Di flessibilità, mobilità, precarietà e scrivanie di cartone

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All’esame di Diritto del Lavoro ho preso 30 e lode, lo ho sostenuto con il Prof. Giorgio Ghezzi, uno dei padri del diritto del lavoro in Italia, ma è l’unico esame che ho ripetuto 3 volte, cioè 2 volte sono stata invitata ad andare (dagli assistenti), la terza lo ho superato.

Tre volte. E dire che ancora non era stata introdotta la riforma che introduceva i vari Co.Co.Co., Co.Co.Pro e via dicendo. Riforma che nella ratio del legislatore doveva assicurare flessibilità, ma che — e direi che ormai è storicamente accertato — ha contribuito a portare solo una grande precarietà.
E già perché volendo anche accordare la buona fede al legislatore, è chiaro che non che basta introdurre un modello straniero, se pure altrove efficace, per essere certi che la stessa formula funzioni anche qui da noi!
Tocca fare i conti con l’elemento umano, ambientale e sociale… Le distorsioni sono dietro l’angolo.

Ciò premesso non so che ne sarà dell’art 18, dello Statuto dei Lavoratori (con buona pace del mio compianto prof. Ghezzi, di Gino Giugni e degli altri che lo redassero e soprattutto di chi combatté per ottenerlo); non so che sarà di questo Jobs Act che già dal nome importato, non mi pare cosa troppo buona. Quel che so, è che alla peggio — e con una buona dose di ironia — i ragazzi di Refold hanno già trovato una soluzione.

Anche la scrivania si fa precaria!
Flessibile, pieghevole, portatile, leggero, economico, facile da assemblare, resistente al peso (può sopportare il peso di una persona) e riciclabile al 100%.
Portable Cardboard Standing Desk cambierà il modo di lavorare!
(Stanno raccogliendo i fondi su Kickstarter, avete circa un mese di tempo per sostenere il progetto).

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