Negli anni devo aver ricevuto qualche migliaio di comunicati stampa.
A volerli dividere in categorie ecco quello che uscirebbe fuori (e questa è solo una piccola parte, frutto — ahimé — non di immaginazione narrativa ma di reale esperienza sul campo):

Le lenzuolate
Spesso introdotte da un surreale «ti mando qualche informazione in più», sono battute in corpo 10 e arrivano in allegato rigorosamente in formato .doc
Dentro c’è molto più di quello che ti sogneresti mai di chiedere e di voler sapere. Nei casi più estremi chi ha scritto il comunicato la prende talmente alla larga che, arrivato alla fine della prima pagina, ti chiedi se non si tratti dell’incipit di un trattato di filosofia, prima di scoprire che si tratta del vernissage di una mostra.

Tutto molto esclusivo
È esclusivo l’evento. Sono esclusivi gli ospiti. È esclusiva (e, a piacere, straordinaria, unica, meravigliosa, originale) la live performance di qualche vip con la sindrome del prezzemolo. È esclusivo il prodotto che viene presentato. Esclusivo il marchio. Esclusivi i cocktail che ti serviranno. Esclusiva la location (variazione sul tema: magica).
Quando arrivi alla fine del comunicato potresti sentirti talmente prezioso e importante, per essere stato invitato, che di andare è esclusivo.

I dettàmi della moda
Vai al Pitti, al White, ovunque ci siano giovani marchi che sgomitano per farsi notare da stampa e buyer e te ne torni a casa con la borsa — reale o virtuale — mezza piena di comunicati stampa che battono sullo stesso tasto: lontani dai dettami imposti dalla moda, fuori dalle regole del fashion system, il tutto tra un diluvio di forestierismi tipo cutting-edge e avantgarde (e stai sicuro che la collezione sarà in nero totale, dai tagli asimettrici, le linee squadrate, i volumi più robotici che umani).
Nell’altra metà della borsa, invece, la comunicazione viaggia in senso diametralmente opposto, con marchi costruiti a tavolino per incassare più denaro possibile e poi sparire del nulla che proprio sui famigerati dettami della moda puntano ciecamente, promettendo capi trendy, colori trendy, look trendy, momenti trendy, serate trendy, vacanze trendy.
Tolti tutti i comunicati rimane, nel fondo della borsa, il cocente interrogativo: quale sarà, la prossima stagione, il dettame da cui tenersi scrupolosamente alla larga o da sposare in pieno?

Fatale fu l’impatto
Come per trendy: c’è la grafica d’impatto, ci sono i colori d’impatto, c’è lo stile d’impatto, il mix d’impatto, l’allestimento d’impatto, la prospettiva d’impatto, ci sono i visual d’impatto, c’è la decorazione d’impatto, la borchia d’impatto (questa sì, casomai ti arrivi in un occhio)…
È un mondo di urti, botte e collisioni. E d’impatto è il jolly, la wild card, l’asterisco che vale sempre — quando non sai che cazzo scrivere.

Chi, che cosa, quando, perché. Ma dove?
Tutto perfetto. C’è il chi. C’è il cosa. Ci sono il quando e il perché. Tutto perfetto, a parte un dettaglio. Il dove. Dov’è che si fa? Non lo sapremo mai. Non lo sa neanche l’ufficio stampa, evidentemente, che a fronte dell’interrogativo cocente ti risponde: «aspetta che mi informo».

Il mistero misterioso
Ti arriva la mail o ti spediscono un ancor più enigmatico pacco con dentro quelle che sembrano le istruzioni di un serial killer che ti sfida a fermarlo prima che colpisca ancora.
Scarica l’app poi cerca il manifesto pubblicitario, fai una foto, iscriviti al portale, trova l’indizio, condividi con gli amici sui social, fai votare…
A questo punto o decidi di andare fino in fondo perdendo mezze giornate per quella che poi, con grandissima probabilità, si rivelerà una matrioska di cavolate oppure tagli la testa al toro e la fai finita subito: solo la semplicità di un tasto cancella o di un cestino dei rifiuti potrà salvarti.

Il Fantomatico Personaggio
Il comunicato è infarcito di Sue citazioni, dichiarazioni, intuizioni e perle di saggezza. Lui ha detto. Lui ha dichiarato. Lui asserisce. Lui sostiene che.
Chiamato confidenzialmente col nome di battesimo — in mancanza del nome d’arte — il Fantomatico Personaggio dev’essere un peso talmente massimo nel suo settore che a nessuno viene in mente di inserire uno straccio di profilo, tanto per contestualizzare. E ti senti davvero un cretino a non aver mai sentito parlare di Lui. Almeno finché non scopri che si tratta solo dell’ennesimo Alvaro Rissa.

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Poi c’è lui. Maurizio Ceccato. Un genio della comunicazione contemporanea.
Scrittore, libraio, editore, grafico editoriale, illustratore, pifferaio magico, talent-scout, narratore di elenchi del telefono e ora insignito dal sottoscritto pure come il Gran Maestro degli Addetti Stampa.

Per lanciare il suo ultimo progetto, B Comics — Fucilate a strisce, ecco (in copertina) il comunicato che mi ha mandato: un crucipuzzle pieno di indizi. Che rientrerebbe forse nella categoria del mistero misterioso non fosse per quell’ironico “comunicato stampa” in alto a destra, che manda tutto in corto circuito e ti fa inchinare davanti al talento del Gran Maestro.

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