Chi già conosce B Comics sa bene quale sia il meccanismo di questa bella pubblicazione tutta italiana dedicata al fumetto e realizzata da Ifix, studio di design fondato da Maurizio Ceccato (che ho intervistato qui in occasione dell’uscita del primo numero) che ha al suo interno anche una piccola casa editrice indipendente («casa editrice bonsai», la definisce lui) portata avanti grazie alla consulenza di Lina Monaco.

Il meccanismo, appunto, è semplice. Tanto quanto straordinari sono i risultati.
Ogni volume di B Comics, infatti, che per peso, colori e dimensioni si guadagna ruoli da protagonista su ogni scaffale, ha come tema centrale un’onomatopea e attorno a quella ruotano le opere di fumettisti più o meno affermati che Maurizio e Lina scovano grazie alle loro infinite conoscenze in materia — costruite in anni di lavoro nel settore dell’editoria e ora anche con una libreria (che si chiama Scripta Manent e sta a Roma) — e grazie anche ad una serie di serate di scouting che i due organizzano periodicamente.

(foto: Frizzifrizzi)

Dopo Crack!, l’onomatopea del primo, dirompente numero di B Comics, e Gram!, quella del secondo, da poche settimane è arrivata anche Shhh! a chiudere — con il silenzio — quest’ideale trilogia rumorosa, e l’intero progetto, che in tre volumi ha pubblicato più di 30 autori e scovato talenti su e giù per l’Italia.
Shhh! Concetto che poi il bravo Ceccato riesce a declinare graficamente in tante chicche più o meno evidenti, tra simboli, citazioni, pattern e texture, a partire dalla copertina con rilievo “rettilesco” che sembra anche il pattern del rumore bianco.

Le storie — realizzate da Davide Abbati, Davide Aurilia, Andrea Chronopoulos, Francesco Panatta (aka Guitar_Boy), Simone Peracchi, Gloria Pizzilli, Silvia Righetti, Alessandra Romagnoli, Valentina Sozzi e Niccolò Tonelli — sono infatti “mute”, senza parole, nonostante sfogliandole una per una ti sembra di sentire i rumori ambientali in maniera ben più accentuata rispetto ai fumetti con le didascalie e i balloon: i passi tra le foglie, il vento, lo scorrere dell’acqua, il tunz tunz di una discoteca, il flash di una macchina fotografica (che paradossalmente non fa rumore, a meno che non si torni indietro nel tempo e si usi la polvere di magnesio), il respiro di un uomo che fugge.

(foto: Frizzifrizzi)

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