno venir voglia di ritagliare e incollare, di combinare immagini e parole. E, immediatamente dopo, di capire quali artisti oggi si cimentano nell’arte del collage e, tra i tanti, il colpo di fulmine è immediato per Kareem Rizk, artista e illustratore, di origini australiane ma residente a Copenhagen, che dopo aver lavorato come graphic designer ha scelto di concentrare il suo impegno in un percorso artistico che, nel giro di pochi anni, lo ha portato a esporre in tutto il mondo e a pubblicare per importanti magazine o case editrici.

Rizk, rappresentato dalla Smithson Gallery di Bristol, nelle sue creazioni combina perfettamente gli insegnamenti che arrivano dalle Avanguardie storiche con uno stile contemporaneo e unico. Così nei suoi mixed media collage, in cui la linea tra tecnica manuale e digitale si confonde quasi alla perfezione, non soltanto ritaglia e incolla carta da pattern originali e preziosi, ma anche da pezzi di poster, biglietti di eventi, cartoline, manuali, libri, cataloghi, giornali. I suoi lavori sono nostalgici, dai toni vintage, le immagini provengono infatti da vecchie riviste che Rizk colleziona e scova in mercatini, garage sale o chissà dove, come solo un capace archivista e feticista della carta saprebbe fare.

La tecnica base del collage qui si arricchisce di forme rigorose e lineari, quasi geometriche, di colori tenui e in armonia tra loro, di strappi e sottrazioni nei volti dei personaggi, spesso riprodotti senza occhi, di font tipografiche che compongono numeri misteriosi e parole che dominano le opere e sembrano comunicare messaggi incompiuti.

Kareem Rizk lavora sulla ricerca di ciò che solo in apparenza è effimero poiché, a ben guardare, ci racconta la storia artistica del Novecento, dall’interior design alla comunicazione pubblicitaria degli anni Cinquanta e Sessanta, ad esempio, oppure dalle opere del Cubismo o del Futurismo ai décollage di Mimmo Rotella, dalla grafica di propaganda Russa alla Pop Art e all’estetica Pin-Up. Tutto questo sembra trovare un ordine, un posto giusto per essere decontestualizzato, valorizzato e riattualizzato.

Al contrario di molti suoi predecessori o colleghi, Rizk costruisce dei collage essenziali e ironici, con pochi dettagli ma densi di significato, in cui immagine, forma o colore assumono un valore dinamico per chi lo guarda. Spesso evoca un ricordo artistico, una memoria infantile o una storia collettiva, certamente suscita un appagamento visivo e il desiderio di volerne ancora.

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