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Nella comunicazione diretta, quella in cui tra mittente e ricevente c’è anche un contatto visivo, una buona parte del messaggio passa anche attraverso la comunicazione non verbale oltre che dalle parole. Un’espressione può sottolineare un concetto come pure ribaltare completamente il senso di quanto viene espresso a voce: se qualcuno mi chiede «ti piace come si è vestito oggi Tizio?» e io rispondo con un «moltissimo», è nella mia espressione che andrà cercata la risposta, che potrà essere l’esatto opposto di quanto ho appena detto.

Sul web le cose si fanno subito più complicate. Video esclusi, il web si affida quasi totalmente alla scrittura e la scrittura, soprattutto quella breve e funzionale alla comunicazione immediata tipica dei social network, è fonte di equivoci e mal interpretazioni. Non servono chissà quali esempi: chiunque di noi è caduto almeno una volta in errore nell’interpretare quanto appena scritto da un amico su facebook o è stato tempestato di insulti dopo un tweet “non capito”.

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Il problema è stato parzialmente risolto con le emoticons, le famose faccine, il più usato (e abusato) mezzo di meta-comunicazione dell’era web. Diffuse fin dalla fine degli anni ’70, dunque fin dalle prime conversazioni online sui BBS (i bollettini online antenati della rete odierna), le emoticons sono esplose prima attraverso le mail poi con i social.
Oggi oltre alle faccine in ASCII :) :( :D :* c’è tutta una serie di emoticons avanzate, come gli emoji di origine giapponese che usiamo sui nostri smartphone o le vere e proprie animazioni che puoi usare sulla chat di facebook. Più scelta significa potenzialmente più possibilità di affinare la propria espressività anche attraverso la semplice scrittura.

Eppure gli equivoci rimangono.
Poniamo la solita domanda: «Ti piace come si è vestito oggi Tizio?»
Vediamo qualche possibile risposta: «Moltissimo :-D»
o «Moltissimo ;-)»
o ancora «Moltissimo :-(»
Puoi dire di essere assolutamente certo del senso di tutte e tre le risposte?

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È a questo punto che arrivano le GIF animate. Usate fin dal lontano ’87 le GIF sono uno dei grandi misteri del web: pesanti e di pessima qualità sono resistite fino ad oggi senza mai davvero subire la concorrenza di altri formati—vedi il PNG, un formato libero che permette di realizzare animazioni migliori e meno pesanti. Anzi, grazie a piattaforme come Tumblr stanno vivendo oggi addirittura una seconda “giovinezza” (se così si può dire di un insieme di bit di codice e pixel) e le trovi praticamente ovunque, dalle pagine rosa e brillantose delle ragazzine ai servizi di moda di riviste online mainstream, dal forum anarchico alle infografiche del New York Times.

Di GIF, là fuori, ce ne sono milioni. C’è chi le usa per fare arte, chi per diffondere il “virus dei gattini”, chi omaggiare o deridere questo o quel personaggio famoso, chi per mostrare l’azione di un gol o di una schiacciata a canestro. E alcune di esse, soprattutto se prese da prodotti culturali già universalmente riconosciuti come i film o i programmi tv, pian piano sono diventate stereotipi.

Se scrivo qualcosa su twitter e ci allego una di queste sarà difficile essere fraintesi…

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Che succede in questo caso? Succede che decido di utilizzare l’espressione costruita da qualcuno che le espressioni le costruisce di mestiere (l’attore) oppure di adoperarne di spontanee ma diventate virali grazie al web e trasformatesi in stereotipi. Utilizzo, in pratica, la comunicazione non verbale di qualcun altro, leggibile da chiunque, per dare l’esatta sfumatura di significato a quello che è il mio messaggio scritto (anche se talvolta il messaggio scritto diventa addirittura superfluo e la gif basta e avanza).

La sfida ora è riuscire in qualche modo a costruirci sopra una sorta di dizionario delle espressioni simile a quello dei gesti che il grande Bruno Munari realizzò nel ’58.
Sul web ci sono già siti che funzionano in base alle tag—uno su tutti Replygif—ma un recentissimo progetto di due studenti del MIT di Boston vorrebbe andare addirittura oltre, provando a mappare le gif in base alle emozioni che evocano e facendosi aiutare dagli utenti attraverso un semplicissimo sito, simile a uno dei tanti inutili giochini che trovi online, che mette a confronto due gif e ti chiede di selezionare quella che meglio esprime una data emozione.

Il sito si chiama GIFGIF e a volte scegliere tra le due gif è complicato mentre altre volte sono entrambe sbagliate. Il progetto comunque è appena agli inizi e già promette bene. Il futuro in cui potremmo esprimere via web ogni singola sfumatura di significato (il che è fondamentale soprattutto quando ci si approccia a qualcuno che parla altre lingue) non è poi così lontano.

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