1 giorno di lavoro, 10 secondi di gioia: l’arte di lavorare le lampade al neon

Invisibile, inodore e incolore, quando è uscito fuori dai laboratori ed è arrivato nelle strade il neon dev’esser sembrato al pubblico una sorta di magia divina: un anonimo tubo di vetro che, grazie alla “sacra scintilla” dell’elettricità si anima e sembra una cosa viva.
Simbolo del “nuovo” fin dal nome, il neon (dal greco neos, che significa appunto nuovo, visto che è stato scoperto relativamente tardi, a fine ‘800) ha segnato un’epoca, prima sinonimo di tecnologia, poi di divertimento e infine — ora che pian piano viene sostituito dai led — di decadenza retro, quartieri a luci rosse e freddi uffici pieni di scartoffie.

Ma quella di realizzare lampade al neon è (ancora) un’arte. Come dimostra questo video che immortala un artigiano di Portland — Mike Heist, 30 anni di “neonica” esperienza sulle spalle — al lavoro su una luce a forma di teschio (disegnato dallo studio creativo The Pressure per una lezione che il grande Stefan Sagmeister ha tenuto giusto ieri proprio a Portland) dalla progettazione alla realizzazione.

«Lavori tutto il giorno e poi hai quei 10 secondi di gioia guardando il prodotto finito», dice a un certo punto Heist nel filmato. E forse, dopotutto, è questo il senso della vita.

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co-fondatore e direttore
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