Le esagerate, gelatinose, laccate, stucchevoli ricette dei libri di cucina degli anni ’70 e ’80 — quelli in cui si è fatto fuori il passato, la tradizione culinaria, per sperimentare l’artificioso e l’improbabile, alla ricerca di una “modernità” e di un’eleganza che invece, col senno di poi, si sono rivelate soltanto un corsa verso il kitsch.

Vere e proprie torri di frutti di mare, maionese ovunque, salse rosa, formaggio squagliato, ripieni dai colori chimici, impiattamenti zoomorfi: andando a colpire due tra le ossessioni contemporanee — la nostalgia e la passione feticistica ma ironica nei confronti del brutto — era inevitabile che l’estetica giallina e appiccicaticcia di quei decenni oscuri per l’arte della cucina venisse rilanciata sui social network.

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Su Facebook le pagine che raccolgono immagini tratte dai ricettari e dalle riviste dell’epoca sono tantissime, e noi stessi, poco più di un anno fa, abbiamo approfondito il tema dei totem gastronomici dagli anni ’70 in poi.

Tra gli appassionati di questo tipo di “amenità” c’è Anna Pallai, che di mestiere fa l’agente e la pr, è cresciuta negli anni ’70 a suon di polpettoni, uova alla diavola e peperoni ripieni, e ha cominciato a pubblicare su Twitter, Tumblr e Instagram le foto dei libri di cucina dell’epoca, ora raccolte in un libro pubblicato da Penguin Vintage, un classico volume da mettere “sul tavolino da caffè” per farsi due risate (se prima o dopo pranzo, questo dipende dalla resistenza del proprio stomaco).

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