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«Illuminare l’oppressiva, obsoleta natura delle tradizionali religioni maschiliste e delle altre istituzioni patriarcali», questo — in breve — il motivo che ha spinto Bianca Casady, una delle due sorelle del progetto musicale folk-psichedelico-naïf CocoRosie, e Anne Sherwood Pundyk, pittrice e fotografa newyorchese, a fondare il magazine neo-femminista Girls against God.

Già dal titolo, una dichiarazione di guerra e, soprattutto, la scelta di portare avanti una delle istanze che caratterizzò il movimento femminista a partire dagli anni ’70, quando dopo il successo mondiale del pamphlet Witches midwives and nurses. Complaints and disorders delle due studiose e femministe americane Barbara Ehrenreich e Deirdre English, si iniziò a evocare appunto il paragone con la stregoneria per spaventare la società maschilista, per rivendicare il proprio diritto a “essere cattive”, per distruggere gli stereotipi di donna-oggetto e angelo del focolare.

“Tremate tremate le streghe son tornate”, gridavano nelle piazze le femministe italiane.
E lo stesso fanno dalle pagine di Girls against God le artiste coinvolte nel progetto, che attraverso l’arte, la letteratura, le performance, le interviste, rivendicano il loro ruolo di prosecutrici della ribellione e dell’autodeterminazione iniziata con Eva e proseguita nel corso dei millenni attraverso culti pagani, riti, “incantesimi” tramandati di madre in figlia, e lotte politiche, sociali e religiose di cui, a quanto pare, c’è ancora un gran bisogno, visto il sessismo e il maschilismo che ancora serpeggiano tra le pieghe, nascoste o meno, della nostra società.

Uscito finora in due numeri e distribuito da Capricious, Girls against God si acquista online qui o qui.

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