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Se i creativi si scambiano la casa

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Prima che il web entrasse prepotentemente nel settore dell’ospitalità con offerte tra le più svariate, dalla semplice prenotazione di una stanza d’albergo all’affitto di appartamenti per soggiorni più o meno lunghi, passando per il B&B, lo scambio di appartamenti tra singoli e tra famiglie era un’attività praticata già fin dagli anni ’50.
Ovviamente, allora come oggi, la molla principale che spingeva qualcuno ad affidare la propria casa per un tempo determinato a qualche sconosciuto in cambio della sua, per le vacanze o per questioni lavorative, era principalmente il risparmio: una sorta di condivisione dei beni tra pari, nel miglior spirito socialista. I primi casi documentati di house swapping risalgono appunto alla metà del secolo scorso e pare coinvolgessero insegnanti americani e svizzeri che in questo modo potevano passare periodi dell’anno oltreoceano a zero spese o quasi.

Negli anni ’60 poi questo genere di attività venne istituzionalizzata e iniziarono a spuntare le prime associazioni e agenzie, con relativi cataloghi.
Il meccanismo, va da sé, si basa interamente sulla fiducia e sulla reputazione: chi fa il furbo ha vita breve in un sistema nel quale tutti tengono tantissimo al famoso adagio pan-religioso (c’è ovunque, dal confucianesimo al cristianesimo): “non fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te”.

Oggi sono svariati i siti che si occupano di fare intermediazione negli scambi ma tanta offerta spesso fa rima con altrettanta confusione. E confusione, a sua volta, con sfiducia. Ecco uno dei motivi per cui è nato Behomm, il primo sito di home swapping dedicato esclusivamente ai creativi, peculiarità che sicuramente farà sollevare più di un sopracciglio: perché solo creativi? Chi cavolo si credono di essere? Sono dei classisti?

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Devo ammettere che anche a me il sopracciglio per un attimo si è alzato. Innanzitutto perché sono fermamente convinto che frequentare solo i propri simili, se da una parte contribuisce a cementare reti di relazioni utili per la propria professione, dall’altra castri la capacità di crescita personale ed eriga alti muri di mattoni e filo spinato tra sé a la realtà (vedi le cosiddette, tanto odiate “caste” e chi è convinto che esistano solo in politica, economia, giornalismo e università vuol dire che non si è mai guardato con attenzione allo specchio).

Però, conoscendo chi ha già praticato scambi di questo tipo, ufficialmente o ufficiosamente (cioè senza agenzie di mezzo ma solo per contatto diretto con lo “scambista” o su suggerimento di un amico), so per certo che affidare quella che per l’uomo medio è una delle parti più importanti di sé—la propria casa e le proprie cose—a qualcuno è fonte di stress. Anche pesante. Sapere di fare un scambio con chi ha qualcosa in comune con te, soprattutto se questo qualcosa è il tipo di lavoro, sicuramente mitiga l’apprensione.
Puoi fare l’architetto a Dubai o il fotografo a Brooklyn, quindi avere passato, educazione, stimoli completamente diversi, ma la probabilità di essere comunque più simili rispetto, chessò, a un broker di borsa o un pastore protestante con 18 figli, è alta.

Lanciato appena qualche mese fa Behomm è un’idea di due graphic designer di Barcellona, Agust Juste ed Eva Calduch, compagni nella vita e nel lavoro, appassionati viaggiatori e home swapper.
Il sito—dove a un primo sguardo la gran parte degli appartamenti si assomiglia paurosamente: la globalizzazione dei gusti non risparmia neppure chi in teoria le mode dovrebbe contribuire a crearle—è già in piena attività nonostante sia solo su invito e pure a pagamento (per questioni di sicurezza e per filtrare gli ingressi, dicono). Ciò significa che puoi entrare solo su segnalazione di chi è già dentro—è pure possibile far “scandagliare” da Behomm la propria lista contatti per vedere se c’è qualcuno a cui elemosinare un pass (ho provato e tra i miei contatti non ce n’era neanche mezzo) oppure bisogna compilare un form e sperare nel buon cuore dei due fondatori. Ma se non si appartiene ad una delle seguenti categorie…

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…niente da fare.
Come a dire: se l’abito non fa il monaco di sicuro il monaco che non è in lista aspetta fuori, insieme ai comuni mortali senza un lavoro creativo.

co-fondatore e direttore
  1. Bella idea! La cosa positiva è che avendo lavori simili probabilmente si capisce meglio il valore degli oggetti stessi presenti nella casa. Se i miei progetti, o le apparecchiature elettroniche venissero compromessi credo che ucciderei non solo le persone con le quali ho effettuato lo scambio, ma anche i fondatori del circuito.
    D'altra parte, non credo si possa creare una casta più d'élite se i suoi stessi appartenenti faticano ad entrarci. Così non ha poi molto senso. Questo, di certo non aiuta a creare una rete davvero coesa. Mi sembra stupido doversi prostrare, per dimostrare a delle persone nella stessa situazione che si è davvero come loro. Va bene salvaguardarsi, ma così sembra una lobby.
    Fifty-fifty.

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