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Lightcase, un mini-studio fotografico low cost

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Ieri, durante una lezione che ho tenuto allo Iuav di Treviso parlavo ai ragazzi—futuri fashion designer, stylist, modellisti, curatori, ricercatori, giornalisti, blogger, o quant’altro la vita metterà sul loro cammino—dell’importanza di comunicare un prodotto nella maniera più efficace possibile, costruendoci attorno una storia e un’immagine che siano contestuali al prodotto stesso e coerenti allo stile e al percorso di chi l’ha realizzato, utilizzando supporti e linguaggi da ritagliare attorno e addosso (come fossero un abito) al potenziale referente/cliente.

Una pratica, questa, che vale sia per un prodotto materiale che immateriale, per una collezione come per un evento, per un portfolio da consegnare come per una campagna di crowdfunding.

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L’aspetto sul quale mi focalizzo io è soprattutto la scrittura, attraverso la quale imboccare un sentiero che a partire dal sé prova a rintracciare gli elementi che compongono una storia, a dosarli in maniera corretta, ea trovare quell’unicum che ciascuno può trasferire in ogni sua creazione, a scegliere il punto di vista più efficace e da lì descrivere quella rete di fili che s’intrecciano in una narrazione per poi ritrovare il bandolo dal quale partire per sciogliere quella matassa di fronte al lettore/cliente/finanziatore e lasciarlo a bocca aperta.

Me di quella narrazione, complessa o essenziale che sia, fanno parte anche le immagini e visto che per il lavoro che faccio ricevo una quantità industriale di segnalazioni da parte di chi vorrebbe che io traducessi la sua di narrazione ai miei lettori, mi rendo conto di quanto una brutta foto possa rovinare anche il prodotto più innovativo o la storia più interessante.

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Oggi realizzare un lookbook, un catalogo o degli still life costa molto meno che in passato (per il cruccio dei fotografi di professione) ma per alcuni, soprattutto quei micro-artigiani che realizzano prodotti in piccole quantità ma magari con una certa frequenza, realizzare immagini efficaci in tempo reale o giù di lì, da caricare su una piattaforma di e-commerce o da inviare ai blog, resta comunque proibitivo. O, meglio, restava.

Per la gioia dei suddetti micro-artigiani e di tutti coloro che fanno parte di quella che si può definire come la scena di Etsy, sta arrivando un mini-studio fotografico low-cost pensato appositamente per chi produce piccoli oggetti e accessori, utilizzabile anche con semplice smartphone.

Il progetto si chiama Lightcase e l’ha ideato il designer inglese Dominic Crinson, che ha appena lanciato su Kickstarter una campagna di raccolta fondi per realizzarlo e in pochissimi giorni ha già praticamente raggiunto il budget.

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co-fondatore e direttore
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