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pagine interne da The Outpost #1

Issues | The Outpost

Da osservatore e appassionato di editoria indipendente ho scritto, negli anni, in questa stessa rubrica Issues, di ogni tipo di magazine, da quelli più simili alle fanzine, spillati a mano e disponibili in pochissime copie, a quelli curatissimi che si portano a casa premi su premi per il loro design. Ho parlato di nuove riviste sportive e di magazine per gastrofissati, di fanzine erotiche e di trimestrali, quadrimestrali e semestrali d’architettura, di patinati volumoni che si occupano di moda e di surreali progetti dedicati ai cani o ai gatti. Realtà più o meno interessanti, divertenti, bizzarre, affascinanti, talvolta utili, spesso d’ispirazione.

Se però dovessero chiedermi di segnalare una rivista indipendente davvero importante mi troverei in difficoltà. Quand’è che un magazine può essere definito importante? Per importante non intendo blasonato, prestigioso o potente ma proprio determinante. Una rivista che nel momento in cui si ritrovasse a dover chiudere lasciasse un vuoto evidente nel panorama in cui è inserita è una rivista importante. E soprattutto è importante una rivista capace di cambiare in qualche modo la società a cui si rivolge.

Dati questi parametri possono sbilanciarmi a dire che The Outpost è il magazine più importante in cui io mi sia imbattuto finora.
Il perché è presto detto: The Outpost la fanno a Beirut, in Libano, che non è esattamente il posto più tranquillo del mondo. Nata nel 2012, dunque nel pieno della Primavera Araba, The Outpost è una rivista che riesce a toccare, forse per la prima volta, tutta una serie di tematiche sensibili per il mondo arabo adottando però un respiro internazionale (i contenuti sono di altissima qualità e tutti in inglese) e avvalendosi di un design impeccabile (ha ricevuto diverse nomination e premi).
The Outpost—ecco il vero aspetto rivoluzionario del progetto—parla di possibilità, tema rivoluzionario in una regione dove il vivere quotidiano è più che altro dettato dal suo esatto opposto: l’impossibilità.

«In Libano ti dicono che è impossibile pensare. In Egitto ti dicono che è impossibile parlare. In Palestina ti dicono che è impossibile vivere. In Tunisia ti dicono che è impossibile vincere. In Arabia Saudita di dicono che è impossibile crescere. In Siria ti dicono che è impossibile sopravvivere», scrivono i creatori del magazine, che dopo quattro numeri si ritrovano a dover affrontare la dura realtà: la mancanza di fondi per andare avanti.
Se già è dura portare avanti una rivista indipendente negli Stati Uniti o nel Regno Unito—per non parlare dell’Italia!—figuriamoci in Libano…

La possibile soluzione non può che essere il crowdfunding. E infatti la campagna per la raccolta del budget necessario a produrre un altro anno (ergo quattro numeri) di The Outpost è già iniziata. Ma a soli otto giorni dalla fine i soldi raccolti sono ancora pochissimi.
Che vogliamo fare? Lasciamo chiudere una rivista del genere?

The Outpost #0
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The Outpost #1
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The Outpost #2
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The Outpost #3
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