#myinstagramlogo: Instagram compie 5 anni e gli utenti si mettono a ricreare il logo con gli oggetti che hanno attorno

I marchi di moda usano quello che hanno in catalogo, i modaioli quel che c’è nel guardaroba, il caffeinomane mette i chicchi di caffè, il palestrato gli attrezzi, il musicista jack e microfono, gli artisti i pennelli e i colori. C’è chi fa dolci, chi fa panini, chi s’arrangia con foglie, fiori e legnetti, ma in migliaia stanno utilizzando Instagram per mostrare al mondo la propria interpretazione del logo del popolare social network, che qualche giorno fa (il 6 ottobre) ha compiuto 5 anni.

In realtà l’hashtag che raggruppa tutto, #myinstagramlogo è tutt’altro che nuovo, è stato lanciato spontaneamente (gli addetti ai lavoro lo chiamano “contenuto organico”, e cioè nato dall’iniziativa del pubblico e non dell’azienda) e già da tempo girano “remake” della celebre icona presente su centinaia di milioni di smartphone in tutto il mondo e responsabile di gran parte delle tendenze, in fatto di immagine, attraverso le quali siamo passati in questi anni: filtri dal sapore vintage, colori pastello o tinte slavate, foto al cibo che mangiamo, punto di vista dall’alto (di scarpe, oggetti sul tavolo, colazioni, libri), selfie…

Ma negli ultimi giorni, subito prima e subito dopo il compleanno, mentre Vice ti spiega perché se non fai soldi con Instagram sei un fesso, gli utenti si sono davvero scatenati, dimostrando un amore che forse non ha eguali nel mondo dei social network—anche se c’è da dire che molti l’hanno fatto e continuano a farlo soprattutto per sfruttare l’occasione e salire sul “carrozzone” di un hashtag popolare per farsi un po’ di pubblicità.

Ad ogni modo, tra petizioni, indignazioni, class action, bufale contro i “cattivoni” di Google e Facebook—e in parte anche Twitter—sembra quasi che Instagram sia l’unica azienda del settore a non fare passi falsi (ovviamente li fa, come tutti, ma il perdono è quasi sempre immediato e incondizionato), passando praticamente indenne attraverso tutta una serie di piccole/grandi rivoluzioni—dall’aggiunta degli hashtag all’apertura a nuove piattaforme, dalla possibilità di modificare le immagine attraverso tutta una serie di parametri (oltre ai filtri) ai mini-video, fino alle ultime, e cioè l’abbandono del formato quadrato (che era diventato una sorta di marchio di fabbrica) come unica possibilità di scatto, e l’introduzione dei contenuti a pagamento—quest’ultima forse la più grande novità, l’unica, insieme all’acquisizione da parte di Facebook nel 2012, potenzialmente capace di minare alle fondamenta l’amore degli utenti. Che invece resiste nonostante tutto. Persino nonostante le orribili cornicette.

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