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Mapping It Out, atlante alternativo di cartografie contemporanee

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Una delle più celebri copertine illustrate del New Yorker (questa, realizzata da Saul Steinberg per il numero di aprile del 1976 e oggetto, negli anni, di decine di omaggi, reinterpretazioni e parodie) mostra il mondo visto dalla 9ª avenue, ironizzando sulla percezione “manhattancentrica” che il newyorkese medio ha della realtà.
Nell’800 al posto della 9ª avenue ci sarebbe stata una strada di Londra, prima ancora una di Parigi, secoli fa una via di Roma, Atene… E questo solo guardando alla cultura occidentale.

Il fatto è che ogni cultura dominante impone al resto del mondo — o almeno alla parte che vive sotto l’influsso di quella cultura — la sua visione e percezione del mondo, che è arbitraria e, nell’estremizzazione ironica di Steinberg, persino infantile (per fare un esempio mia figlia, 5 anni, ha ovviamente una visione distorta ed egoistica della geografia: i luoghi familiari — la casa, i dintorni di casa, la scuola, il parchetto, sono la sua 9ª avenue; tutt’attorno ci sono i posti con cui si può arrivare con gli autobus rossi, poi un territorio nebuloso e sconosciuto raggiungibile con gli autobus blu e infine una regione indistinguibile e caratterizzata da tempo e spazio variabili che solitamente viene percorsa in treno e che confina con piccole isole di familiarità, tipo le case dei nonni).

Kevin Kelly
Kevin Kelly

Non che con le mappe apparentemente precise vada meglio. Fin da quando andiamo a scuola siamo abituati a carte geografiche dove il nord sta sopra e il sud sta sotto, centrate sul meridiano di Greenwich, quindi sull’Europa. Non è forse una visione arbitraria, quella? Prova a chiederlo a un siberiano, un argentino, un australiano.
Abituati a vedere sui libri di scuola, nei musei, negli archivi web le antiche, imprecise, superstiziose mappe del passato e avendo invece oggi a portata di tasca la possibilità di vedere con precisione satellitare ogni pezzettino di mondo, ci illudiamo che possa esistere davvero la mappa perfetta, equilibrata, razionale, scientifica e dunque indiscutibile. Ma non è così: è un’arrogante illusione che le meraviglie della tecnologia ci ha ficcato in testa.

La mappa perfetta non esiste, semplicemente perché non esiste un punto di vista assoluto su cui centrare la mappa. Qualcosa rimarrà sempre fuori: un popolo (ad esempio uno senza confini definiti come quello kurdo, o come i rom e i sinti), un’idea politica, una lingua, un pezzo di storia, una leccornia, un angolino di città davvero speciale ma fuori da ogni guida, legenda, didascalia…

Doug Aitken
Doug Aitken

Perché l’approccio al mondo — un mondo pur scandagliato, sezionato, mappato in ogni minimo dettaglio — è pur sempre un approccio personale, che incrocia la geografia fisica a quella interiore. E anche l’occhio glaciale della tecnologia viene contaminato da quello di chi quella tecnologia l’ha creata e soprattutto da quello di chi quella tecnologia la usa (la percezione dello spazio e del tempo di un milionario che si sposta in elicottero può essere la stessa di me che vado sul bus 27A con mia figlia? La sua, di mappatura del mondo, è la stessa della mia, pur avendo entrambi Google Maps nella saccoccia?).

Mapping It Out, sottotitolo An Alternative Atlas of Contemporary Cartographies, nuovo libro curato da Hans Ulrich Obrist e pubblicato dall’editore angloamericano Thames & Hudson (un nome che è già una visione del mondo: Tamigi e Hudson, Londra e New York), parla proprio di questo, e lo fa attraverso le “mappe alternative” realizzata da oltre 130 personaggi dell’arte, della letteratura, della scienza e della cultura — come Bruce Sterling, Damien Hirst, Yoko Ono, Matthew Barney, Anish Kapoor, John Maeda, Ed Ruscha, Gilbert & George, solo per citarne alcuni — tra visioni parallele della realtà, sogni o mondi immaginari, stratigrafie del quotidiano.

Un libro che va ad inserirsi in un filone di uscite editoriali a tema letterario-geografico che già comprende un libro illustrato come Mappe di Aleksandra Mizielińska e Daniel Mizieliński, la raccolta di mappe realizzate da illustratori e designer A map of the world, Atlante delle Isole Remote di Judith Schalantsky, Storia delle terre e dei luoghi leggendari di Umberto Eco, La storia del mondo in dodici mappe di Jerry Brottom e la raccolta di antiche mappe cittadine Cities of the world.

Susan Hiller
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Anish Kapoor
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Joel Gold
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Gilbert & George
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Michael Craig-Martin
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Tim Berners-Lee
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