Erasmus 24_7: raccontare l’Erasmus con un film – intervista ai filmmaker di ZERO

Acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, deve il suo nome a Erasmo da Rotterdam filosofo e umanista olandese del XV secolo, che per compiere i suoi studi viaggiò per anni in tutta Europa.
Dal 1987, anno della sua istituzione, il programma conta più di 3 milioni di studenti, da 31 paesi europei, 4000 diverse università, ma fino ad ora un solo — a parere mio noiosissimo — film L’Auberge espagnole (ovvero L’appartamento Spagnolo di Cédric Klapisch, coproduzione franco-spagnola) a raccontare l’esperienza.
Strano che nessun altro in tutti questi anni si sia cimentato con un terreno così fertile di storie, amicizie, amori, prime volte, riti di passaggio, taglio del cordone ombelicale ecc.

Con un approccio documentaristico da fare invidia a Piero Angela, recentemente ci hanno provato tre temerari nostrani, i ragazzi di ZERO (al secolo Stefano De Marco, Niccolò Falsetti e Alessandro Grespan) e tra qualche giorno a Roma (Seratone) presenteranno il loro Erasmus24_7. Noi, incuriositi, abbiamo deciso di intervistarli.


Ciao ragazzi, quando ci avete contattato, vi siete presentati come il trio di filmmakers ZERO, precisando però che più spesso vi chiamano “quelli di #coglioneNo” per poi aggiungere “ma questa è un’altra storia”. Ora, anche se immagino, che da queste parti almeno i video li abbiamo visti e condivisi tutti — perché in fondo qui siamo tutti creativi, no? — per favore presentatevi senza fare i timidi, ricordandovi di raccontarci anche “l’altra storia”.

Filmmakers ZERO nasce qualche anno fa, dall’incontro di Stefano De Marco e Niccolò Falsetti alla Sapienza di Roma. I due scelgono di intraprendere una convivenza conflittuale a Berlino ed è da lì che iniziano a lavorare a progetti video insieme. Dopo alcuni lavoretti e un corto web sugli italiani all’estero che gira parecchio (Dubbio Made in Italy), iniziano il loro progetto più ambizioso, Erasmus 24_7.
Su Tinder conoscono me, al secolo Alessandro Grespan, e decido di aiutarli con l’inglese offrendo anche consulenze di marketing. Sboccia l’amore, così decidiamo di presentarci al mondo per la prima volta come mostro a tre teste con una campagna fake per la tutela dei lavoratori creativi: “CoglioneNo”.
Evidentemente la tutela dei creativi stava a cuore a un bel po’ di creativi, perché l’hanno condiviso in parecchi. E poi siamo tutti creativi, si sa. La cosa ci ha dato un sacco di visibilità, l’abbiamo messa sul CV, e dopo abbiamo pubblicato un romanzo, lavorato a varie campagne web e serie tv. Ma alla fine, per trovare lavoro, ci presentiamo sempre come “quelli di CoglioneNo”.

Primo giorno di shooting a Berlino
Primo giorno di shooting a Berlino

Quando e come è nata l’idea di girare un documentario sull’Erasmus? E perché Erasmus24_7?

Erasmus 24_7 è nato in una stanza da letto che Nicco e Stefano condividevano a Berlino, che di giorno mascheravamo da ufficio, e che molto spesso serviva ad ospitare il nostro DOP Benjamin Maier che faceva il coinquilino aggiunto e si pagava l’affitto lavorando aggratis per noi.
Non avevamo budget, ma come vedete offrivamo un’onesta merce di scambio.
Quando siamo andati a fare i conti abbiamo capito che anche per il documentario tutto sto budget non c’era. Quindi abbiamo scelto una forma di elemosina che oltreoceano chiamano crowdfunding.
Avevamo appena conosciuto lo stagista Grespan e sia lui che il sopracitato maestro Maier, assieme a Lorenzo Schirru, nostro fonico, sentendosi in colpa per non aver contribuito alla campagna di raccolta fondi, hanno deciso di lavorare free per darci un loro contributo. Anche qui, merce di scambio piuttosto onesta.
L’idea essenzialmente era quella di vedere l’esperienza Erasmus tramite un unico studente ipotetico, fatto di tante anime. Abbiamo circoscritto l’intera esperienza in un arco di 24 ore e scomposto il nostro protagonista in 7 studenti, provenienti da sette nazioni diverse e in Erasmus in 7 città differenti.
Attraverso il loro sguardo volevamo fare colazione ad Istanbul e vedere l’alba successiva a Lisbona passando per Praga, Berlino, Roma, Bordeaux e Valencia. E, apparentemente, ce l’abbiamo fatta. Bene o male, ce lo direte voi al Seratone.

Praga, durante la lavorazione del film
Praga, durante la lavorazione del film

Perché parlare dell’Erasmus? non ne aveva mai parlato nessuno a parte nel film L’appartamento spagnolo

Due di noi sono reduci Erasmus, Nicco non l’aveva neanche fatto, ma in entrambi i casi il motivo era lo stesso: avere una scusa per farsi un viaggione in 7 città europee.
Poi in viaggio ci siamo resi conto che l’Erasmus è un’esperienza che unifica giovani da tutta Europa.
Pensiamo che per creare una generazione di europei funzioni più l’Erasmus che cinquanta anni di Parlamento Europeo, perché mette gente che parla lingue diverse nella stessa barca, con gli stessi panni da lavare e rubinetti che perdono.
I nostri nonni si sparavano in trincea, oggi siamo a condividere appartamenti scràusi in periferia. (PS: Stefano si sta dissociando dall’uso di questa frase ad effetto che abbiamo usato troppe volte e che è invece tanto amata dai teneroni Nicco e Ale).

[Rido] e dico: l’avevo già sentita dire pure io in una vostra vecchia intervista a una radio su Youtube… Ma tornavamo alle domande, l’Erasmus è un programma di scambio universitario, voi avete pensato a 24 con 7 studenti in 7 città, ho visto i video online di 24 secondi per 7 studenti in 7 città e ci saranno stati si e no 4 secondi di inquadrature a aule studio e biblioteche, chiaramente nessuno parte per andare a studiare?

Qualche illuso c’è sempre chiaramente, ma quella dell’università è solo un pretesto o, quanto meno, una piccolissima parte. Lo diciamo con grande onestà, chiaramente, e lo pensiamo perché il livello personale di questa esperienza supera di gran lunga quello accademico.
Diciamo che l’università rimane nella sfera privata di ognuno, ma per parlare di Erasmus bisogna travalicare quella sfera e provare ad avere una visione d’insieme. Non vogliamo presumere di averla avuta, ma l’intenzione era quella, perché siamo convinti che il lato sociale e umano di questo programma sia di gran lunga quello più intenso, più profondo e più impattante. E non c’è niente di male a dirlo, né a raccontarlo.

Berlino, durante la lavorazione del film
Berlino, durante la lavorazione del film

No, per nulla, ma “la tesi” era evidente anche dai trailer.
Come avete scelto la città e come gli studenti?

Le città attraverso un mix di criteri quali nord-sud/est-ovest, distanza dal mare, clima, periodi dell’anno, luoghi d’interesse, mete gettonate, comodità logistiche, ecc. Diciamo che ognuna ha la sua storia.
Per i ragazzi invece è stato più semplice per un verso e più complesso per un altro. Più semplice perché il “dio di internet” ci ha donato Skype e li abbiamo conosciuti tutti così, con lo stesso mezzo con cui loro chiamavano mamma e papà dalle loro rispettive città ospitanti. Più complesso perché valutare le persone non ci piace e, anche se nel nostro lavoro capita spesso di fare dei casting, questo era quantomeno anomalo.
C’era da valutare infatti dei ragazzi che non avrebbero recitato ma ci avrebbero aperto le porte della loro quotidianità per lasciarci spiare le loro vite per qualche giorno (tre di media).
Questo è stato complicato per la delicatezza che prevede una scelta simile e di cui noi tre marrani siamo tendenzialmente privi.

Valencia, durante la lavorazione del film
Valencia, durante la lavorazione del film

A parte la lingue nazionali dei ragazzi e delle città in cui avete girato (io ho l’immagine della babele di lingue di Appartamento spagnolo, ma anche della mia esperienza in fatto di Erasmus) avete riscontrato ancora delle differenze culturali? Voglio dire: dai pur brevissimi trailer i ragazzi e le cose che fanno per divertirsi paiono “fungibili” insomma fanno tutti le stesse cose e immagino non perché sono banali loro ma perché le differenze culturali a quell’età (in quella fase della vita) paiono sparire…

La nostra idea era quella di raccontare diversi Erasmus e prima di partire eravamo preoccupati proprio di trovare delle differenze.
Quello che noti l’abbiamo riscontrato anche noi. Siamo diversi, certamente, ma alla fine siamo una generazione molto omogenea, che ama fare cose molto simili. Addirittura omologati, se vogliamo, il che è affascinante, perché ci fa capire che nonostante tutto c’è qualcosa che ci unisce nonostante le distanze naturali.
Da un’altra prospettiva è anche un sintomo di come abbiamo smarrito certe peculiarità delle nostre realtà particolari di provenienza. Se questo sia naturale, sia un bene o un male, non sta a noi dirlo.

Roma, durante la lavorazione del film
Roma, durante la lavorazione del film

Dopo la presentazione romana dove altro presenterete il film e dove sarà visibile?

Vogliamo rendere disponibile il film a più persone possibili in tutta Europa, visti i tanti founder e i milioni di studenti in 27 anni di Erasmus che sicuramente non vedono l’ora di vedere il nostro film (che infatti è in lingua inglese con sottotitoli italiani).
Il mezzo ideale ovviamente è Internet. Stiamo chiudendo una collaborazione con un editore per il mese di Febbraio perché il film sia visibile, ovviamente aggratis, per sapere dove e come, seguiteci su Facebook (facebook.com/facciazero).

Giunti fin qui, direi che potremmo finire con il classico e temutissimo “Avete progetti per il futuro?”

Molti, ma finché non vediamo le firme sui contratti non ci crediamo neanche noi. Quindi parliamo solo di quello che è sicuro: il 12 e 13 Marzo siamo al “Bellagente” a Roma, tra l’altro terremo anche un workshop su quanto odiamo la parola “virale”.
Si chiamerà Sticazzi Virali, e non sappiamo bene nemmeno noi perché quei pazzerelli di Dude ce lo facciano fare.

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