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Nei libri francesi per l’infanzia si parla di tutto, senza tabù, e ciò fa da sempre della Francia un paese faro delle edizioni jeunesse e dei libri francesi per bambini un esempio di libertà. Eppure proprio in Francia, abituata a ogni genere di libro, ultimamente c’è chi ne contesta il contenuto.

Di recente Jean-François Copé, presidente dell’UMP (partito di centro-destra) si è scagliato pubblicamente contro un libro edito da Rouergue, intitolato Tous à poil (Tutti nudi) colpevole di mostrare nudità ai bambini.
Il libro (che spinto da questa infelice polemica, è stato ristampato in una settimana) lo vedete qui, Nadine Morano, collega di partito di Copé, rincarando la dose parla addirittura di un libro che “fa gioco alla pedofilia”.

Devo dire che il libro mi era sfuggito, ma non è strano vista la quantità di titoli che escono in Francia ogni anno (circa 8 mila). Da quel che vedo si tratta di un libro buffo, in cui una serie di personaggi si spoglia per fare il bagno. La cosa divertente sta nel fatto che si spogliano tutti: la maestra, il dirigente, il presidente.
Forse è questo che non è piaciuto a Copé e alla signora Morano?
Sì, perché se c’è una morale in questo librino è che siamo tutti uguali: non importa quanto siamo importanti: nudi, siamo tutti belli (o brutti) allo stesso modo.

Continuando la sua campagna contro questo libro Copé ha affermato anche che farebbe propaganda politica alla lotta di classe.

In questo momento la polemica sui libri per bambini giudicati indecenti, infiamma il web e la stampa francese e ovviamente editori, autori e soprattutto librai e bibliotecari stanno rispondendo, ciascuno a modo suo.
Prendere parte a questa insulsa discussione forse è sciocco, ma del resto qualcosa si deve pur fare, per evitare una deriva che ci porti realmente, come vorrebbe Nadine Morano, a “ripulire” le biblioteche da certi libri.
Ogni volta che nelle biblioteche si è fatta la “pulizia” che auspica la signora, libertà e democrazia hanno vissuto tempi bui.
Come dicevo, in Francia i libri per bambini trattano temi particolari da sempre.
Da quando però il matrimonio gay è diventato un tema di attualità anche in Francia si moltiplicano le manifestazioni a difesa della famiglia tradizionale e improvvisamente ora l’onda di moralizzazione reazionaria comincia a contestare i libri per bambini.
Perché?

Penso che la nostra società generi sempre più nuove paure.
È un meccanismo che fa parte, credo, delle conseguenze del benessere minato dalla crisi.
Abbiamo paura di perdere il lavoro, la casa, gli affetti e quindi inventiamo fantasmi, paure più astratte da combattere, perché ci sentiamo disarmati di fronte a quelle reali. Come se avessimo bisogno di esorcizzare la paura di perdere quello che abbiamo, creando mostri.

Ci avete fatto caso?
Anni fa, quando l’economia andava bene (diciamo, meglio di adesso) cominciò a diffondersi – complice un’informazione che non riesco a credere del tutto disinteressata – la paura delle epidemie.
A cavallo tra anni Novanta e Duemila svariati virus hanno minacciato di decimare la popolazione mondiale.
Il primo fu Mucca pazza (1995) variante umana dell’encefalopatia spongiforme bovina, poi c’è stato Ebola (1996) malattia endemica africana di cui si teorizzò per qualche tempo la diffusione mondiale, quindi Millenium Bug (1999) che sebbene informatico era sempre un virus che minacciava di far scomparire la nostra civiltà.
Poi fu nuovamente la volta di Mucca pazza (2001) quindi della Sars 2003 e di H5N1 o febbre aviaria (2005). Ogni volta si parlò di pandemia e le proiezioni catastrofiche hanno mostrato milioni di morti prima ancora che le vittime superassero le centinaia.
E ogni volta ci abbiamo creduto.
In seguito ci sono stati altri episodi simili, come l’epidemia H1N1 o febbre suina (2009) ma curiosamente hanno avuto meno credito nel pubblico, forse perché nel frattempo l’economia ha cominciato a scricchiolare, producendo paure più concrete.

Ora che l’economia va decisamente a rotoli un po’ ovunque e la paura di perdere le nostre sicurezze si è tradotta in realtà, la paura delle malattie sembra svanita ma è la caccia alle streghe, la paura di contaminarsi con idee sbagliate che ha preso il suo posto.
Ancora una volta, la paura produce mostri.
Non sono un sociologo e la mia è quindi solo un’interpretazione personale di quello che sta succedendo. Ma in ogni caso, qualcosa sta succedendo.

Di recente la mia editrice francese ha ricevuto una telefonata intimidatoria per aver pubblicato un libro che mostra ai bambini quello che possono diventare.
Si intitola A quoi tu joues? (A cosa giochi?) e lei ne parla in questa intervista.
È un libro fotografico che fa una serie di affermazioni, del tipo: le femmine non sanno giocare a pallone, i maschi non piangono mai, le femmine non possono fare l’astronauta, i maschi non possono giocare con le bambole. Ogni pagina si apre poi, mostrando una realtà diversa: una squadra di calcio femminile, una folla di uomini in lacrime a una finale sportiva, la prima astronauta francese, un papà che gioca con la sua bimba.
È un libro che mi è piaciuto molto quando è uscito e che racconta semplicemente la vita, affrontando un tema caro in questo momento all’editoria francese per bambini, cioè i clichè sessisti, in modo buffo, leggero e soprattutto non polemico.

Il movimento di Printemps Français (Primavera Francese) nei giorni scorsi è sceso in piazza per spingere i genitori a chiedere la rimozione di una lista di libri dalle biblioteche.
Per ora la mobilitazione sembra non avere troppo seguito. Nel frattempo l’associazione delle Librairies Sorcières ha pubblicato un post molto chiaro sulle posizioni dei librai associati in merito ai tentativi di censura.

Mi stupisce che episodi come questo capitino in Francia, ma da un certo punto di vista mi pare che facciano parte di qualcosa che è nell’aria già da tempo.
Da diversi anni la Francia è molto in crisi. L’economia, per quella che può essere la mia percezione personale, l’anno scorso si è ripresa un pochino rispetto a quello precedente che è stato durissimo, ma le cose in generale non vanno bene.
L’allontanamento di Sarkozy che i francesi auspicavano come cura di ogni male non ha risolto nulla della situazione economica.
Hollande è un presidente immobile ma i francesi se ne sono accorti solo dopo un anno e mezzo dalle elezioni, e ora sembrano furiosi contro di lui.
Nel frattempo le aziende chiudono, i giovani francesi perdono sicurezze nel mondo lavorativo e la gente è improvvisamente spaesata, arrabbiata e spaventata. (1)
La parola potere d’acquisto è quella che ho letto più spesso nella stampa di due anni fa. Ora, come ripeto, le cose sembrano andare meglio, ma in realtà non è stata attuata nessuna politica di governo perché succeda sul serio.

Non so se esista una cura per una nazione che improvvisamente diventa preda della paranoia, al punto da avere paura dei libri per bambini.
Forse la prima cosa da evitare è dare troppa importanza ai sintomi di quella che potrebbe benissimo non essere una malattia ma solo un brutto raffreddore?
Staremo a vedere.

(1) Gli italiani hanno perso certe sicurezze 20 anni fa. Il mondo del lavoro è stato distrutto negli anni Novanta. La crisi è ormai endemica e si trascina, con alti e bassi, dal 2003.
In Francia la crisi ha impattato, in modo violento, solo in anni recenti, per questo la gente si sente destabilizzata. Tanto per capirci: le mie amiche in Francia a 23 anni hanno un lavoro a tempo indeterminato e si comprano casa da sole, facendo il mutuo. Questa è una delle sicurezze che i francesi hanno paura di perdere e di fatto stanno perdendo.