Una primavera a Tangeri (sulle orme di Burroughs)

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«Tangeri potrebbe non essere in Marocco, Tangeri potrebbe pure non esistere. È un passaggio. Che ti lascia qualcosa attaccato addosso, nello spirito. Noi abbiamo provato a tradurre questo concetto nella nuova collezione, attraverso piccoli dettagli, non ostentati», dice Francio Ferrari, la F di L’F, marchio che ha fondato nel 2010 assieme alla sua L, Licia Florio. Sospeso tra di loro quell’apostrofo che non è elisione né troncamento ma una sorta di ponte, simbolo di quel che lega Licia a Francio: un progetto, che parte dall’amore e arriva al fare, un fare che collezione dopo collezione ne guadagna in sostanza, maturando come uno di quegli ottimi rossi che puoi aprire subito e godertene la vivacità ma che ne guadagna in armonia e corposità sul lungo periodo.

La primavera/estate 2015 di L’F si è “depoppizzata” e se ne ha perso in bollicine ne ha guadagnato in essenza e pulizia estetica.
«Mettila così», spiega Francio, «anche noi cresciamo, invecchiamo… Anche se l’estetica della scarpa classica ci è sempre piaciuta. Nelle nostre collezioni tutti gli elementi hanno una funzionalità e una struttura, non si tratta né si trattava in passato di soluzioni pensate dal lato puramente “fashion”».

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La Tangeri che potrebbe pure non essere in Marocco ovviamente — per chi ha letto (o visto, nella trasposizione cinematografica di Cronenberg) Il pasto nudo — è la Tangeri di Burroughs, l’Interzona, innanzitutto un luogo della mente prima che una città vera e propria.
Francio è un’amante della beat generation e soprattutto di quel rugoso, tossico, visionario, bastardo, omicida in giacca e cravatta che era Burroughs e nel concepire la nuova collezione lui e Licia — oltre a usare la tecnica burroughsiana del “cut-up” per realizzare il lookbook —hanno immaginato di far passare la scarpa classica da uomo attraverso Tangeri, ritrovandola “dall’altra parte”, mutata.

Questione di dettagli: le frange in pvc sui mocassini, il fiore (la decorazione sulla punta delle scarpe) che sembra diventare una freccia, pelli spazzolate, accostamenti tra pelli “alte” e tessuti tecnici bucherellati e gommati.
Una delle novità sono i sandali. L’altra grande novità sono le suole, per la prima volta a marchio L’F e pensate e realizzate pensando alla comodità e alla durevolezza: la para ha un’intersuola (perfetta per l’Interzona) in cuoio che fa sì che la gomma non si allarghi né si restringa; le suole in cuoio, molto alte, sono scavate e all’interno hanno un’anima morbida, per evitare l’effetto ahia che male! della classica scarpa inglese.

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co-fondatore e direttore

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