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anGostura: gli anelli “amari” di Giulia Tavani

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Il troppo dolce disgusta, si sa, per questo c’è chi aggiunge un po’ di pepe, ma c’è anche chi per stemperare preferisce aggiungere una nota amara. Un po’ di angostura per esempio.

L’Angostura o Angostura bitter è un amaro che si ottiene dall’infusione di varie erbe aromatiche e spezie, tra le quali scorza di arancia, chiodi di garofano, genziana e china in alcol a 44%. La inventò il medico militare prussiano Johann Gottlieb Benjamin Siegert nel 1824, per curare la nausea e la dissenteria causate dalle febbri tropicali ai soldati che combattevano per l’indipendenza del Venezuela, accanto a Simón Bolívar.
Per anni fu usata per aumentare l’appetito e facilitare la digestione, specie da soldati e marinai che viaggiando dall’Europa al Sud America sempre con il rimedio a portata di mano contribuendo alla sua diffusione.

L’Angostura deve il nome alla parola spagnola “angusto” che sta per “stretto” in senso nautico. Dalla fine dell’Ottocento è prodotta dalla famiglia del Dott. Siegert sull’isola di Trinidad. Documentandomi sul sito ho trovato molto divertenti le due versioni sulla nascita dell’etichetta, che è visibilmente più grande della bottiglia. La prima dice che forse la cosa è da attribuire all’atteggiamento rilassato tipico dei Caraibi, e che cioè qualcuno certamente fece l’errore iniziale, certamente gli altri se ne accorsero, ma ognuno ritenne che qualcun altro si sarebbe attivato per correggerlo.

L’altra, ancora meglio secondo me, vuole che un impiegato sia andato ad ordinare la bottiglia e un altro l’etichetta e solo al ritorno in ufficio si resero conto dell’errore, ma siccome i tempi di consegna dell’amaro erano serrati decisero che non era il momento di correggerlo. Poi la cosa funzionò ugualmente, quindi non fu mai corretto. Ad inizio del ‘900 l’amaro affiancò al suo uso curativo, quello per cui lo conosciamo noi oggi, e cioè di essere utilizzato come elemento di molti famosissimi cocktail (in Sud America ne esiste anche un uso gastronomico sia per piatti dolci che salati) per cui la sua nota amara ben si presta.

Ed è alla nota amara e dirompente di questo leggendario bitter che la giovane creatrice di gioielli romana Giulia Tavani decide di far riferimento chiamando il suo brand proprio anGostura.

Giulia rifugge dall’assioma monile uguale “sbirluccichio” e per questo dà vita ad una collezione fatta di anelli in argento e bronzo, che reinterpretano forme classiche (sia maschili che femminili), con l’aggiunta di un po’ di amaro. Quello stesso amaro per cui questi anelli se pur curatissimi nei dettagli appaiono un po’ “sporchi”, quasi “ruvidi”. Quello stesso amaro per cui mi piacciono!

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co-fondatrice e caporedattrice

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