Coyote v. Acme

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Nel febbraio del 1990 la più celebre tra le riviste “radical chic” americane, il New Yorker, pubblicò un pezzo di Ian Frazier, scrittore e umorista del midwest da noi praticamente sconosciuto. Il pezzo si intitolava Coyote v. Acme e consisteva nella trascrizione dell’ipotetica testimonianza di Wile E. Coyote durante un processo a carico della Acme (la fantomatica azienda che produce tutti gli oggetti—perlopiù congegni mortali che funzionano male—utilizzati da Bugs Bunny, Daffy Duck, Porky Pig, Gatto Silvestro e compagnia bella).

Nel testo Wile E. Coyote—che noi bambini qui in Italia chiamavamo Willy—cita in giudizio la Acme proprio per gli infortuni che i suoi prodotti, oltretutto senza esplicite indicazioni di pericolo, gli hanno causato.

Più di vent’anni dopo il racconto—che è diventato un caposaldo della letteratura umoristica americana e che ha poi dato il titolo a una raccolta di racconti di Frazier uscita nel ’96—ha ispirato Daniel Weil, partner di Pentagram, uno degli studi di design più importanti al mondo, a realizzare una serie di schemi tecnici di alcuni dei congegni della Acme (aggiungendoci però degli accorgimenti per la sicurezza) che, uniti al racconto di Frazier, hanno dato vita a un bellissimo libretto da regalare ai clienti dello studio in occasione delle scorse festività natalizie e giocato tutto sulla “verosimiglianza”: il libretto assomiglia a un vero dossier di uno studio legale, il testo di Frazier alla vera trascrizione di un processo e gli schemi tecnici di Weil (realizzati tra l’altro utilizzando particolari presi da un vero catalogo di ferramenta) a dei veri schemi tecnici.

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foto via Pentagram

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