(foto: Frizzifrizzi)

Avere la barba: il libro

Chiariamo subito: qua si entra nel regno dell’auto-celebrazione pilifera, dell’auto-indulgenza modaiola e di un sacco di altre auto-cose.
Chi non ne può più di vedere barbuti—con pellicce facciali più o meno selvagge, da pseudo-profeta, da boscaiolo del Vermont, da amish, da pappone anni ’70, oppure ossessivamente scolpite—se ne stia alla larga da questo libro, in caso contrario (che barba la barba) l’incazzatura è più che assicurata.

Frutto di un lungo viaggio attraverso l’Italia durato quasi tre anni, il libro Avere la barba, che ha pure la copertina irsuta, raccoglie foto e interviste a barbuti più o meno celebri, oltre a una serie di illustrazioni, poesie e racconti, ovviamente a tema.
I protagonisti sono quanto di più eterogeneo ci possa essere per età, provenienza, background culturale, grado di celebrità, ma sono accomunati, oltre che per tenersi ben lontani dai rasoi, dal fatto di appartenere più o meno tutti al cosiddetto “panorama creativo” (eh lo so, ecco un altro potenziale elemento di ostilità), cosa che fa del progetto—al netto dei peli—pure un bel catalogo dove scoprire tante realtà interessanti.

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Alessandro Toso, Claudio Traina e Diego Santi, i tre fondatori del progetto che porta il nome del libro—a cui si affianca pure un negozio online di prodotti per barba—hanno girato lo stivale andando a trovare uno per uno tutti i personaggi (oltre 80, da Lugo di Vicenza a Palermo, da Torino a Napoli), fotografandoli e sottoponendoli a una breve intervista a bruciapelo, uguale per tutti, pochi secondi per pensare e rispondere, col risultato—molto interessante a mio avviso—di dare un’immagine quanto più possibile reale del barbuto di turno, ma fornendo pure all’eventuale hater un sacco di materiale a cui appigliarsi per continuare a odiare.

Dentro al volume c’è tanta gente che conosco, pure un paio di amici; dentro al volume ci sono pure io, che ho riletto le mie risposte (date hic et nunc) con un certo imbarazzo, come di sicuro avranno fatto in molti.
In ogni caso, nel bene e nel male, l’esperimento di Avere la barba è riuscito benissimo: perché queste sono le barbe che siamo, e che ci meritiamo.

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co-fondatore e direttore
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