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Il ragazzo che giocò alle corse contro il fantasma di suo padre

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Nel racconto che dà il titolo alla sua splendida raccolta di short stories di fantascienza post-moderna intitolata L’inferno comincia nel giardino, lo scrittore americano Jonathan Lethem narra la storia di un padre che ritorna dall’aldilà e descrive a suo figlio nientepopodimenoché l’Inferno, una sorta di località allucinante che funziona come un videogame e inizia sempre allo stesso modo: all’Inferno il padre morto ha un avatar e quell’avatar è un bambino che, seduto a un tavolo, in un giardino, aspetta una strega e una colazione che non arriva mai. Nel momento in cui il papà/bambino si alza dal tavolo il tempo ha inizio, così come tutta una serie di imprese da adventure game, alcune delle quali portano il papà/bambino a tornare per brevi periodi nel mondo reale, quello dei vivi.

È in quei momenti di reincarnazione temporanea che il padre spiega l’Inferno a suo figlio e lui, con un computer, pian piano lo ricostruisce dentro a un videogame stile Dungeons & Dragons, col quale poi si mette a giocare ovviamente interpretando il padre, in un affascinante corto circuito tra realtà terrena, realtà ultraterrena e realtà virtuale.

Il racconto di Lethem è del ’96, scritto quindi in un periodo in cui i confini tra reale e digitale iniziavano già a farsi sempre più sfumati. Oggi una storia del genere sarebbe forse ambientata in un social network, pieno com’è di veri e propri profili-fantasma appartenuti a persone vere, sopravvissuti ai loro proprietari ormai deceduti: pagine facebook, account twitter congelati in un limbo fatto di bit e likes, commenti e retweet che magari continuano a coinvolgere post-mortem gli ormai ex-possessori degli account (e infatti da qualche tempo si inizia a parlare seriamente di testamento digitale).

Tra i tanti tools per posticipare la pubblicazione di un contenuto non è davvero così improbabile che un morto pubblichi un post, una foto o mandi una mail (c’è un servizio di cui ho già parlato in passato, Futureme.org, che ti permette di inviare una mail a te stesso o a qualsiasi altra persona nel futuro, da provare se vuoi ritrovarti tra qualche anno, il tempo di dimenticartene, una mail inviata dal “giovane te” che ti farà sgorgare lacrime di nostalgia).

ghost-dad

Di fantasmi è pieno il web, dunque, ma anche i videogiochi. È di qualche giorno fa la notizia di un ragazzino che ha giocato con un videogame di corse d’auto contro il fantasma di suo padre.

Sotto a un video caricato su YouTube in cui si parlava di esperienze spirituali nei videogiochi, un ragazzo ha lasciato un commento in cui raccontava di quando da bambini giocava continuamente alla Xbox col padre. Quando lui aveva solo sei anni il padre morì e il ragazzino non toccò più la console per dieci anni. Poi un giorno l’ha riaccesa, ha messo su un gioco di corse e lì ha ritrovato il fantasma di suo padre.

Nei videogiochi, infatti, il termine tecnico per descrivere le auto semitrasparenti che rappresentano il tuo miglior risultato e che ti corrono davanti, dietro e di fianco mentre provi a battere il record, è proprio ghost.
E dieci anni dopo il ragazzo si è messo a gareggiare contro l’auto fantasma finché, quando è quasi riuscito a batterla, non si è fermato prima del traguardo per farla passare. In mondo da non cancellare quell’ultima, preziosa traccia lasciata da suo papà.

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