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Issues | Muff Magazine

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C’era una canzone della Macina, gruppo folk delle mie parti col quale sono cresciuto, di quei gruppi che le maestre alle elementari ti portano in palestra a vedere il concerto ed è quasi tutto in dialetto e i bambini ridono alla storia dolceamara della formicuzza o a quella della sposa che alla cena di nozze se magnò dodici scatole de confetti, undici castradi marchegiani, dieci bovi perugini, nove porci ammazzadori, otto galli cantadori, sette ‘nguille ben pelade, sei sanguenì, cinque sfoglie al marinare, quattro annetrì, tre ppalombe ‘nviulade, due tortulì, col mezzo picciuncì col mezzo picciuncì—la canzone in realtà è della tradizione romana ma noi marchigiani abbiamo preso a man bassa un po’ da tutto il centro Italia e comunque, per la cronaca, alla fine la sposa il mattino dopo se svegliò coll’appedido e se magnò ‘ncora ‘l marido—ma se poi i bambini ridono troppo poi il cantante si incazza e le maestre si imbarazzano e a scuola scatta il tema sulla maleducazione, roba che se oggi succedesse qualcosa del genere qualche genitore manderebbe in tribunale maestre, cantanti e sindaco per la palestra non a norma.

C’era una canzone di quel gruppo folk, che però ai concerti per i bambini non suonavano, che faceva così:

Trullallero trullallero
Tutte le donne lo porta lo pelo
Quelle piccole non ce l’ha
Quann’è grande lo metterà
Quelle vecchie ce l’ha biango
Quelle giovane ce n’ha tanto
Pure la bella mia ne porta ‘n fiocco
Me pija le madonne jelo carpo
Me pija le madonne jelo carpo

Mi è balzata in testa mentre cercavo il giusto significato del termine inglese muff, che erroneamente in molti (me compreso) pensano si riferisca al suddetto pelo quando invece indica quel che c’è sotto (se non te lo depili), ovvero la vulva tutta perché, come spiega giustamente il sito Urban Dictionary, ci sono vulve pelose e vulve calve, vulve con tagli di rasoio e vulve con i peli incarniti. E ancora: le femmine (e i transessuali) di ogni età hanno la vulva. Ci sono vulve da bambina e vulve da nonna. Molte vulve sanguinano per una settimana eccetera eccetera.

Ed ecco dunque spiegato il titolo, Muff Magazine appunto, di questo semestrale londinese di arte e cultura queer, fondato da Kate Bond, scrittrice e giornalista inglese, ed Elisabeth Bukanova, art director ed illustratrice di origine russa, entrambe lesbiche e in piena lotta contro la stereotipizzazione dell’omosessualità (maschile e femminile anche se la rivista è chiaramente più orientata verso contenuti lesbo) senza per(ci)ò rinchiudersi in una rivista-ghetto come ce ne sono già fin troppe sul mercato.

Ad oggi di numeri ne sono usciti due e se il primo è già andato esaurito, il secondo si può acquistare direttamente sul sito.

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[foto via Kate Bond]

co-fondatore e direttore

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