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Dirt Pattern Material: la camicia già macchiata

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Un mese fa uno degli articoli più condivisi e discussi in rete fu quello di Matilda Kahl, un’art director di Saatchi & Saatchi che ha raccontato ad Harper’s Bazaar di aver indossato negli ultimi tre anni le stesse identiche cose, in modo da liberarsi dal tempo e dallo stress impiegato ogni mattina per scegliere il look giusto e utilizzare le energie risparmiate per focalizzarsi sul suo lavoro.

Quello dell’uniforme non è certo un concetto nuovo e originale. Basta pensare a tutti i mestieri in cui indossarne una è un obbligo, un segnale di riconoscimento o d’appartenenza, un consuetudine, un fatto puramente dovuto alla praticità: dai medici e gli infermieri agli operai, dai militari agli uomini d’affari, dai giovani agenti immobiliari (che sembrano infilati dentro a forza in completi evidentemente scelti da qualcun altro: mamme? fidanzate? commesse del negozio?) a quelli che lavorano sulle autostrade.

Ciò che ha fatto discutere, e che ha costretto Matilda Kahl a dover rispondere a domande curiose, improbabili e talvolta pure inopportune (del tipo: “ma lo fai per una scommessa?”; o “fai parte di una setta?”) è il fatto che fosse un pubblicitario, un creativo, a decidere di liberarsi di un’attività che, appunto, una certa dose di creatività la richiede, quale lo scegliere cosa mettersi, dunque come apparire, come mostrarsi agli altri, cosa far leggere di sé al mondo attraverso abiti e abbinamenti.
Non solo: un pubblicitario, un creativo e per giunta donna! Con tutto l’ulteriore peso sociale in fatto di scelta dell’abbigliamento che questo comporta.

Tra complimenti, solidarietà, qualche insulto e lunghe discussioni che andavano dal pratico all’idealistico, passando per dibattiti sul senso stesso della moda, il “coming out” dell’art director ha fatto a sua volta tendenza, e probabilmente ispirerà colleghe — e non solo — ad adottare lo stesso, iper-razionale stratagemma per togliersi un pensiero e guadagnarne in tempo e capacità di concentrazione da dedicare a cose (per loro, e per molti) più importanti.

Ad inserirsi nello stesso campo d’azione ad esempio c’è Dirt Pattern Material, una capo “mimetico” pensata per chi vuol togliersi di mezzo il problema delle macchie che quotidianamente potrebbero minacciare l’immacolato candore di una camicia.

Progettata da Mair Wennel, artista spesso alle prese con più o meno provocatori accessori per la sopravvivenza urbana (vedi i suoi Commuter Hacks), la camicia viene venduta già macchiata d’olio, grasso, erba, vino, e si presta ad eventuali “evoluzioni” casuali nel caso chi la indossi incappi in una macchia.

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