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Slow Wave: i disturbi del sonno raccontati in un’animazione (da incubo)

Un filmmaker americano racconta cosa significa non riuscire a raggiungere la fase “a onde lente” del sonno, quella che ti fa sentire davvero rigenerato e riposato.

Non ho mai sofferto di disturbi del sonno—10 minuti e sono già lì che russo beatamente, ovunque mi trovi, al buio più totale o sotto una luce accecante, su sette guanciali o sul freddo pavimento (storica fu la volta che, qua in casa, mi addormentai per terra dopo un pranzo di famiglia, uno di quelli con tutti i parenti, i bambini che scorrazzano e le nonne che si lamentano degli acciacchi)—quindi non posso minimamente immaginare il dramma di chi, notte dopo notte, vive il dormire (o, meglio, il non dormire) come un incubo già prima di entrare nel mondo dei sogni e farli davvero, gli incubi.

Quest’animazione, realizzata dal filmmaker americano Andy Kennedy, credo possa avvicinarsi in qualche modo a questa quotidiana tragedia.

Si intitola Slow Wave e prende il nome dalla fase del sonno che precede immediatamente quella REM. Durante il sonno “a onde lente” l’attività del cervello e dei muscoli rallentano in maniera sensibile e questo permette al corpo di ricaricare le energie fisiche e stimolare la rigenerazione cellulare e il sistema immunitario. Si tratta del cosiddetto “sonno ristoratore”, che bambini e ragazzi raggiungono più facilmente e più spesso durante la notte mentre invecchiando (o a causa dei disturbi del sonno) le cose si fanno sempre più complicate.

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