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BBB15 | “Affinché possano fiorire”: Daniela Tieni e la violenza illustrata

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Sono mille anni e qualche minuto che stai correndo, bambina mia. Adesso siediti qui, ti pettino bene i capelli. Li pettiniamo bene, dalle radici alle punte, dalle radici alle punte. Collezioniamo i nodi, li mettiamo dentro un barattolo di vetro. Chiudi, presto, non farli scappare.

Comincia così, come una fiaba, come un viaggio a tappe—ogni tappa un ostacolo da superare, un nodo da intrecciare o sciogliere—Affiché possano fiorire, la mostra con le illustrazioni dell’artista romana Daniela Tieni e i testi di Sara Trofa, organizzata presso Tricheco Osteria (dove rimarrà esposta, in via Rialto 23a, a Bologna, fino al 18 dicembre) grazie alla collaborazione tra il BilBOlbul e il festival La violenza illustrata.

Un mostra e un percorso che parlano di violenza, tra parole e immagini che in un attimo s’infilano tra i tuoi pensieri e continuano a girare e girare, pure quando sei già uscito.
Per nulla facile raccontare la violenza sulle donne in maniera così sottile e al contempo così potente, evitando banalizzazioni e rappresentazioni didascaliche.
Daniela c’è riuscita, e mi ha raccontato come ha lavorato.

* * *

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Com’è nato il progetto, Daniela?

Io conoscevo Patrizia, della Casa delle Donne: due anni fa ho partecipato a una mostra collettiva curata da loro e quest’anno mi hanno chiesto di fare un lavoro un po’ più ampio, una mostra personale, sempre sul tema della Violenza sulla donna.
Quando ho iniziato a pensare a questo progetto ho coinvolto una mia carissima amica scrittrice, Sara Trofa, e abbiamo ragionato molto a lungo, insieme su come impostare il progetto, su cosa mettere in evidenza, cosa dire.

Immagino non sia stato facile.

Sì, al di là della mostra in sé, anche sul piano emotivo è stato un progetto difficile, soprattutto all’inizio.
Ne abbiamo discusso talmente tanto, tra noi, che abbiamo raccolto una sorta di grosso plico pieno di documentazione.

Primo nodo Dividiamo i capelli in tre parti. Una parte di sinistra: è il sentiero dei salti prodigio. Una parte dietro alla nuca: è il sentiero dei pensieri lucenti E una parte sulla spalla destra: è il sentiero dei tesori non ancora scoperti. Tu sei delicata, così delicata che le farfalle ti danno tanti baci. Mille, duemila, le farfalle non si stancano mai. E per ogni bacio diventi più piccola, un puntino, così, che quasi non c'è.
Primo nodo
Dividiamo i capelli in tre parti. Una parte di sinistra: è il sentiero dei salti prodigio. Una parte dietro alla nuca: è il sentiero dei pensieri lucenti E una parte sulla spalla destra: è il sentiero dei tesori non ancora scoperti.
Tu sei delicata, così delicata che le farfalle ti danno tanti baci. Mille, duemila, le farfalle non si stancano mai. E per ogni bacio diventi più piccola, un puntino, così, che quasi non c’è.

Pensate di farci qualcosa, con quest’opera “dietro alle quinte”?

Per ora rimane tra noi, anche perché c’è tanto di personale.
Però ne abbiamo discusso su cosa farne. E sarà, eventualmente, un passaggio successivo.
Ad ogni modo per la mostra ci siamo volute concentrare, più che su una storia singola, su un percorso che può fare una donna che subisce o può subire una violenza più o meno grave.

Un percorso in 10 nodi.

Esatto, 10 passaggi, in una specie di metamorfosi che una donna subisce. Non diciamo esplicitamente di che violenza stiamo parlando, se psicologica o anche fisica, però si capisce che è una donna sofferente. E c’è una voce narrante, una voce protettrice, che la accompagna in questo percorso di costruzione e ricostruzione.

Secondo nodo Ora impugna le due parti laterali di capelli. Le tue orecchie sono tese, lunghe fino alla luna. Io sarò qui durante tutto il loro viaggio. Ascolti ogni rumore. Sei silenzio di tomba, immobile e pronta. Rimbombi dentro i muri. Confondi l'amore con il pericolo, stai troppo attenta e non ti riposi. Sei un animale perfetto. (fonte: danielatieni.blogspot.it)
Secondo nodo
Ora impugna le due parti laterali di capelli. Le tue orecchie sono tese, lunghe fino alla luna. Io sarò qui durante tutto il loro viaggio. Ascolti ogni rumore. Sei silenzio di tomba, immobile e pronta. Rimbombi dentro i muri. Confondi l’amore con il pericolo, stai troppo attenta e non ti riposi. Sei un animale perfetto.
(fonte: danielatieni.blogspot.it)

Affrontare un progetto del genere in due può essere un modo di alleggerire, se così si può dire, il “carico” emotivo?

Questo è verissimo. Lavorare in due ci ha aiutato molto. Comunque non è che ci siamo scelte a caso, c’è innanzitutto una grande stima e fiducia reciproca. Per me sarebbe stato molto complicato fare una progetto del genere con un’altra persona.
Per me il testo di Sara è stato di grande supporto. E ci siamo consultate reciprocamente su ogni passaggio.

Hai avuto carta bianca dal festival e dalla Casa delle donne?

Sì, nessun tipo di limite, se non quello di non rappresentare in maniera didascalica un argomento del genere.

Terzo nodo Sovrapponi la parte di sinistra a quella centrale. Lo so, la mia acqua non ti lava, la pioggia non ti pulisce, ma ti assicuro: ci sarà sempre un temporale per te. E adesso sei diventata un sasso. Guarda quanto sei bella. Liscia e nera e dura come una montagna. Per questa salvezza minerale, che nulla pensa e nulla vuole, il tempo ha perso la testa: non sai più quando è prima e quando è dopo, non sai la tua torre quanti anni ha, il tuo essere lontana. E busseranno le formiche, i fiori, busseranno i vermetti che ti vogliono parlare, ma tu sei un sasso dentro un sasso dentro un sasso. Una matrioska di pietra, possente e assente.
Terzo nodo
Sovrapponi la parte di sinistra a quella centrale. Lo so, la mia acqua non ti lava, la pioggia non ti pulisce, ma ti assicuro: ci sarà sempre un temporale per te. E adesso sei diventata un sasso. Guarda quanto sei bella. Liscia e nera e dura come una montagna.
Per questa salvezza minerale, che nulla pensa e nulla vuole, il tempo ha perso la testa: non sai più quando è prima e quando è dopo, non sai la tua torre quanti anni ha, il tuo essere lontana.
E busseranno le formiche, i fiori, busseranno i vermetti che ti vogliono parlare, ma tu sei un sasso dentro un sasso dentro un sasso. Una matrioska di pietra, possente e assente.
(foto: Frizzifrizzi)

Fare una lavoro su un tema come questo può essere molto pesante, come hai anche suggerito tu poco fa, ma alla fine può anche essere catartico?

Ben coscienti che quello che stavamo facendo sarebbe stata solo una goccia in un oceano immenso—un piccolo, minimo, umilissimo contributo—ci siamo sentite addosso una bella responsabilità. Perché magari pensi che possa passare alla mostra qualcuno che ha subito violenza, quindi ti chiedi se le immagini e i testi possano essere rispettosi: una singola parola può ferire, o riaprire una ferita, una singola immagine può fare male, evocare tante cose. Questo pensiero ci ha accompagnate durante tutto il lavoro.
Però, come dici tu, alla fine ci siamo sentite un po’ più alleggerite [Daniela, mentre ne parla, senza rendersene conto, con le mani mima un paio di ali: glielo faccio presente e lei si mette a ridere, n.d.r.]

Quarto nodo Sovrapponi la parte di destra a quella centrale. Intreccia forte. Presto arriveranno i cacciatori, interrogheranno il tuo letargo, verranno a tagliarti i capelli, le orecchie, verranno a tagliarti le gambe. Tu intreccia forte. Tu che oggi sei la tua ferita e nient'altro, stringiti forte, la sigilliamo con lo splendore di tutti gli zigomi, la medichiamo con il potere delle parole prime, la medichiamo e aspettiamo che funzioni. Ma questo nodo è troppo grande, non sappiamo dove metterlo.
Quarto nodo
Sovrapponi la parte di destra a quella centrale. Intreccia forte. Presto arriveranno i cacciatori, interrogheranno il tuo letargo, verranno a tagliarti i capelli, le orecchie, verranno a tagliarti le gambe.
Tu intreccia forte. Tu che oggi sei la tua ferita e nient’altro, stringiti forte, la sigilliamo con lo splendore di tutti gli zigomi, la medichiamo con il potere delle parole prime, la medichiamo e aspettiamo che funzioni.
Ma questo nodo è troppo grande, non sappiamo dove metterlo.
(foto: Frizzifrizzi)
Quinto nodo Ora sovrapponi la parte di sinistra a quella centrale. Intreccia molto forte. Non sembri più fatta per questo mondo. Appartieni a un'altra marea, al dolore che respira quando tu respiri. La tua pelle ha preso un altro colore, ha preso un malodore—ti hanno detto così—che sei un mostro, una bestia rara. E mentre noi pettiniamo e intrecciamo, diventi un unicorno inventato, vile e sgraziato, che nessuno vuole intorno. Mia dolce criniera, un bubbone di fantasia—ti hanno detto—un pensiero esagerato.
Quinto nodo
Ora sovrapponi la parte di sinistra a quella centrale. Intreccia molto forte.
Non sembri più fatta per questo mondo. Appartieni a un’altra marea, al dolore che respira quando tu respiri. La tua pelle ha preso un altro colore, ha preso un malodore—ti hanno detto così—che sei un mostro, una bestia rara. E mentre noi pettiniamo e intrecciamo, diventi un unicorno inventato, vile e sgraziato, che nessuno vuole intorno. Mia dolce criniera, un bubbone di fantasia—ti hanno detto—un pensiero esagerato.
(foto: Frizzifrizzi)
Sesto nodo Sovrapponi la parte di destra a quella centrale. Intreccia forte. Hai perso il benvenuto nelle case, i pori della pelle ti si allargano, sembrano spine quelle che stanno per uscire ma sono piume. Piume e altre piume e altre piume. Eccoti arpia a squarciare l'aria sulle cime più basse e più alte. Vuoi urlare fino in capo al mondo, ma noi, bambina mia, pettiniamo ancora un po' le punte. Anche se sei stanca più degli stanchi, anche se vuoi andare, abitare gli spazi incredibili, io ti terrò qui. Resta, e ascolta: questo è il tuo canto che non sa dove suonare, lasciamolo ballare, lasciamolo tremare.
Sesto nodo
Sovrapponi la parte di destra a quella centrale. Intreccia forte.
Hai perso il benvenuto nelle case, i pori della pelle ti si allargano, sembrano spine quelle che stanno per uscire ma sono piume. Piume e altre piume e altre piume. Eccoti arpia a squarciare l’aria sulle cime più basse e più alte. Vuoi urlare fino in capo al mondo, ma noi, bambina mia, pettiniamo ancora un po’ le punte. Anche se sei stanca più degli stanchi, anche se vuoi andare, abitare gli spazi incredibili, io ti terrò qui. Resta, e ascolta: questo è il tuo canto che non sa dove suonare, lasciamolo ballare, lasciamolo tremare.
(foto: Frizzifrizzi)
Settimo nodo Sovrapponi la parte di sinistra a quella centrale. Ancora, intreccia forte. Senti denti stranieri crescerti in testa, senti mani fredde e nemiche germogliare dalle tue braccia, il tempo e lo spazio ti blaterano addosso, non sai più chi sei ma io ti conosco ancora, ti riconosco in qualunque forma, e sono qui. Presto vorrai disfare tutta la tua treccia, mandare l'amore in malora, vorrai disfare tutto e lo farai. Ricominceremo da capo. Adesso puoi riposare un po'.
Settimo nodo
Sovrapponi la parte di sinistra a quella centrale. Ancora, intreccia forte.
Senti denti stranieri crescerti in testa, senti mani fredde e nemiche germogliare dalle tue braccia, il tempo e lo spazio ti blaterano addosso, non sai più chi sei ma io ti conosco ancora, ti riconosco in qualunque forma, e sono qui.
Presto vorrai disfare tutta la tua treccia, mandare l’amore in malora, vorrai disfare tutto e lo farai.
Ricominceremo da capo. Adesso puoi riposare un po’.
(foto: Frizzifrizzi)
Ottavo nodo Sovrapponi la parte di destra a quella centrale. Intreccia forte. Riposa, mio pettirosso, non c'è bisogno di dire nulla, riposa. Il sole lavorerà in te, cercherà la formula che ti pulisce il sangue e ti nutre le ossa.
Ottavo nodo
Sovrapponi la parte di destra a quella centrale. Intreccia forte.
Riposa, mio pettirosso, non c’è bisogno di dire nulla, riposa. Il sole lavorerà in te, cercherà la formula che ti pulisce il sangue e ti nutre le ossa.
(foto: Frizzifrizzi)
Nono nodo Sovrapponi la parte di sinistra a quella centrale. Intreccia forte queste punte secche, erbe avvizzite, stizzite, che non vogliono sapere niente. Tu intreccia così, credi a questo corpo che ritorna, prendi queste guance come nuove, intreccia fino alla fine dei capelli e lega la treccia con questo nastro.
Nono nodo
Sovrapponi la parte di sinistra a quella centrale. Intreccia forte queste punte secche, erbe avvizzite, stizzite, che non vogliono sapere niente. Tu intreccia così, credi a questo corpo che ritorna, prendi queste guance come nuove, intreccia fino alla fine dei capelli e lega la treccia con questo nastro.
(foto: Frizzifrizzi)
Il decimo nodo lo facciamo noi. Lo fai tu. Leghiamoli insieme questi salti prodigio, questi pensieri di luce, leghiamoli insieme con tutti i tesori.
Il decimo nodo lo facciamo noi. Lo fai tu. Leghiamoli insieme questi salti prodigio, questi pensieri di luce, leghiamoli insieme con tutti i tesori.
Ecco, questa è la tua treccia.
È solo tua, amica, è la tua corda per saltare,
è la tua corda per scappare. Scalare, navigare, conquistare.
E questo barattolo, ora, non serve più a nulla.
Liberiamo i nodi, facciamone una collana:
la doneremo ai vili, ai torvi, ai cacciatori,
la doneremo loro affinché possano sognare,
(foto: Frizzifrizzi)
affinché possano fiorire
affinché possano fiorire
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