La pianta che si fa i selfie

theselfieplant

Che nessuno sia immune dal selfie (che finora merita indubbiamente il titolo di neologismo del XXI secolo) è un dato di fatto. Se fino a qualche anno fa rifiutare gentilmente ma con fermezza di apparire in un autoscatto “col telefonino” era già una cosa sospetta ma ancora accettata, oggi un “no, io non faccio selfie” ti mette nell’imbarazzante posizione del praticante musulmano a una cena di leghisti a base di prosciutto cotto e salamini Berètta — e te lo dice uno che, quando può, rifiuta, cosa che col mestiere che faccio significa rinunciare a una sacco di soldi da parte di marchi che propongono tutti la medesima cosa (viva la fantasia): far da testimonial, metterci la faccia, farsi i selfie.

Non metterci la faccia, nel 2015, significa non esistere: essere tagliato fuori dal futuro ricordo di una serata; essere idealmente cancellato dalla lista di quelli invitati alla cena, alla festa, alla conferenza, al matrimonio; svanire in toto (parole comprese) da un momento collettivo.
«Ah che notte pazzesca. C’era pure Simone, no?»
«Simone chi?», risponde l’altro, sfogliando le foto di Facebook o dell’archivio sul proprio smartphone.

Mi faccio i selfie, ergo sum, dunque.
E ben consci di questo gli studenti del Copenhagen Institute of Interaction Design hanno pensato bene di introdurre nell’universo parallelo dell’immagine che vive e si moltiplica via social network un elemento estraneo: una pianta.
Per la precisione una pianta che si fa i selfie. Ché pure le piante hanno momenti speciali da condividere: una nuova fogliolina che spunta, un fiore bellissimo illuminato da un raggio di sole in un mattino molto speciale, un fastidioso insetto che le ronza attorno…

Eccola allora la Selfie Plant, che con un motore collegato a un circuito Arduino sceglie l’angolazione migliore e regola il suo “bastone da selfie” per poi spedire tutto sul suo profilo su Facebook. Profilo a cui puoi chiedere l’amicizia, ovviamente. Perché lei non potrà andarsene in giro a bere per locali, ancorata com’è alla terra e al vaso con le sue radici, ma di sicuro è meno musona e asociale dell’amico in carne e ossa che si ostina a starsene fuori dai social network e che — un giorno sarà la pianta a spiegarglielo — sta pian piano scomparendo dal mondo.

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