Dublino negli ultimi anni ha vissuto delle vere e proprie montagne russe economiche: dopo un passato umile e sofferto, è passata a un improvviso boom economico nei primi anni del 2000, anni in cui il centro città si è popolato solo di catene internazionali e lo shopping sfrenato sembrava voler coprire in fretta i brutti ricordi di una povertà secolare, rappresentata dalla statua, mal sopportata dai Dublinesi, del personaggio popolare Molly Malone, pescivendola di giorno e prostituta di notte.

The Design House (foto: Paola Tartaglino)

The Design House
(foto: Paola Tartaglino)

Nell’ubriacatura economica che si stava vivendo, era preponderante il bisogno di affrancarsi da un passato collegabile alla povertà: tutto quello che legava a storia e tradizione veniva cancellato o considerato vecchio ed ammuffito.

Dopo lo scoppio della bolla immobiliare e la conseguente crisi che ha colpito l’Irlanda assieme all’Europa, gli irlandesi in questi ultimissimi anni stanno ripartendo proprio facendo pace con le loro radici, con la loro storia e cultura, allineandosi ad un pensiero che sembra essere diventato comune in tutta Europa: la ripresa economica passa dalla differenziazione, ripartendo da quello che si ha e si è, senza vergogna ma anzi usando le caratteristiche autoctone e la tradizione come arma vincente sul mercato.

Durante tutto il 2015 in Irlanda si è celebrato lo Year of Design, con un ricco programma di eventi il cui scopo è promuovere il meglio del design, dell’artigianato e della creatività irlandese.
Organizzato dal Design&Craft Council irlandese, ente variegato e lungimirante, prevede tour turistici tematici nei craft studio e botteghe, incontri con designer ed artigiani, corsi, esibizioni, tavole rotonde, partecipazioni a fiere internazionali.

Al di là della pressochè infinita scelta di mostre ed eventi di altissimo livello, questa manifestazione ha avuto la funzione di piattaforma di scambio e discussione riguardo i processi di creazione, l’innovazione, l’insegnamento e la trasmissione del sapere.

Attraverso tantissime conferenze, tavole rotonde e incontri, si è creato un senso di comunità e si è incoraggiata la collaborazione. Il festival ha enfatizzato la trasversalità del design e del craft tramite la più ampia condivisione del know-how e delle tecniche.

Dublino, che ho avuto l’occasione di visitare recentemente proprio per l’Irish Design Year, oggi pullula di negozi che si fanno vanto di offrire solo autentico Made in Ireland, spazi di vendita collettivi dedicati a nuovi designer e makers, craft studio e piccoli caffè dove l’arredamento e ogni curatissimo dettaglio sono rigorosamente artigianali.

Irish Design Shop (foto: Paola Tartaglino)

Irish Design Shop
(foto: Paola Tartaglino)

Spazi come The Irish Design Shop, The Design House, Industry o Article rappresentano la New Wave della creatività irlandese, accanto a department store di lunga tradizione come Avoca, progetto di shopping lifestyle all’irlandese nato dall’originale produzione tessile di una famiglia locale di fine ‘700.

Entrare in questi luoghi oggi vuol dire respirare passione, entusiasmo ed aderenza ad uno stile funzionale e pulito, in cui si trovano tovagliette in feltro laser cut e vasi in cemento serigrafati artigianalmente accanto a cappelli lavorati a maglia con filati autoctoni tinti in Irlanda, sciarpe plaid a tinte fluo tessute magari a 45 minuti dal negozio che le ha in vendita.

Il risultato è l’unione di antiche tradizioni, reinterpretazione stilistica contemporanea ed anelito internazionale. Lo scopo e l’effetto finale di un evento intelligente come l’Irish Design Year non è stato solo quello di un’interessante vetrina per designers: si parla infatti di un concreto sviluppo del lavoro, aumento delle esportazioni e miglioramento della competitività in campo internazionale.

Supportato dal Ministero del Lavoro e dell’Innovazione, ha come meta la creazione di almeno 1800 posti di lavoro in tre anni derivati dal commercio di prodotti e servizi, creazione di oltre 200 start up legate al design, in più l’aiuto a 300 imprese nell’esposizione in fiere ed eventi internazionali.

Un esempio di lungimiranza e supporto concreto che speriamo sia presto seguito anche nel nostro paese, che in fatto di artigianato storico e nuovi designers e creativi, non ha nulla da invidiare a nessuno ma che fatica ancora a crederli una risorsa per uscire, sul serio, dalla crisi.

The Design House (foto: Paola Tartaglino)

The Design House
(foto: Paola Tartaglino)

Avoca (foto: Paola Tartaglino)

Avoca
(foto: Paola Tartaglino)

Avoca (foto: Paola Tartaglino)

Avoca
(foto: Paola Tartaglino)