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Favole della buonanotte 2: cosa succede quando i libri non escono?

Favole della buonanotte

Il mio ultimo articolo su Frizzifrizzi ha suscitato una piccola onda di reazioni e commenti. Devo dire che mi fa piacere. Credo sia importante creare un dibattito sull’editoria che per i più rimane sospesa in modo vago tra arte e imprenditoria, tra hobby e lavoro.
Se una cosa ho fatto con coerenza, negli ultimi anni, è stato cercare di raccontare la verità su questo mondo, che troppo spesso è dipinto come una sorta di paradiso.
Non lo è.
È un mondo come un altro, un lavoro come un altro, con le sue regole, le sue scadenze e i suoi imprevisti.

Ovviamente quando parlo di editori che non pagano e di contratti sibillini, i miei articoli fanno il pieno di consensi. Quando parlo dell’altra faccia della medaglia, degli illustratori che non consegnano nei tempi, di quelli che non finiscono i libri, di quelli che non finiscono nemmeno gli storyboard, ne ricevo molti meno.
Credo che questo sia il punto centrale nella definizione dell’editoria come un ambiente di lavoro. I più, tra gli autori, considerano gli editori i “cattivi”, degli antagonisti, e non persone con cui condividere il lavoro.
Quindi gli editori – padroni – hanno sempre torto rispetto agli autori.
Non mi piace vedere le cose in questo modo. Ho sempre cercato di mettermi nei panni di tutti e tutti possono avere torto.

A questo proposito, solo in pochi mi hanno scritto in privato sollevando alcune domande alle quali ho pensato di rispondere. Gli altri non mi pare abbiano bisogno di replica, hanno espresso le proprie opinioni e hanno fatto bene.

La domanda fondamentale è: cosa c’è di male se un libro esce in ritardo?
Per rispondere dobbiamo addentrarci nel territorio meno artistico della produzione editoriale, ma comunque necessario, quello commerciale.
Ho avuto diversi libri in ritardo negli ultimi anni e più o meno ogni volta si è ripetuto un medesimo copione che mi è utile ora per rispondere alla domanda.

Tutto invecchia, anche le storie.

Per quanto ci si sforzi di produrre libri con storie universali, meno contestualizzate possibile, il tempo è impietoso. Soprattutto con i libri che non escono. Un libro che era interessante tre anni fa, smette di esserlo se nel frattempo esce qualcosa di simile. E’ una corsa contro il tempo. Vince l’originalità.
Il problema è che non puoi essere troppo originale, non puoi essere troppo avanti: nessuno compra un libro che venderà tra 10 anni. Tutti vogliono il libro che venda adesso, in questo momento.
Quindi se il libro non esce, perdi il treno e non è detto che ripassi. Il libro che esce e funziona certe volte vende anche per 10 o 50 anni. Ma per farlo deve uscire.

I tempi cambiano e il libro che forse avrebbe funzionato 5 anni fa, ora funziona meno.

Per esempio in Francia ho notato una generale inversione di tendenza nel contenuto dei libri. Dopo anni di libri impegnati e talvolta anche tristi, improvvisamente gli editori stanno mettendo fuori libri buffi, divertenti.
Le ragioni penso siano diverse. Per esempio di tutto ci si stufa. La mia interpretazione personale è che in tempi di crisi la gente preferisce ridere.
Può accadere quindi che un libro in ritardo abbia persino più successo dello stimato, perché capitato in un periodo diverso? Sì, ma credo sia più probabile che ciò accada a una storia che è rimasta a lungo nel cassetto, non a un libro in produzione da anni.
Ora vediamo il perché.

Scendiamo un pochino più nel dettaglio tecnico.

Quando si fa un libro, per venderlo occorre promuoverlo per tempo. Gli editori preparano il catalogo per le co-edizioni, da presentare alle fiere, e inviano il materiale al distributore perché i rappresentanti girino tra i librai per raccogliere le prenotazioni.
Cosa succede se i librai prenotano un libro che poi non esce?
Succede che si crea un libro fantasma che i librai si ostineranno a chiedere per qualche tempo. Poi lasceranno perdere. Quando finalmente il libro uscirà, infatti, come farà il libraio a capire che è uscito sul serio? Era sul catalogo prima e lo è anche adesso.
Era annunciato come novità prima e lo è anche adesso.
Per convincerlo forse bisognerebbe farglielo vedere, ma i rappresentanti non portano mai i libri con sé. Mostrano un catalogo in cui c’è una pagina per libro con la copertina e un breve riassunto. Di solito non sanno molto di più, non conoscono i libri, non sanno se sono nuovi o ristampe e altri dettagli. Sono venditori e vendono quello che c’è sul catalogo.
Forse i libri andrebbero spediti. Ma ai librai non piace ricevere libri non richiesti che poi dovranno restituire a proprie spese.

Cosa succede per le co-edizioni?

Succede questo: l’editore prende appuntamento alla fiera con un certo numero di editori. Alcuni trovano il libro interessante e si prenotano. Fate attenzione: il libro non esiste ancora. È una maquette, con qualche tavola, lo storyboard, la copertina, la storia riassunta in breve. Il resto glielo racconta l’agente dei diritti esteri. Fiere per lo scambio diritti ce ne sono tante, quindi chi è interessato a un libro torna a vederlo la fiera dopo, di fatto ci si dà appuntamento da una fiera all’altra, così ognuno mostra come procedono i progetti.
Ma se i progetti non procedono? Se dopo due anni il libro è allo stesso punto?
Cosa succede allora?
Diverse cose. Gli europei sono più easy, passano ad altro. Ma se quello è l’unico libro che gli interessava nel vostro catalogo la prossima volta fingeranno di non avere posto in agenda per ricevervi. Gli americani sono più quadrati.
Ti dicono chiaramente: “Scusa, perché mi fai perdere del tempo?”
E poi non li vedi mai più.

Cosa succede agli autori?

Succede che un editore non può pubblicarti più di un paio di libri l’anno. Quindi se ne hai tre, di cui uno fermo, non ne compra un altro. Se già sapesse che il libro richiederà 3-4 anni di lavorazione si potrebbe fare diversamente, ma visto che durante questi 3-4 anni il libro sarà sempre dato come imminente, non te ne comprerà altri. Ragione per cui come autore rimani fermo. Rimanere fermo vuol dire niente nuovi libri, niente soldi. Devi farti bastare quelli che hai o fare dell’altro.
In questi anni a causa di vari ritardi ho perso una cifra stimabile in 15-20 mila euro. Sono soldi che nessuno ti dà indietro. Se vivi del tuo lavoro e avevi messo a bilancio quei soldi, devi fare altri lavori per recuperarli.

Domanda: ma può esistere un libro che richiede anni di lavoro e poi è un successo planetario?

Sì. Per esempio Shaun-Tan ha lavorato a L’Approdo per molti anni.
Il successo ha premiato il suo lungo lavoro ma c’è da dire due cose:
1 – Non ha parlato per anni di un libro imminente al quale stava lavorando.
2 – L’approdo è un capolavoro.
In editoria si può fare libri a vari livelli. Tutti credono nella qualità del proprio lavoro e ogni genere di libro penso abbia la sua. In anni recenti si è diffusa la convinzione che l’album illustrato con una storia impegnata e uno stile artistico, siano libri superiori ad altri. Non so se sia così. Da lettore penso ci sia bisogno di cose diverse.
Da professionista penso che non è tanto la qualità intrinseca nel libro il punto, ma la qualità promessa.
Un libro di lettura parascolastico ha una sua qualità promessa. Un albo raffinato ne ha un’altra. E ognuno ha i suoi tempi di produzione, che non possono dilungarsi oltremodo, perché ciò comporta un danno per tutti.

Quello dell’autore è un lavoro senza sicurezze.

Investi nei tuoi sogni e nel tuo tempo senza nessuna garanzia. Quando salti non c’è mai la rete sotto. In Francia è un po’ diverso, gli autori hanno ottenuto alcuni diritti, sono sindacalizzati e hanno la pensione.
Per il resto puoi provvedere con un’assicurazione privata. Ma di principio nessuno ti deve nulla. Se non finisci un lavoro non guadagnerai dei soldi perché nessuno paga per comprare qualcosa che non gli dai.
La vita non ci risparmia dispiaceri, incidenti, guai di famiglia e di salute ma in tutto questo devi farci stare, comunque, il lavoro. Non puoi non finire qualcosa perché hai il bambino piccolo. Se hai detto che farai il lavoro, devi fare il lavoro.
Se non lo finisci, la prossima volta non ti chiameranno.
E se uno si ammala?
Vale lo stesso principio. Penso che chiunque abbia rispetto della disgrazia altrui, ma dopo un po’ si dimenticheranno di te. A tutti piace credere di essere importanti per gli altri, ma gli altri dopo un po’ si trovano sempre dell’altro da fare.
Anni fa sono stato malato. Il momento della diagnosi è coinciso con l’apice di uno disturbo che mi ha accompagnato per mesi prima di stare meglio. Purtroppo è coinciso anche con l’inizio del tour e la consegna della sceneggiatura del secondo volume di una serie. La prima cosa che ho fatto è stato chiamare l’editore. Non ha potuto dire nient’altro che “Ti aspettiamo. Vediamo cosa succede.”
Ma nel fumetto in Francia, se salti un’uscita vai all’anno dopo.
Abbiamo lavorato per due anni per produrre quella serie. Fermarci già al secondo volume voleva dire buttare tutto nella spazzatura. L’illustratrice doveva trovarsi un altro lavoro per un anno. E dopo due anni i lettori si sarebbero ancora ricordati della serie?
Probabilmente no.
Ho avuto un po’ di fortuna. La scadenza era dopo 15 giorni. Sono stato bene per 4 giorni di seguito. E ho finito tutto.
Poi ho chiesto alla dottoressa: “Posso viaggiare?” ha detto di sì e sono partito in tour con i medicinali in borsa. Se mi fossi sentito male l’avrei chiamata per telefono.
Quando fai 15 saloni l’anno vuol dire che centinaia di persone lavorano per mesi, anche un anno intero, per averti nella loro scuola. Vuol dire migliaia di bambini che lavorano per mesi solo per il giorno in cui andare a trovarli in classe. Vuol dire librai che prenotano i tuoi libri.
Non puoi semplicemente dire, non sto tanto bene. Non ne hai il diritto.

E se uno per mettere qualità nel suo lavoro ha bisogno di più tempo?

Se leggete i miei articoli sapete che ho già risposto a questa domanda. La società e il mercato hanno le loro regole. Il tempo di produzione dei miei libri varia tra gli 8 e i 16 mesi. Il prezzo di copertina medio è tra i 12 e i 18 euro.
Conosco tanti che non se li possono permettere 18 euro per un libro.
In quanti potrebbero permetterselo se ne costasse 45?
Sì, perché non si può variare i tempi di produzione di un oggetto senza incidere sul prezzo. A meno di non produrre nel terzo mondo e sfruttare la manodopera altrui.
O a meno di non rimetterci tutti.
Qualcuno dirà, se il libro è bello io a 45 euro lo compro. Bene, mi fa piacere, il punto è che non siete abbastanza. C’è un aspetto realistico e commerciale di questo lavoro che non si può sottovalutare, se vogliamo continuare a considerarlo un lavoro.
L’unico modo per prendersi tempo è avere un altro lavoro oppure essere ricchi: se con un anticipo di 2500 euro potete permettervi di lavorare per 5 anni perché avete altre entrate o perché vivete di appartamenti ereditati dai nonni, tutto cambia.
Idem per l’editore. Ne conosco diversi che non fanno i conti dei libri che vendono perché per loro l’editoria è un passatempo. Credo che si possa fare libri anche così, ma è meglio chiarirlo con tutte le parti in causa prima di cominciare a lavorare.
Se per alcuni fare libri è un vero lavoro e per altri no, prima o poi ci saranno dei problemi.

Quando sul finire degli anni Ottanta uscirono i Guns ’n Roses la scena musicale dell’epoca fu letteralmente spazzata via.

Nel giro di poco la band losangelina passò dai night agli stadi, tour mondiali, soldi a palate. I Guns producono un paio di bei dischi a cavallo degli anni Ottanta e i Novanta. I problemi cominciano quasi subito e la band scoppia durante le registrazioni di Use your Illusion I e II, un album doppio voluto da Axl Rose, con pezzi molto complessi. E’ un successo, ma la band tra eccessi alcolici e di droga e furiosi litigi, alla fine dei due album, non esiste più. Quel che segue è una battaglia legale per chi deve tenere il nome e una serie di biografie in cui ognuno racconta la sua versione della storia.
Axl continua con una nuova line-up e promette un nuovo album per 15 anni.
L’album alla fine esce, ma ne parlano in pochi. Contiene molti pezzi già cantati a vari concerti e messi su youtube. Contiene anche un paio di buoni singoli ma fa la fine che deve fare. Sono passati 15 anni, in mezzo ci sono stati gli anni del grunge e un milione di altre cose. Axl sul palco è pesante e senza voce. Il muro del suono dei tre chitarristi che si porta dietro fa rimpiangere Slash.
Tutto passa e sono passati anche i Guns.
Se fossero invecchiati onestamente, se avessero continuato a fare dischi, anche diversi dai precedenti, anche senza la line-up originale, le cose forse sarebbero andate diversamente. Ma non puoi tornare dopo 15 anni e pensare di trovare la stessa folla.
Nessuno ti aspetta. Nemmeno se sei Axl Rose.
Io il disco l’ho comprato, mi piace e lo ascolto. Ma sono un sentimentale.

Mi scrive un editore che conosco di sfuggita.

Dice che i libri si possono fare nel rispetto dell’autore e quindi aspettandolo. Io penso che se gli autori sono due bisogna considerare le esigenze di entrambi.
Se è uno soltanto invece, d’accordo, fai come credi.
Ti va se ne parliamo davanti a un caffé? Se tra dieci anni, lavorando con questo sistema farai ancora l’editore mi piacerebbe fare una chiacchierata. Ti aspetto di fronte a Notre Dame. Conta dieci anni da oggi.
Io sarò seduto su una panchina.
Mi riconoscerai facilmente, sarò vestito di nero.

editorialista

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