Desigual | FW2013/14

La mia compagna/ragazza/fidanzata/madre-di-mia-figlia è una musona, ecco la verità. Pallida come un cencio, la bocca piccola e gli occhi grandi, da action figure darkettona, l’espressione di chi rimugina su chissà che, tanto che nel corso degli anni c’è chi l’ha addirittura fermata per strada sentendosi in dovere di chiederle «ma perché non sorridi?» o «che faccia triste!». Mi sono innamorato di lei anche per questo, dopotutto.

Perché la sua musoneria non è una posa. È proprio così. Non è solare, ecco tutto. E d’altronde non ho mai capito fino in fondo cosa significhi essere solari.
Sono anni che cerco di capire. Vivo in un mondo di ragazze solari. Facebook, Yahoo Answers, i forum delle boyband, le tizie intervistate in discoteca sulle tv locali, svariate tra le pr che mi mandano mail. Tutte ragazze solari. Abbronzate. Con un sacco di denti. Prodighe di risate. Allegre e iperattive al punto da indurre a pensare che ci sia dietro pure qualche psicofarmaco. Colorate.
Ci siamo: le ragazze solari si vestono colorate. Non nero e grigio come lei. Fanno corsi di ballo. Hanno un drink preferito. Parlano di energia. Parlano a voce alta, soprattutto. E vestono Desigual. Certo, mica tutte le ragazze solari vestono Desigual ma la probabilità che tutte le ragazze che vestono Desigual siano solari è da prendere in considerazione.
Poi il caso—l’energia, come direbbero le ragazze solari—ci mette lo zampino: mi mandano un buono per prendere tre capi a scelta in un negozio Desigual.

Lo dico ad Ethel. La notizia ci dà di che riderci su per una serata o giù di lì. Archivio il tutto in qualche angolino del cervello e parto per una mini-trasferta senza pensarci più.

Quando torno vedo la busta. Desigual. Desigual? Ci è andata davvero? Sorride. Tira fuori quello che ha preso (vedi documentazione fotografica). Parla, parla, parla. Ha mica più denti dell’ultima volta che ci siamo visti? Sembra davvero più abbronzata o la mia percezione è alterata dal sospetto?

È andata in negozio, dice. Qui a Bologna, dice. Per provare, dice. Me la immagino. Lei che sa di essere nel posto sbagliato e il negozio intero che sa che lei è nel posto sbagliato.
E invece. Le commesse sono state gentilissime, dice. L’hanno lasciata girare per il negozio, le hanno dato consigli, pure.
E tira fuori un cardigan. Parla di morbidezza, di intreccio, del fatto che hanno utilizzato una serie di centrini cuciti tra di loro, addirittura di effetto “fuochi d’artificio”.

Ethel, ma sei tu? Sei una replicante? Un baccellone alieno (e solare) che ha sostituito la vera Ethel?

Poi un abitino a fantasia geometrica. Quello l’ha consigliato la commessa, dice. Anni ’60, dice. Giocoso. Interno foderato. Per l’ufficio (ma quale ufficio, noi lavoriamo a casa, Ethel!) o per serate più eleganti.
E infine la borsa. Si trasforma in zainetto, dice. È piena di tasche e taschine, dice. Prova a corrompermi perché sa che a me piacciono le cose che si trasformano e soprattutto mi piacciono le tasche. Ma ormai sono più che convinto che sia un baccellone e mi vedo già a spiegare a nostra figlia che la mamma ora *ehm* è sì la mamma ma una *ehm* (come gliele spiego le virgolette a una di nemmeno cinque anni?) “mamma”.

Conclusione: sono due giorni che è più allegra del solito. E questo mi inquieta.
«Se fai il post su Desigual non scriverlo come al tuo solito che poi la gente si offende» mi raccomanda.
Si offende chi?
«La gente solare».
E che se lo scrivesse lei, allora. Ma non può. Ha da fare.

«Comunque alla fine scrivi: “la collezione autunno/inverno si chiama We Love e potete acquistare i capi online, oppure visitare qui la loro pagina Facebook, qui la loro pagina Twitter e qui i loro video su Youtube”».
Guardo i suoi quattro denti in più che ormai si sono fatti largo sul suo sorriso e obbedisco. Ormai è diventata una pr. Quella strana cosa che modifica il corpo e le menti che va sotto il nome di solarità pare sia contagiosa, dopotutto. Almeno un pizzico.

co-fondatore e direttore
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