Save the date | Ieri

ieri_1

Ieri come oggi come domani. Un circolo, un loop. In fuga dalla vita e dai ricordi l’abitudine, la monotonia e l’apatia diventano rito e il rito un percorso di depurazione e iniziazione a una nuova vita. Svuotando sé stessi si lascia il posto per essere riempiti da qualcos’altro: secondo le filosofie orientali e il cristianesimo delle origini liberandoti di te stesso lasci entrare il tutto, l’uno (raggiungendo l’illuminazione in un caso, diventando una sola cosa con Dio nell’altro) ma nel suo nulla quotidiano Tobias, il protagonista di Ieri, romanzo della scrittrice ungherese Ágota Kristof—già celebre per la sua Trilogia della città di K—lascia il posto all’amore per una donna fino a quel momento solo immaginata: un amore impossibile raccontato anche dal regista italiano Silvio Soldini, che dal libro ha tratto il film Brucio nel vento, prendendosi però la libertà di cambiare completamente il finale.

A misurarsi ora con la complessità di raccontare una storia del genere, fatta di piccoli gesti e strabordanti emozioni (tali pure quando sono negate e auto-represse) è l’illustratrice marchigiana Amalia Mora, un vero talento—come più volte segnalato qui su Frizzifrizzi—nell’indagare con pochi ma evocativi segni il soffocante senso d’attesa che se ne sta racchiuso nella quotidianità, la drammaticità di un nonnulla, i turbolenti oceani interiori racchiusi in uno sguardo o una postura.

E sceglie, Amalia, di complicarsi la vita rinunciando alla facile simbologia dell’orologio—che oltre a essere icona per eccellenza del tempo circolare è anche il lavoro di Tobias, dato che il protagonista di Ieri lavora appunto in una fabbrica di orologi, dettaglio preso pari pari dalla vita della stessa scrittrice che in Svizzera ha davvero lavorato in una fabbrica del genere.

L’illustratrice decide invece di far entrare direttamente lo spettatore dentro all’orologio, allestendo la sua personale che inaugurerà il prossimo 22 marzo da Adiacenze, a Bologna, come un perimetro circolare di immagini a china bianca e nera su cartoncini grigi, il tutto accompagnato da una colonna sonora pensata dal violoncellista Mattia Cipolli proprio per la mostra, che prosegue poi nelle altre stanze dello spazio con la proiezione di un video inedito (immagino proiettato in loop!) realizzato da Amalia e con una grande opera murale ancora improntata sul concetto di attesa.

Il consiglio è di andare senza orologi e di spegnere il telefono, in modo da perdersi totalmente nell’atemporalità dell’evento. E uscirsene, poi, con in testa le due domande che accompagnano solo le grandi esperienze della vita: dove sono? e soprattutto quando sono?

QUANDO: 22 marzo – 5 aprile 2014
OPENING: 22 marzo | 19,00
DOVE: Adiacenze | p.zza San Martino 4/f, Bologna | mappa

Altre storie
How to be at home, un racconto per immagini e parole sull’isolamento di Tanya Davis e Andrea Dorfman