Passare ore davanti a cose belle e gratis? La nostra rubrica Tesori d'archivio è la soluzione.

Ma tu come fai a “fare” i libri?

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In principio l’idea era questa: visto che per andare a Padova a fare un workshop dovevo passare per Venezia, potevo trascorrere una giornata con Valentina Mai di Kite facendo qualcosa, tipo una presentazione in libreria o un illustra-spriz con gli illustratori veneti.
Poi, visto che sono un po’ stanco (sono alla fine del tour, ma ho ancora date fino al 30 giugno) alla fine optiamo per una cosa meno ambiziosa: una giornata di chiacchiere passeggiando per Venezia.

Subito dopo colazione però squilla il telefono di Valentina e i nostri programmi cambiano di nuovo: lo stampatore ha un buco di un paio d’ore, per cui vuole mettere in macchina i due libri previsti per la stampa per martedì.
Che facciamo?
La guardo e mi sembra di sentire un voice-off che dice: «Presto, alla Bat-caverna!»
Nella scena seguente siamo sul Bat-motoscafo e lasciamo Venezia.
Direzione: Piazzola sul Brenta.

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Valentina è l’unica persona che conosco che viaggia più di me. Un giorno ti scrive dalla Scandinavia e il giorno dopo ti chiama su Skype da una barca in mezzo all’Adriatico. In tutto questo cura i libri di Kite e disegna — non ho capito quando, ma penso la notte. Non ho mai capito quando dorme. Di certo è pronta agli imprevisti come questo: per ottimizzare i tempi di produzione, lo stampatore anticipa la stampa di due libri e tu devi esserci.

Devo dire che non mi dispiace questo cambio di programma. Questo è il mio 71esimo libro e non ne ho mai visto uno uscire dalla stampa, salvo una volta in cui Valentina mi mandò delle foto di Polline, e una in cui Miguel di Bruaà mi mandò quelle della Regina delle rane.

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Una volta arrivati da Papergraf rimaniamo per dieci minuti in una sala d’aspetto, come dal dottore, poi esce un tecnico e ci chiama. Tocca a noi.
L’ambiente di stampa sembra una grande officina, le macchine sono rumorose e si fa fatica a sentire la propria voce. In quattro enormi bidoni ci sono i colori della quadricromia.

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Quando arriviamo hanno già stampato una certa quantità di Niente di niente, il libro che va in stampa con il mio.
Valentina commenta alcuni colori e chiede una diversa regolazione. Poi riparte la stampa.

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Mi ci vuole un po’ a capire che tutto quello che è stato stampato, che a me sembra già la tiratura del libro, in realtà è solo una prova. Di fatto, per andare a regime la macchina deve stampare un certo numero di copie. E così ogni volta che si applica una modifica.
Dopo la regolazione infatti riparte la stampa. Escono fuori più di 100 copie prima che la macchina si fermi e il tecnico prenda l’ultima copia da analizzare.

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Valentina chiede di regolare prima il magenta, poi il nero, ci vogliono tre o quattro ritocchi e ogni volta la macchina riparte e stampa un centinaio di pezzi, prima di poter osservare la differenza. Anni che faccio libri e non immaginavo che si sprecasse tanta carta per farne uno.
Mi sento quasi in colpa!

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Una volta avviata la stampa definitiva abbiamo una mezz’ora di tempo e ne approfittiamo per visitare la redazione di Kite. Ci accoglie Ottone, cagnolone nero, e poi ci raggiunge Caterina, l’editrice. Il tempo di qualche chiacchiera e il telefono di Valentina squilla di nuovo.

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Ci precipitiamo, pensando sia il turno del secondo libro, ma invece no: la telefonata era per avvisarla che durante il giro di prova per il secondo libro si è bloccata la macchina.
Per riavviare tutto, rifare le lastre e non so cosa altro ci vogliono 45 minuti. Tanto vale andare a mangiare.

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La giornata prosegue così, in un ping-pong tra lo stampatore, la redazione di Kite e il centro di Piazzola sul Brenta, che è piuttosto carino. Curiosando tra le pile di libri dello stampatore scopro che oltre a quelli di Kite stampano anche i libri di diversi editori francesi.
A un certo punto mi sembra di riconoscerne uno: ma sì, è lui, è Bons baisers ratés ratés de Venise (illustrato da Isabella Mazzanti)! Anche Gulf Stream stampa qui.

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Nel pomeriggio finalmente ci siamo. L’elefante entra in macchina e parte la prima stampa.
Quando un elefante si innamora è il risultato del concorso Best Book che ho proposto a Kite l’anno scorso.

L’idea era quella di premiare il miglior portfolio di un illustratore inedito, con la pubblicazione del suo primo libro. La vincitrice della prima edizione è stata Alice Lotti, una giovane illustratrice di Torino. Dal portfolio che ha presentato per il concorso abbiamo scelto l’elefante come protagonista della storia.

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Devo dire che le cose si sono complicate quasi subito. L’elefante infatti era disegnato su una carta particolare che Alice non ha più trovato. In mesi di prove su prove, non siamo riusciti a ricavare in nessun modo un effetto nemmeno vagamente simile a quello originale. A forza di vederlo però, il nuovo elefante è finito col piacerci, quindi quando avevamo forse trovato una soluzione digitale per ottenere quello originale, abbiamo tenuto quello nuovo.

Anche l’elefante richiede diverse regolazioni ma alla fine intorno alle tre del pomeriggio la stampa definitiva parte. Dopo una pausa, parte anche la stampa delle copertine. Io a questo punto aspetto in ufficio: il giorno prima, sul volo da Parigi, l’aria condizionata mi ha massacrato e ora mi sta scoppiando il raffreddore. Ne approfitto però per buttare giù un’idea. Chiacchierando, Valentina mi ha detto che il libro sembra essere accolto molto bene. Sono già uscite recensioni sulla maquette e ci sono vari editori ipoteticamente interessati alla traduzione.

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Qualcuno, dopo aver letto il libro, ha chiesto: ma dopo, cosa succede?
Non mi ero posto la questione, del resto non lo faccio mai. Penso che le storie una volta finite possano continuare nella testa del lettore. Però, forse, ho un’idea per il seguito.
Quando Valentina ricompare con il foglio di stampa delle copertine la storia per un eventuale volume due è a buon punto. La finirò qualche ora dopo in hotel, prima di scendere a cena.

Sono contento di questa giornata. Spesso i bambini mi chiedono:
«Ma tu, come fai a fare i libri?»
Non so mai rispondere perché so che per “fare” non intendono scrivere o progettare ma bensì “fabbricare”.
Mi vergogno sempre un po’ ad ammettere che io i libri li scrivo soltanto.
La fabbricazione è un’altra cosa.
Da oggi però, posso dire di averne visto “fare” almeno uno!
L’unica delusione è che nella mia ingenuità speravo di uscire con la prima copia del mio libro, ma non è stato così. I fogli di stampa saranno spediti a una legatoria e i libri rilegati arriveranno solo tra un paio di settimane.
Per fare libri ci vuole pazienza…

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editorialista

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