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Issues | Klebstoff #7

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Dopo averne parlato ben tre anni fa torno a occuparmi di Klebstoff, bizzarra rivista tedesca che dopo aver pubblicato appena un numero all’anno dal 2009 al 2012 negli ultimi tempi ha visto una rapida accelerazione nei tempi di produzione e di uscita, andando pure a raddoppiare le copie realizzate, passate da 1000 a 2000, tutte numerate a mano.

Klebstoff è una rivista piena di sticker, né più né meno. Niente lunghe interviste, niente pensosi editoriali né firme prestigiose e contenuti studiati per calzare appositamente addosso ai pensieri dell’hipster, del modaiolo o del design-maniaco di turno.

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I cosiddetti contenuti, qui, sono affidati agli adesivi, realizzati da artisti di tutto il mondo, dai grandi nomi dell’illustrazione, dell’arte e della grafica ai nuovi, giovani talenti ancora pressoché sconosciuti.

Nel sesto numero, ad esempio, c’è spazio per la scena artistica street egiziana, con svariati riferimenti alla lotta politica. Mentre il quinto e il settimo (che per ora è anche l’ultimo, uscito appena tre mesi fa) sono stati realizzati in collaborazione con altre realtà: rispettivamente Lowdown Magazine (punto di riferimento della street art inglese) e Finerats Magazine, rivista d’arte di base a Barcellona.

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In tedesco Klebstoff significa colla, che è poi la materia prima che magicamente trasforma un qualsiasi pezzo di carta, più o meno plastificato, in un adesivo: l’appunto in manifesto, il biglietto da visita in marketing virale, il disegno in street art.

Ma perché funzioni l’adesivo deve essere appiccicato da qualche parte, che è poi l’invito della redazione di Klebstoff: «se pensi di aver bisogno di collezionare questo magazine e lasciarlo intatto», scrivono sul sito, «vuol dire che ti devi essere perso qualcosa».

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foto via Finerats

co-fondatore e direttore

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