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A volte è dai semi più piccoli che nascono le piante più rigogliose.
Qualche tempo fa qui su Frizzifrizzi parlammo di Nariz, uno studio creativo di Barcellona, e di un loro progetto nato dalla collaborazione con due illustratori italiani, Francesca De Cesare e Dario Molinaro: Vis-à-vis, un dialogo “faccia a faccia” in forma di disegni (6 per ciascuno) tra due autori che parlano la stessa lingua ma usano un registro diverso.

Ed è proprio da quel piccolo seme, Vis-à-vis, che è iniziata a strutturarsi l’idea di una piattaforma online che potesse raccogliere in forma più completa una serie di dialoghi attorno al (di)segno. Una piattaforma, soprattutto, raggiungibile da tutti, gratuita, in evoluzione. È così che è nato VAV Magazine, che da appena un paio di giorni ha pubblicato il primo numero, che ospita e mette a confronto due bravi artisti italiani, Cristina Portolano e Francesco Cattani, attorno a una parola chiave (diversa per ciascun numero e coppia di autori, in questo caso la parola è sintesi), attraverso un’intervista e attraverso le loro stesse opere.

Incuriosito da VAV, ho contattato Francesca De Cesare, una delle due fondatrici del progetto.

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Ciao Francesca, mi puoi raccontare innanzitutto come è nata l’idea?

L’idea è nata sei mesi fa dall’esigenza e dalla voglia di creare una rivista che si occupasse di disegno, in Italia, in tutte le sue forme. E che ne parlasse superando le distinzioni, troppo restrittive, fra i vari generi espressivi. I fondatori siamo io e Giusè de Cesare. Siamo fratelli. Io sono una storica dell’arte e disegnatrice e Giusè è un graphic designer. Vive a Barcellona ed è uno dei due di Estudio Nariz. Insieme osserviamo tutto cercando di scovare il segno che è all’origine o è il risultato finale di una ricerca visuale e visiva, per indole e anche per formazione personale.
La condivisione via web ci è sembrato il modo migliore. Per ora.
Amiamo la carta stampata e creare libri e pubblicazioni, disegnarli, rilegarli, e condividerli di mano in mano. Ma per questo ci sarà tempo…

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Sul sito si parla di “cultura del segno”.

Il segno è una particella prima e fondante del linguaggio, che si traduca in grafia o che si appropri delle forme. Questo è l’approccio che abbiamo e ci siamo resi conto che manca una riflessione forte a riguardo, che non si dà al disegno il valore che merita.
Se pensi soltanto che il segno grafico è la prima forma linguistica assunta dai bambini, o nella preistoria…

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In questo primo numero Cristina Portolano e Francesco Cattani hanno dialogato attorno a una parola: sintesi. Ogni numero si fonda su una parola-chiave?

Sì, questa guida la scelta dei due autori da intervistare. I due autori non devono avere necessariamente qualcosa in comune, ma il linguaggio di ciascuno deve sviluppare il significato di tale parola-chiave, in modi che possono anche divergere del tutto fra loro. L’insieme delle parole-chiave andrà a formare un vocabolario del segno. Nel manifesto di VAV ci piace chiamare questa ricerca “fenomenologia del segno”.

Mi piace la struttura che avete scelto, per ciascun vis-à-vis una copertina e una serie di pagine dove sviluppare il dialogo attraverso le opere degli artisti e frammenti d’intervista, che poi puoi trovare in versione integrale in una pagina a sé.

Il dialogo è fra noi e gli autori intervistati, e fra di loro. La redazione inventa un dialogo immaginario, selezionando le parti di dialogo utili a creare un discorso unico fra i due autori. Cosa fondamentale è che il dialogo non è fatto soltanto da testi, ma, soprattutto, di immagini. Il segno di ognuno si confronta con l’altro.
Vorremmo davvero creare un dibattito, poter un giorno assumere collaboratori e traduttori soprattutto!
Se pensi soltanto che il segno grafico è la prima forma linguistica assunta dai bambini, o nella preistoria. O che nei primi alfabeti ogni concetto era espresso attraverso disegni e… tanto altro mi verrebbe da dire!

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I faccia a faccia saranno con autori soltanto italiani?

Per ora sì, perché il magazine è in italiano e vogliamo intervistare ogni autore nella sua lingua madre. Vogliamo analizzare prima il contesto italiano, partire dal “vicino”. Ma fremiamo perché ci sono tanti autori stranieri con cui vorremmo dialogare. E lo faremo.
Stiamo cercando un modo per finanziare il progetto, per poterci dedicare in toto, ma saprai benissimo che per questo campo del sapere è assurdamente difficile. Magari penseremmo ad un crowdfunding per poter tradurre la rivista in più di una lingua.
Per ora si può sostenerlo “concretamente” facendo una donazione in cambio dell’idea prima di un VAV, del Vis-à-vis. È una forma di baratto.

Ultima cosa: farete qualche evento collegato al progetto?

Stiamo lavorando anche a quello. Cerchiamo sostenitori e “luoghi d’incontro” propizi a presentare la rivista. L’invito è aperto!

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