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Guestbook #3

Perché nasce una rivista? Al netto di quel pizzico di follia che spinge qualcuno, in un periodo di crisi nera dell’editoria, ad investire tempo e denaro su un periodico di carta, le motivazioni sono molte ed è davvero dura capire dove inizia l’una e finisce l’altra, anche perché spesso, nella testa di chi fonda un magazine, esse convivono simultaneamente, anche se in percentuali diverse da caso a caso.

· Voglio fondare un magazine perché ho urgenza di farlo, di far sentire la mia voce e quella delle persone che stimo.
· Ho fondato una rivista perché la rivista che voglio io non esiste e quindi me la faccio da solo.
· Raccolta pubblicitaria, raccolta pubblicitaria, raccolta pubblicitaria, raccolta pubblicitaria.
· Abbiamo un’agenzia di comunicazione e la rivista è il nostro biglietto da visita.
· Vogliamo dare visibilità a un territorio, una nicchia.
· Ho sempre voluto vedere il mio nome stampato da qualche parte e le parole direttore responsabile scritte sul mio biglietto da visita.
· Mi hanno cacciato da un’altra rivista ed ora gli faccio vedere io, gli faccio.
· Ho tanti soldi da buttare [variante: i miei hanno tanti soldi da buttare], sto solo giocando.
· La nostra agenzia di comunicazione ci ha detto che una rivista con dei veri contenuti è la migliore brochure che si possa immaginare.

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Quest’ultimo è il caso delle riviste cosiddette “corporate”. Che nascono cioè come organo di comunicazione e promozione dell’attività di un’azienda. E Guestbook una rivista corporate lo è. Ma è di livello talmente buono che se non vai a visitarti il sito e scopri che alle spalle c’è onefinestay, società inglese che si occupa di fare da intermediario nell’affitto di sistemazioni temporanee a casa di qualcuno (né hotel né B&B, dunque, ma abitazioni private mentre i proprietari sono fuori, da qualche altra parte), rischi di non accorgertene neanche. Perché Guestbook è sì una rivista “aziendale” ma è l’esempio di come dovrebbero essere tutte le riviste aziendali: piene di contenuti, senza alcuna tentazione alla sfacciata autopromozione, o meglio cogliendo l’occasione per far diventare l’autopromozione un valore aggiunto, capace di innescare idee editoriali interessanti.

A journal about living beautifully — and sharing it
Questo il sottotitolo di Guestbook, che già dal titolo—il libro degli ospiti—evoca piacevoli immagini di volumoni usati e vissuti su cui lasciare un messaggio o una firma quando si parte da un posto in cui si è condivisa un’esperienza.

E l’ospitalità è il filo rosso che lega tutto il progetto, tra pagine piene di interviste e racconti, storie, bellissime foto ed illustrazioni, Londra e New York (che insieme a Parigi e Los Angeles sono le destinazioni proposte sul sito di onefinestay) a fare da protagoniste attraverso contenuti che rappresentano tante metaforiche porte aperte sulla vita del posto, ché del concetto di sentirsi a casa—pur se di qualcun altro—e vivere da “indigeno” anziché da turista, la società fondata tre anni fa da quattro ragazzoni inglesi (tra l’altro tutti papà) ha fatto il suo mantra.

Guestbook si può scaricare gratuitamente dal sito, ma è addirittura possibile farsene mandare gratis una copia a casa, come ho fatto io.

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co-fondatore e direttore
  1. Finalmente è arrivata!! Dopo circa tre mesi dalla richiesta ma finalmente è arrivata nella sua bella busta bianca. Subito dopo la richiesta in effetti mi è stato inviato il volume in forma virtuale, ma io preferisco il cartaceo.
    La rivista è sublime; si basa su delle interviste corredate da immagini ma non le solite e da schizzi commentati. Gli appartamenti e le case proposte ovviamente parlano da sole e non avrebbero neanche bisogno di un commento scritto , ma va là, che insieme sta benissimo. Potrebbe comodamente essere una rivista di arredo in cui spulciare per prendere spunti, il tutto in English chiaramente….
    Da richiedere e sfogliare e risfogliare….

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