Un amico ti presta un libro, ti piazzi sul divano, inizi a leggere e tac ecco una vecchia lista della spesa scritta in uno strano corsivo, qualche sbaffo qua e là. Zucchine, carote, mele, prosciutto (“cos’è quello? Rosso? Ah no, cotto“), mozzarella x2, caffè, s.frutta pesca, carne macinata x2, birra, scottex, c.igienica.

Torni a casa dal mercatino dei libri usati. Una borsa piena di vecchi Oscar Mondadori, quelli col bollino colorato Lire 350, e volumi della storica collana Centopagine diretta da Calvino per Einaudi, con le meravigliose copertine fatte di blocchi di colore e passamanerie.
Appoggi tutto sul tavolo per l’instagrammata d’ordinanza (si sa che il nostalgismo grafico-editoriale attira come una calamita giovani studentesse con gli occhiali e la bocca arricciata in una smorfia) ed ecco che ti cade un Gogol’ o un Bradbury e quello partorisce all’improvviso un biglietto del cinema del ’66, la ricevuta di una lavanderia, un quadrifoglio o, chessò, il messaggio sbiadito di un certo Alberto che fa gli auguri “a la migliore sorella di tutti” (sic).

Le sorprese dentro ai libri—piccole grandi capsule del tempo, finestre su mondi sconosciuti, inneschi per ipotesi strampalate, materiale da wunderkammer e conversation starter per serate tra attempati intellettuali di provincia—gli ebook se le sognano.

Prima che l’editoria digitale le faccia estinguere del tutto (o magari le sostituisca con intriganti virus che cambiano le trame e anagrammano le parole) corriamo tutti su flickr, dove c’è un intero gruppo che ne raccoglie esemplari da tutto il mondo, Things found inside books, o andiamo a trovare i ragazzi di Archivio Caltari che da quasi due anni porta avanti una rubrica sul tema: Libri usati con qualcosa dentro.

E tu hai mai trovato niente dentro ai libri?
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